BIT ovvero Budrio In Transizione: intervista a Giovanni Santandrea

Una storia di comunità resilienti, rigenerazione sociale, sostenibilità ambientale quella della transizione bolognese. Una “gentile rivoluzione” partita dall’Inghilterra e germogliata in tutto il mondo molto velocemente. In Italia, Bologna ha fatto da apripista e in particolare il Comune di Monteveglio. Ne parliamo con Giovanni Santandrea di Bit – Budrio in transizione.

Una storia di comunità resilienti, rigenerazione sociale, sostenibilità ambientale quella della transizione bolognese. Una “gentile rivoluzione” partita dall’Inghilterra e germogliata in tutto il mondo molto velocemente. Secondo la mappa di transitionitalia.it, ad oggi sono 27 le città in transizione in Italia e, di queste, ben 12 sono nella Città Metropolitana di Bologna.

Bologna, infatti, ha fatto da apripista grazie alla facilitazione di Cristiano Bottone, pioniere della transizione italiana nonché promotore di Monteveglio in transizione, prima iniziativa di transizione del nostro paese. Ne parliamo con Giovanni Santandrea di Bit – Budrio in transizione e consigliere di Transition Italia, l’associazione di promozione sociale che si occupa di informazione, formazione e aggiornamento dei facilitatori della transizione.

Che cos’è la transizione?

La prima iniziativa di transizione è stata avviata da Rob Hopkins nel 2006 a Totnes, nel Devon, a sud della Gran Bretagna e si è diffusa velocemente in tutta l’isola. Il fondatore della transizione scrive in Manuale pratico della transizione. Dalla dipendenza del petrolio alla forza delle comunità locali:

la transizione è un modello positivo orientato a soluzioni comunitarie e locali ai problemi del picco del petrolio e del cambiamento climatico.

Le iniziative di transizione sono esperimenti sociali volti a promuovere la resilienza dalle comunità locali ossia percorsi di facilitazione di gruppi locali volti all’emancipazione dal consumo energetico di combustibili fossili e allo sviluppo di stili di vita sostenibili dal punto di vista ecologico e ambientale.

Dalle dispense del seminario tenuto nell’ambito di Università del Volontariato a Volabo da Giovanni Santandrea insieme ai facilitatori transizionisti Massimo Battaglia e Massimo Giorgini leggiamo:

La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi ai cambiamenti esterni, anche quelli traumatici, riorganizzandosi e mantenendo le proprie funzionalità. (…) Il progetto/esperimento delle Città di Transizione (Transition Towns) ha lo scopo di rendere le nostre città resilienti di fronte alla possibilità di shock finanziari, energetici, climatici, ambientali.

 Il principale fondamento “filosofico” della transizione è la permacultura che in sostanza è un modello di insediamento sostenibile di gruppi umani in un determinato ambiente.

La permacultura è un progetto cosciente, un progetto di produzione agricola che punta alla diversità, alla stabilità e alla resilienza degli ecosistemi. Consiste in un’integrazione armoniosa tra ambiente e persone le quali ottengono dalla natura e dall’ambiente cibo, energia, riparo e beni materiali e non in modo sostenibile.

Santandrea ci chiarisce “La permacultura si occupa di ambiente e agricoltura ma i principi si estendono alle relazioni umane, tanto che nella transizione si parla proprio di permacultura sociale. Il principio generale è quello di trovare un equilibrio di coesistenza e sostenibilità che rispetti i limiti naturali del pianeta sostituendo la cultura dominante della crescita infinita”. Torniamo al seminario e citiamo:

Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista (Kenneth Boulding– economista 1910 – 1993)

Lo sviluppo sostenibile, (…) è un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali». (Rapporto Brundtland, 1987)

Per saperne di più

transitionitalia.it
Cos’è la transizione>>
I concetti chiave>>

Bibliografia essenziale

Il manuale di Hopkins è molto accurato e argomentato ed è stato inizialmente un valido supporto per la diffusione e l’avvio di iniziative di transizione. Tra gli altri strumenti pratici ci sono anche i “12 passi della transizione” che disegnano un percorso locale di promozione e realizzazione della transizione. Il Manuale pratico della transizione, infatti, è seguito dai facilitatori durante i CEAT, percorsi periodici di condivisione  e approfondimento alla transizione rivolto alla comunità locale e agli stessi gruppi in transizione.

Santandrea integra la bibliografia di riferimento con una novità editoriale di EMI: L’ecologia di ogni giorno. Terra, cibo, comunità. La Transizione, un nuovo modo di stare al mondo di Rob Hopkins e Astruc Lionel. Ci parla anche di Vivere Sostenibile, una bio – eco rivista indipendente che tratta consigli, ricette e soluzioni per una sostenibilità ambientale, economica e sociale. Vivere Sostenibile ospita regolarmente articoli sulla transizione e gode della collaborazione di redattori transazionisti. Nello scorso numero di ottobre è uscito sulla rivista un’intervista inedita a Rob Hopkins a cura dello stesso Santandrea e di Deborah Rim Moiso, anche lei facilitatrice transizionista. Nell’intervista Rob Hopkins cita una pubblicazione, non ancora disponibile in italiano, che propone come evoluzione e sostituzione del Manuale pratico perché è aggiornata e arricchita dall’esperienza decennale che il movimento ha maturato:  The transizion companion. Making your community more resilient in uncertain times.

Bibliografia essenziale>>

4 video per iniziare a conoscere la transizione

Rob Hopkins | TedGlobal 2009

Rob Hopkins | Italia che Cambia 2014

In transition 1.0

In transition 2.0

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