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Sviluppo


DISAGI SOCIALI EMERGENTI le buone prassi dell'housing sociale in Italia
Modelli d’Accoglienza:
esempi di autorecupero, autocostruzione e accompagnamento all’autonomia dell’Abitare per le fasce più deboli.


Nel campo dell’Autocostruzione in Italia l’organizzazione più conosciuta e segnalata da è ALISEI, citata anche come esempio nel video “Storie di Housing sociale “ prodotto dalla Provincia di Bologna in occasione di “Urbania” (4°Festival internazionale di urbanistica” realizzatosi il 29, 30, 31 gennaio 2009.

Alisei è un’ organizzazione non governativa , attiva sul fronte nazionale ed internazionale nel campo della cooperazione, dell’aiuto umanitario, dell’educazione allo sviluppo e impegnata a promuovere politiche d’inserimento della popolazione immigrata.

Essa è attiva in Italia da più di 20 anni nella promozione di politiche territoriali per lo sviluppo della partecipazione, interculturalità e convivenza pacifica e dal 2002 ha promosso la crescita di un progetto innovativo di housing sociale chiamato “UN TETTO PER TUTTI”. L’iniziativa applica la metodologia dell’autocostruzione, creando così una nuova realtà denominata ALISEI COOPERATIVA SOCIALE.

L’obiettivo primario di questa Cooperativa è quello di riunire al suo interno architetti, consulenti esperti in materia di immigrazione, mediatori e amministratori in modo da creare una squadra di persone esperte, capaci di sostenere e accompagnare gli autocostruttori in tutte le fasi del progetto fino al termine della realizzazione delle case.

Per quanto riguarda gli autocostruttori, sono metà immigrati (di diverse etnie) e metà italiani così da evitare ghettizzazioni e contribuire alla soluzione del problema della convivenza multietnica. È importante notare che tra gli autocostruttori il 15% è impiegato e la maggior parte svolge un lavoro come operaio, manovale, artigiano o autista. L’età media è di 39 anni.
Molto interessante è l’analisi delle persone che compongono il gruppo, per due motivi:
1) Nel gruppo degli immigrati la più alta percentuale è formata da quelle nazionalità maggiormente discriminate dal mercato immobiliare come: albanesi, marocchini,subsahariani e rumeni.
2) L’altro aspetto interessante riguarda l’altra metà dei soci di nazionalità italiana che indica come la questione abitativa sia un problema anche per le famiglie autoctone.

L’idea di Alisei è quella di favorire l’integrazione attraverso un lavoro di gruppo affiancato da uno staff esperto che serve da supporto nella conduzione e direzione dei lavori in cantiere; oltre ad avere l’appoggio delle amministrazioni locali (messa a disposizione dei terreni edificabili, gestione dei bandi locali) e una notevole facilitazione al credito.

Il desiderio di avere una abitazione di proprietà porta gli autocostruttori ad associarsi in una cooperativa edilizia. La metodologia utilizzata da Alisei consiste nel fatto che a costruire sono gli stessi futuri proprietari, che durante il tempo libero dei weekend, delle feste e delle ferie si trasformano in muratori, carpentieri,idraulici, elettricisti e falegnami, imparando in questo modo un mestiere. Questa soluzione porta ad abbassare notevolemente i costi di produzione, risparmiando quasi il 60 per cento perché non ci sono né utili d’impresa né manodopera.

Per farne parte è importante non essere proprietari di nessun immobile, avere un reddito medio o basso tra i 15.000-30.000 euro l’anno ed essere in grado di sostenere il costo di un mutuo ipotecario.
Per ogni nucleo familiare viene richiesta una disponibilità di 60 ore mensili. I cantieri possono rimanere aperti per due o tre anni, ma il sacrificio di ciascuno verrà ricompensato con un immobile di valore pari a 72.500 euro.
È significativo il fatto che ogni nucleo familiare sia tenuto a lavorare alla costruzione di tutte le case indistintamente fino alla loro realizzazione, in quanto l’attribuzione dei singoli alloggi avviene solo a case ultimate per tiraggio a sorte. Questo sistema porta l’intera cooperativa a condividere il proprio impegno per raggiungere un obiettivo comune, così da favorire forti legami che potranno essere le basi per una convivenza senza conflitti.

