Un paio di scarpe per Muda

Ironia della sorte nemmeno questo paio di scarpe le va bene.

Muda è una donna anziana che ho conosciuto in uno dei miei viaggi missionari in Messico. Non so bene la sua età, né conosco con esattezza la sua storia.

La conobbi un giorno mentre distribuivamo gli abiti e le scarpe alla gente bisognosa del posto.

Mi colpì tanto quando si avvicinò a noi con gli occhi pieni di curiosità, mi sembravano quelli di una bambina. Zoppicava nel venire verso di noi e subito notai due piedi scalzi gonfi e simili alla corteccia di una quercia.

Il primo pensiero che mi venne in mente quando la guardai fu quello di cercare un paio di scarpe che potessero andarle bene. Sapevo di averne di nuove in un cartone e quell’idea mi portò dritta al contenitore dove erano riposte. Le andai incontro e gliele porsi con grande soddisfazione. Lei mi sorrise e mi ringraziò, poi allungò la mano fra gli indumenti disposti sul tavolone di legno e prese un lungo pezzo di stoffa, mi guardò e alzandolo verso l’alto, con un cenno del capo e senza proferir parola mi chiese se poteva prenderlo. Io annuii silenziosamente.

Muda prese quello straccio lungo, lo piegò come se fosse una stoffa pregiata e lo ripose in una sacca che aveva appesa attorno alla vita, poi prese le scarpe e le posizionò sotto l’ascella sinistra, con eleganza mi guardò e mi salutò.

Quella non fu l’unica volta che la vidi. Qualche giorno dopo, la incontrai in un piccolo mercato di verdure, era in compagnia di due uomini di mezza età che l’aiutavano ad acquistare i viveri. Anche in quell’occasione Muda era scalza. La cosa m’incuriosì molto, tanto da avvicinarmi a lei.

«Salve, sono Padre Marco!» le porsi la mano per salutarla. La donna con uno sguardo sorridente si affrettò a dire il suo nome: «Io mi chiamo Muda e questi sono i miei figli Abra e Navor» i due uomini chinarono il capo in segno di riverenza e subito la donna riprese a parlare: «Siete un missionario vero?» . Non mi dette nemmeno il tempo di rispondere che con molto garbo mi disse: « Grazie per quello che fate qui! La gente del mio posto ne ha bisogno. Tutti abbiamo bisogno».

Le guardai attentamente il volto, era una donna serena, le rughe nascondevano tanta sofferenza e sacrifici, ma la grinta le aveva sicuramente permesso di vivere tutto dignitosamente. Poi il mio sguardo scivolò furtivamente sui suoi piedi e mi accorsi che erano affetti da artrosi, ogni singolo dito era avvolto in piccoli pezzi di stoffa tenuti saldi da uno spago.

Muda si accorse dove si erano fissati i miei occhi così mi chiese: « Posso ringraziarla del suo dono e invitarla a mangiare il bollito in casa mia?»

Non potevo rifiutare, quel viso era troppo simpatico e poi ero troppo curioso di capire perché Muda non indossasse le scarpe, così accettai e la seguii.

Muda abitava a pochi passi da quel mercato, in una casetta piccola e graziosa.

L’odore di pulito, l’ordine e la compostezza di quella casa mi fecero dimenticare di essere in Messico. Era arredata con mobili semplici di legno. Alcune foto addobbavano un muro e alcuni libri riempivano i miseri scaffali di una libreria. La donna mi accolse e si diresse in cucina a preparare il bollito. Io rimasi lì in compagnia dei suoi due figli chiacchierare come vecchi amici.

Quelle persone mi parlavano come se mi avessero conosciuto da sempre.

Non riuscii a resistere, prima di andare via chiesi a Abra e Navor perché Muda non indossasse mai le scarpe. Scoppiarono in una grossa risata e mi dissero che Muda non aveva mai portato le scarpe, per lei erano sempre state un oggetto poco indispensabile per andare avanti e che, per tutta la vita non aveva trovato ancora quelle adatte per i suoi piedi deformati.

Mi congedai con una promessa: dovevo trovare il giusto paio di scarpe per Muda.

Sono tornato più volte in Messico, in nessuno dei miei viaggi ho trovato Muda con le scarpe!

Le facce del volontariato di Comivis
(Edizione 2014)

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