La jeep bianca

Ciao! Mi chiamo Marco, ho 12 anni e vivo a Villa Sant’Angelo, in Abruzzo.

Oggi ho una casa, vado a scuola, faccio sport e gioco con gli amici al parco.

Non era così nel 2009, quando il 6 aprile, nel giro di pochi secondi ho perso tutto: casa, scuola, parco e il mio pallone da calcio.

Con la mia famiglia siamo stati costretti a vivere in uno dei campi allestiti dalla Protezione Civile.

Da grande, ho deciso che guiderò una enorme Jeep bianca, come una di quelle su cui sono salito tante volte durante in quei giorni così difficili e su cui ho passato dei momenti bellissimi insieme a persone che rimarranno per sempre nel mio cuore.

In quelle settimane, per me, Michele e Fabio, i miei migliori amici fin dall’asilo, i pomeriggi erano uguali e noiosi. I nostri giocattoli erano rimasti nelle case distrutte e non potevamo andarli a prendere.

Il nostro campo si trovava ai piedi di una collina e alcune tende, quelle proprio in fondo all’accampamento, erano vicinissime a un boschetto. Giocavamo a far finta di essere in campeggio: ci mettevamo seduti in cerchio e, con una torcia puntata sotto al mento, raccontavamo qualche storia del terrore, lasciandoci impaurire dai rumori che arrivavano dagli alberi.

Con il mio papà, andavamo spesso a fare una passeggiata per il campo. Camminavamo tra le file di tende, tutte blu, tutte uguali, ma ricordo che papà e mamma sapevamo esattamente chi abitava dentro ad ognuna. Vicino a quella che ormai la casa dei miei nonni, notai delle tavole di legno e decisi che sarebbero state perfette come navi dei pirati. Chiamai a rapporto tutti i miei amici, vecchi e nuovi, improvvisammo dei cappelli con la carta dei giornali e creammo delle bombe con dei palloncini pieni d’acqua.

Facemmo i pirati per un po’, ma proprio sul più bello, ci corsero incontro due uomini: “Cosa state facendo? Scendete da lì, è pericoloso!”. Indossavano due giacchette gialle fosforescente e in mano avevano una radiolina dalla quale non si staccavano mai e dalla quale uscivano voci che “gracchiavano”. “Ragazzi, non andate più là sopra e mi raccomando… non sprecate così tanta acqua per i gavettoni!”.

Li guardai correre via e salire su una grandissima Jeep bianca e rimasi incantato. Era fantastica.

Siamo rimasti buoni per un po’, ma poi tende, cavi e transenne erano diventati gli ostacoli del nostro slalom gigante… capimmo immediatamente che eravamo di nuovo nei guai!

Arrivò uno degli uomini che ci aveva ripreso poco prima, ci disse che quello che stavamo facendo era pericoloso e che stavamo disturbando tutto il resto del campo. Era un uomo simpatico… lui, si

chiamava Alessandro, per gli amici Ale, e noi diventammo subito amici. Guardò l’orologio e ci disse: “Sapete una cosa? È ancora presto, vi va un gelato?” Ci fece l’occhiolino… forse non era arrabbiato! Passammo dietro a uno dei container della Protezione Civile e ci trovammo di fronte lei, la Jeep, saremmo andati con la jeep a prendere il gelato, mi arrampicai in fretta e furia per raggiungere per primo il seggiolino, mi sembrava un sogno!

Ale mi diede il permesso di sedere davanti con lui, ci fece indossare la giacchetta gialla fosforescente uguale alla sua e ci permise anche di fare uno scherzo con la radio ad un suo collega. Siamo rimasti un po’ davanti alla gelateria. Ale ci ha raccontato tante cose, come quando ha salvato due bambini come noi, caduti in una grotta. Eravamo talmente presi dai suoi racconti che abbiamo mangiato anche un altro gelato!

Non volevo tornare al campo… era stato così bello uscire e non pensare all’accampamento.

Quando i nostri genitori ci videro su quella incredibile Jeep ci corsero incontro felici, con un’espressione che non vedevo da tanto, tanto tempo. Nelle settimane successive, il giro sulla Jeep bianca e il gelato divenne un appuntamento fisso per noi e per tutti gli altri bambini del campo!

E’ per questo che vorrei tanto guidare una Jeep bianca quando sarò grande, mi ricorderà per sempre quelle persone speciali con le giacche fosforescenti e le voci che “gracchiano” e quei momenti bellissimi passati insieme.

Le facce del volontariato di Villa Tamba
(Edizione 2014)

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