Nonostante questa esperienza di macro-accoglienza, risultato della grande capacità di Alisei di amalgamare persone di diverse provenienze, in Italia l’Autocostruzione è un panorama ancora molto ridotto, rispetto invece all’auto-recupero, considerato oggi una delle strade percorribili per risolvere la questione del disagio abitativo.

A questo proposito uno dei progetti più interessanti, innovativi e recenti (2008) è “IL DADO”, promosso dall’Associazione Terra del Fuoco di Settimo Torinese e finanziato da Compagnia San Paolo, Provincia di Torino e città di Settimo.
L’esperienza del Dado consiste in un’iniziativa di auto-recupero e allo stesso tempo un percorso di reinclusione sociale, considerata un’esperienza di micro-accoglienza in quanto è destinato a solo otto famiglie ROM.

L’esigenza di sperimentare un percorso di inserimento abitativo era dettato dalla necessità di aiutare delle famiglie che dal 2004/2005 erano venute a cercare fortuna in Italia, a seguito delle pesanti alluvioni che avevano colpito vaste aree della Romania (principalmente l’area di Timisoara, situata nel centro-ovest).
Per anni queste persone erano state sistemate in diversi insediamenti, vivendo sempre in situazioni di disagio ben oltre il limite delle norme igieniche e di sicurezza.

Grazie all’Associazione Terra del Fuoco e i suoi partners (il Gruppo Abele, l’Arcidiocesi di Torino, la Croce Rossa e Architettura delle Convivenze) e all’interazione con le istituzioni locali (Comune di Settimo, Regione Piemonte) “il Dado” rappresenta una testimonianza concreta della propria volontà d’inserirsi e di far valere il proprio diritto di appartenenza sociale.

L’aspetto interessante del progetto sta nell’aver pensato a un percorso di integrazione ed inclusione della comunità Rom, attraverso la realizzazione di un “Patto di cittadinanza” che prevede interventi di inclusione scolastica, abitativa e lavorativa.

Nella fase di ristrutturazione grazie alla collaborazione della ditta edile Cooperativa Agriforest si è data a tutti la possibilità di sviluppare capacità in campo dell’edilizia così da rendere l’esperienza formativa e da ampliare i loro curricula. La partecipazione delle famiglie Rom ha anche permesso un decisivo risparmio nei costi di ristrutturazione. Durante il percorso di auto-recupero grazie a delle borse lavoro messe a disposizione dalla Provincia di Torino, i Rom sono riusciti a mantenere le famiglie nei lunghi mesi di cantiere.

Anche per il progetto Dado, come per Alisei, i futuri inquilini hanno lavorato insieme sugli spazi comuni senza sapere quale sarebbe stato il proprio alloggio, sviluppando in questo modo un forte spirito di comunità.

Un altro punto da considerare, all’interno del percorso studiato dall’Associazione Terra del Fuoco, riguarda il ruolo del volontariato all’interno del progetto: la struttura oltre ad accogliere le famiglie Rom, per evitare processi di ghettizzazione e per favorire l’integrazione sociale, diventa residenza di due volontari dell’Associazione terra del Fuoco e ospita per brevi periodi i volontari internazionali del network FLARE, considerata la prima rete europea per la lotta alla criminalità organizzata. (fondata da Libera e Terra del fuoco, con sede a Torino)

Il percorso è stato studiato su tre anni, allo scadere dei quali, il nucleo familiare deve essere stato capace, con l’aiuto dell’Associazione, di sviluppare strumenti economici che consenta la famiglia di inserirsi autonomamente nel tessuto sociale, per poi trovare una soluzione abitativa stabile.
Pertanto “Il Dado “ viene concepito come struttura di transito: dall’emarginazione assoluta dei campi irregolari all’inserimento sociale vero e proprio.

Il terzo e ultimo esempio di accoglienza è quello definito come Accompagnamento all’abitare, per il quale ho preso in considerazione l’ Associazione Casa Amica di Bergamo che si è trasformata di recente (6 ottobre 2009) in Fondazione.

Essa s’impegna a creare le condizioni favorevoli all’accesso alla casa per le fasce più deboli della popolazione, attraverso lo sviluppo di iniziative immobiliari di edilizia sociale e la collaborazione dei servizi integrati di sostegno all’abitare.

