Operazione gatto

Qualche settimana fa ero a un corso di formazione per speleologi, quando ho sentito:

“Ciao! Tu sei il capo-campo dell’“Operazione Gatto”!?”

Davanti a me c’era un ragazzo, lo conoscevo: Filippo.

La mia mente è tornata indietro a due anni prima: Finale Emilia in provincia di Modena, terremoto del 2012. Non ho avuto neanche il tempo di rispondere che lui mi ha abbracciato forte dicendo:

“Grazie! Ci hai salvato la vita!”.

Era un caldo pomeriggio di giugno in uno dei campi allestiti dalla Protezione Civile per l’emergenza terremoto. Nel campo avevamo una grossa problematica, non c’era ombra, ma grazie a un’azienda bolognese eravamo riusciti a costruire una cinquantina di metri quadrati di telatura per creare zone fresche alla popolazione perché la situazione all’interno delle tende era davvero insostenibile. Noi volontari avevamo l’obbligo di stare al coperto negli orari più caldi quando la temperatura variava dai quarantadue ai quarantasei gradi. Il sole picchiava forte e noi eravamo tutti seduti sul cemento: molti infatti, tra volontari e gente sfollata, finivano nell’infermeria per i malori provocati dal caldo.

Finalmente, dopo settimane, la Regione ci aveva inviato i condizionatori per le tende. Non avendo l’impianto elettrico potenziato, dovevamo allacciarci alla cabina elettrica al di fuori del campo che era situata al di là di un cancello. Sapevamo che là dietro c’era la piscina comunale, chiusa per lavori di ristrutturazione. Ci avevano dato il permesso di forzare il lucchetto e siamo entrati: con nostro grande stupore la piscina era piena d’acqua.

Essendo il capo-campo avevo la responsabilità di tutti i volontari, e conoscendo il rischio che si corre lavorando sotto il sole nelle prime ore del pomeriggio, mi venne un’idea… l’“Operazione Gatto” era partita!

Pantaloncini, maglietta e scarpe a bordo della piscina e poi ci lasciavamo cadere. Se in una situazione normale non ci saremmo mai buttati in mezzo a foglie secche, alghe e calcinacci, in quell’occasione non ci importava, anzi, ci riempiva di gioia, avere finalmente un momento tutto nostro in cui poter respirare e sentire una sensazione fresca sulla pelle. Peccato che quella sensazione poteva durare solo il tempo di fare dieci passi fuori dall’acqua. Io e Filippo li avevamo contati, era diventato una specie di gioco nel gioco, ci guardavamo e non ci potevamo credere, dieci passi e le orme sul pavimento non c’erano più, tra il riverbero sul cemento ed il caldo la sensazione era di stare dentro a un forno. Una volta asciutti eravamo di nuovo pronti ad iniziare un nuovo turno di lavoro, ma di sicuro con un sorriso in più.

Fu in quella circostanza che ho conosciuto Filippo, un ragazzo di Imola, speleologo come me. Forse perché facevamo lo stesso lavoro o forse perché avevamo la stessa motivazione, quella che ti fa lasciare casa per qualche settimana e metterti a disposizione di chi ha bisogno, ma con Filippo ci fu subito un legame speciale che si è trasformato in una grande collaborazione nel gestire le varie attività all’interno del campo. Di volontari ogni settimana ne arrivavano, quasi tutti avevamo dai quaranta ai sessanta anni, era difficile che me li ricordassi tutti, erano davvero tanti e le cose da fare al campo ancora più, ma con i ragazzi dell’“Operazione Gatto” si era istaurato un rapporto speciale.

Era stato soltanto un gioco, ma un gioco che aveva avuta un riscontro positivo nella riduzione del numero dei volontari in infermeria ogni settimana. Da quel giorno bastava un mio segnale radio: “Scatta l’Operazione Gatto!” e tutti i volontari di nascosto correvano in piscina. Era una sorta di “gag” quotidiana che aveva permesso a noi volontari di essere complici, una complicità che non si limitava al gioco segreto del primo pomeriggio, ma che continuava nelle azioni di aiuto verso la popolazione terremotata.

Dopo una quindicina di giorni e finito il lavoro di potenziamento dell’impianto elettrico del campo, il Comune e i pompieri hanno dato l’agibilità alla piscina e tutta la popolazione del campo ha potuto usufruirne, trovando un momento piacevole per stare insieme.

Le facce del volontariato di Villa Tamba
(Edizione 2014)

 

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