Tra le iniziative immobiliari a sfondo sociale Casa Amica nel 2006 ha portato a conclusione la ristrutturazione di un immobile in vista di un progetto chiamato “Casa a colori” destinato all’accompagnamento delle madri sole con figli. L’operazione ha permesso la realizzazione di 5 alloggi e uno spazio di nido famiglia.
L’iniziativa è stata arricchita con un ulteriore progetto sviluppato all’interno di Casa a Colori denominato “HELP: tutela dei figli minori di famiglie monoparentali fragili.” Il progetto vede la collaborazione della Parrocchia di Longuelo, la cooperativa sociale Interculturando e il Centro del Bambino e della famiglia dell’Asl nella gestione sociale.

Tra le altre numerose iniziative avviate da Casa Amica o una delle più significative in fase di realizzazione è:

il Progetto VERSO CASA, pensato come una struttura di edilizia sociale, è caratterizzato dall’Accoglienza temporanea ed è finalizzato ad un percorso di sviluppo all’ autonomia abitativa e a un’emancipazione sociale. L’edificio offre una diversificazione di soluzioni abitative per un periodo di tempo definito, a cui segue un percorso di uscita attraverso l’attivazione, da parte dello stesso gestore, di opportunità abitative più autonome e stabili. Nonostante l’ospitalità limitata nel tempo, il servizio offerto e la durata del percorso variano in base al potenziale offerto dalle risorse presenti.

La filosofia di fondo di questo intervento consiste nell’ interpretare la casa come un bene necessario per lo sviluppo di processi di stabilizzazione, ma che deve svolgere allo stesso tempo funzioni di servizio alla persona. Ecco perché il progetto Verso Casa prevede l’attivazione di una doppia offerta: alloggio+servizi.

Per questo motivo il programma gestionale prevede l’attivazione di una rete con altri partners e la convenzione con i servizi territoriali per quanto riguarda la disponibilità di spazi alloggiativi che si possono utilizzare in situazioni di emergenza per i soggetti più problematici.
I lavori di costruzione sono inziati nell’estate 2009 e si prevede la conclusione della completa realizzazione per fine 2010.
L’edificio in questione è stato costruito su un’area di 1840 mq a verde di cui 760 mq destinati per l’immobile. Il progetto prevede una struttura a forma di parallelepipedo di circa 220 metri quadri sviluppato su 4 piani in un area destinata a Edilizia Economica Popolare situata in via Redorta-zona Celadina a Bergamo.

La struttura, di carattere multidimensionale, perchè legata alla classificazione delle situazioni che vengono accolte (da quelle meno gravi a quelle segnalate come casi sociali), coinvolge soggetti in situazione di sofferenza abitativa, in condizioni di disagio o a rischio di esclusione sociale.

Molto interessante risulta la molteplice capacità di affrontare e rispondere, attraverso il progetto “Verso casa”, ai diversi bisogni abitativi del territorio.
La struttura è stata suddivisa in quattro aree, diversificate tra di loro in base alle condizioni di stabilità o meno in cui si trovavano le persone accolte nell’edificio:

- persone con un’ esigenza prevalentemente abitativa, normalmente classificate come famiglia monoreddito non più autosufficiente nel sostenere l’affitto
- persone bisognose di una soluzione abitativa perché ancora sono indecise sulle prospettive future (lavoratore precario in mobilità o la giovane coppia senza un progetto definito)
- soggetti che oltre a necessitare di un alloggio hanno bisogno di assistenza da parte dei servizi territoriali (pubblici e privati) per seguire percorsi di autonomia. (es. detenuto inserito in un progetto di recupero, badante che ha perso l’alloggio ma non il lavoro, la madre separata disoccupata desiderosa di ricevere un sostegno per i figli piccoli.
- Situazioni multiproblematiche per le quali è necessaria, oltre a provvedere al bisogno di un posto letto, un sostegno psicologico, sociale ed economico. Si tratta di soggetti a rischio di esclusione sociale come : l’immigrato con problemi pscicologici, la madre con patologie depressive, il signore senza fissa dimora dimesso dall’ospedale…

Ogni situazione viene analizzata e studiata nel suo percorso e progetto individuale. Ne consegue, in base alla necessità, un’azione di partenariato con la rete locale sociale e dei servizi nel definire percorsi di sostegno, accompagnamento e inserimento sociale e lavorativo che variano dai tre mesi (pronta accoglienza) a periodi molto più lunghi (di anni) per chi segue un progetto di autonomia.

La scelta della localizzazione dell’intervento di Casa Amica in un’area del Comune di Bergamo è stata dettata da una situazione di forte emarginazione sociale per la quale era necessario prendere dei provvedimenti.
La carenza di aree da destinare all’edilizia economica popolare e ad interventi di housing sociale insieme a una forte presenza di immigrati e ad un numero di residenti superiore a 100.000 abitanti contribuiscono ad aggravare la situazione sul tema casa.
Inoltre, l’emergere di nuove povertà , non solo abitative, è causato dalla dismissione e dalla contrazione delle strutture pubbliche e private pubblicamente incaricate di gestire le situazioni più gravi.

Il progetto ha visto la collaborazione dell’IRS (Istituto di ricerca Sociale) ed è stato finanziato da Fondazione Cariplo.
La realizzazione del Progetto Verso Casa è stata possibile anche grazie alla disponibilità da parte del Comune di Bergamo di un’area concessa all’interno del nuovo Piano di Zona e a una quota di cofinanziamento a fondo perduto da parte del Comune stesso.
A fronte della riduzione delle risorse economiche degli Enti locali e la mancanza di aree disponibili, l’Associazione Casa Amica ha avuto il supporto da un soggetto privato, quale la Società General Casa che ha sostenuto l’azione rendendo disponibile la volumetria necessaria per la realizzazione del progetto.
Il progetto è stato sostenuto anche dalla Provincia di Bergamo oltre ad avere da parte della stessa Casa Amica la possibilità di sostenere un mutuo ipotecario per 20 anni per 388,000 euro.
La collaborazione della scuola Edile di Bergamo nella progettazione e nella realizzazione dell’intervento ha portato il progetto verso un piano di costruzioni a basso costo, utilizzando materiali prefabbricati di qualità e impianti innovativi e tecnologicamente avanzati.

Da questa pluralità di realtà messe insieme a progettare una soluzione per costruire e rafforzare l’autonomia abitativa dei soggetti deboli, emerge la convinzione di come il fenomeno della marginalità sociale si accompagni spesso al bisogno abitativo, chiamando inevitabilmente in gioco due settori: il settore Politiche abitative e quello del sociale.

Sicuramente l’interattività tra pubblico e privato oltre al potenziamento della rete di collaborazioni, sono stati e continuano ad essere i punti forza di Casa Amica, in quanto la loro unione ha reso possibile una programmazione di iniziative sperimentali di housing sociale, capaci di combinare disagio abitativo e disagio sociale .Non bisogna però sottovalutare l’importanza di alcuni volontari, considerati fondamentali nel loro ruolo, poiché mettendo a disposizione le proprie competenze, hanno contribuito a sviluppare e consolidare sempre di più la struttura della Fondazione.

Un altro progetto interessante, considerato tra le iniziative di accompagnamento all’abitare, è il Progetto QUATTRO CORTI, nel quartiere Stadera di Milano, promosso dalla Cooperativa DAR-casa, in collaborazione con altri soggetti quali Cooperativa sociale ABCittà, Cooperativa La Famiglia e Ufficio stranieri del Comune di Milano.

Dar-Casa è una cooperativa d’abitazione a proprietà indivisa che dal 1991 opera nell’offerta di alloggi (principalmente in affitto) a basso costo per tutti quei soggetti incapaci di accedere al libero mercato dell’abitazione.
La sua opera si concretezza nella ristrutturazione di alloggi dimessi di pubblica proprietà e costruendo alloggi ex novo per poi offrirli a un canone mensile corrispondente a circa 250 euro al mese escluse le spese (un terzo dei canoni d’affitto del libero mercato).
Ad oggi la cooperativa gestisce 191 alloggi situati nella provincia di Milano.

L’esperienza Stadera è molto significativa per due motivi:
- Dal punto di vista urbanistico - prevede un programma di recupero urbano del quartiere Stadera, migliorando la qualità ambientale e architettonica dello spazio.
- Dal punto di vista progettuale - vede la partecipazione e la collaborazione di diversi soggetti, pubblici e privati.

- La realizzazione di questa iniziativa si è potuta concretizzare grazie alla sottoscrizione nel 2001 di una convenzione fra ALER (Azienda Lombarda di edilizia residenziale e proprietaria di buona parte degli edifici della zona del quartiere Stadera), Regione Lombardia e Agenzia Lombarda per l’affitto (costituita dalle più importanti centrali cooperative e dai sindacati inquilini).
- L’accordo prevedeva la ristrutturazione di un complesso di quattro edifici a corte di cui: due corti sarebbero state affidate ad Aler e le restanti sarebbero state recuperate e gestite, attraverso la formula del comodato d’uso di 25 anni, da Cooperativa La Famiglia e la Cooperativa Dar-Casa. Nella corte di Dar vengono recuperati 48 alloggi.
 -
 - È Interessante notare che fra le quattro corti si estende una superficie ancora dimessa ma che sarà destinata (una volta ristrutturarta) ad ospitare la portineria dell’intera struttura, uno spazio verde e di gioco per i bambini e infine due edifici all’interno dei quali si svolgeranno attività sociali.

Il termine del progetto e l’assegnazione degli alloggi delle altre corti risale al 2005 ma si prevede la conclusione dell’intero intervento per il 2010.

L’investimento della Cooperativa, circa due milioni di euro, è stato supportato attraverso finanziamenti a fondo perduto della Fondazione Cariplo, oltre a risorse messe a disposizione della stessa cooperativa, derivanti in parte dal prestito sociale e in parte dal mutuo bancario.

La zona presa in considerazione era fortemente soggetta a condizioni di degrado edilizio, ambientale e sociale, oltre a risentire di una forte concentrazione di situazioni di disagio e marginalità. La popolazione della zona era prevalentemente costituita da anziani e immigrati.

Viste le premesse, l’intento era quello di cercare una soluzione, attraverso un percorso di mediazione che vedesse l’inserimento di una larga parte di popolazione immigrata.
È importante evidenziare che la composizione degli assegnatari prevedesse 1/3 di italiani e 2/3 di stranieri per evitare fenomeni di ghettizzazione.
Ad oggi nella Corte di Dar sono presenti 16 nazionalità diverse, oltre a quella italiana.

Il progetto di accompagnamento all’abitare, denominato “ABITARE” vede la collaborazione della cooperativa sociale di ABCittà finanziato dall’ufficio Stranieri del Comune di Milano. Il percorso è suddiviso in tre fasi:
- 1) conoscenza dei futuri inquilini, finalizzati alla conoscenza delle loro aspettative
- 2) attivazione e progettazione, attraverso l’accoglienza nella nuova casa degli inquilini. Per questa occasione è stata organizzata una festa di Corte alla quale hanno partecipato tutti i futuri inquilini. Sono stati pensati anche attività per ragazzi e bambini con l’aiuto delle scuole presenti nel quartiere.
- 3) accompagnamento, ovvero costituzione del “Patto di Convivenza” fra gli inquilini della Corte per stabilire insieme le aspettative e le regole da rispettare da parte di una piccola comunità, proposte e approvate dagli stessi futuri abitanti.

L’attenzione prestata all’aspetto sociale del progetto ha portato a sviluppare buoni rapporti tra il vicinato, nonostante le differenze etniche. Ad oggi gli stessi inquilini sono tuttora attivi nell’organizzazione di feste di quartiere interne alla corte.

Grazie all’esperienza del progetto “Quattro Corti” si è sentita la necessità di attivare un laboratorio di quartiere che prevede un programma di azioni sociali, gestito sempre da Cooperativa ABCittà, intenzionato a diffondere sempre di più una cultura della diversità e della solidarietà. Il tema dell’intercultura ha portato la stessa Cooperativa Dar Casa a sviluppare altri progetti come il “Progetto Murales” nell’intento di coinvolgere soci e abitanti del quartiere per stimolare il senso di appartenenza oltre ad abbellire alcuni spazi del quartiere.

L’elemento chiave e innovativo di questo progetto penso stia nella possibilità di aver fatto interagire il mondo privato e sociale con quello pubblico delle politiche abitative ,così da non soltanto offrire un alloggio ma costruire percorsi di integrazione, conoscenza, cultura e solidarietà.

L’unico limite di questo progetto è il ritardo della costruzione delle parti comuni delle quattro corti, poiché limita la possibilità di potenziare ulteriormente la dimensione collettiva e sociale delle Quattro Corti.
I vari progetti nati da questa esperienza “Murales” e “Banca del Tempo”, hanno dimostrato sia la mancanza di alcuni servizi all’interno di questo quartiere, ma anche la difficoltà di proporre interventi nuovi che non sempre viene accettata da parte di realtà maggiormente sedimentate.

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