Social street ROC. Socialità senza barriere.

Le foto di questo articolo sono tratte dalla Pagina Facebook ROC

“Avevo letto dell’esperienza di via Fondazza ed ero rimasta incuriosita così nel 2013 ho deciso di provare a fondare anche una social street nel mio quartiere”. È così che ha mosso i primi passi la social street bolognese ROC che comprende via Rialto, via Orfeo e via De’ Coltelli. A raccontarci questa esperienza è Daniela Gardenghi, una delle fondatrici e amministratrici: “nella vita mi occupo di Information Technology e, fortunatamente , ho un lavoro full time. Mi dedico anche al teatro amatoriale che assieme alla social street, riempie una buona parte del mio tempo libero”. La social street ROC, grazie al lavoro dei suoi animatori, nel giro di pochi anni è arrivata a poter contare su un gruppo di 600 iscritti alla pagina facebook dedicata.
La pagina facebook è, com’è solito per le social street, il punto di riferimento principale per scambiarsi notizie, avvisi, idee, progetti e molto altro. Quella della ROC è una pagina molto vivace dove chi più chi meno contribuisce e partecipa alla vita di vicinato. Gli utenti hanno creato nel tempo varie sezioni a seconda degli argomenti di interesse e di utilità collettiva: il regolamento della social street, le idee, le proposte, i progetti, la modalità d’adesione alle diverse attività. L’ultimo episodio  riguarda, per esempio, lo scambio di informazioni (e ricette) sul topinambur che era presente nella cassetta del gruppo di acquisto solidale e che non tutti i membri della ROC conoscevano.
All’interno di questo spazio virtuale si possono imparare nuove cose anche sulla storia del quartiere e, grazie alle persone che hanno pubblicato foto dei primi del ‘900, si possono scoprire curiosità inedite sulle vie, i vicoli e gli angoli che fanno da scenografia alla quotidianità dei residenti in zona.
La vita della ROC chiaramente non si limita al virtuale e tante sono le attività che gli abitanti portano avanti come i corsi di informatica o di lingua dei segni o su efficaci escamotage anti truffa; e altri progetti che riguardano la condivisione delle “cose di tutti i giorni” come la spesa o la manutenzione ordinaria e, dulcis in fundo, della socialità: “Abbiamo all’attivo un gruppo di acquisto solidale di verdure, alcuni attrezzi ‘sociali’ (trapano, scala ) e diversi progetti sia in ambito culturale che pratico per riportare i nostri vicini a condividere anche piccole incombenze quotidiane. Gli incontri settimanali sono un piacevole appuntamento per l’aperitivo e per lo scambio di idee e di pezzi di vita con persone che sono diventati amici”, racconta Daniela.

Tante sono le persone che s’impegnano quotidianamente per contribuire alla vita della ROC, “principalmente siamo persone tra i 30 i 50 anni che lavorano, ma c’è anche una partecipante ultrasettantenne che ha motivazione, esperienza e carica per tutti noi”, continua Daniela.
Non mancano i progetti per il futuro: il proposito principale è l’inclusione delle persone che non sono iscritte a facebook, cosa non facile dato che la ROC non ha una sede fisica sul territorio. Il 9 aprile la ROC ha organizzato una festa di strada e la giornata, iniziata in sordina, si è rivelata un successo coinvolgendo molte persone fino a sera inoltrata. “Ovviamente temevamo che i residenti più anziani potessero essere infastiditi e invece la mattina successiva di buon ora abbiamo trovato un commento scritto su un foglio attaccato alla targa di uno dei palazzi antichi del nostro quartiere: ‘Sono un bolognese di 90 anni. In tutta la vita non ho mai visto una cosa bella come la festa di ieri! Grazie!’“.

“Dopo questa dimostrazione di apertura e affetto, l’obiettivo di avere uno spazio fisico che possa aumentare l’inclusione di persone che non si trovano nelle condizioni di utilizzare il computer, è tornato ad essere fondamentale e un nuovo sprone alla collaborazione”. Tra la gente della ROC non mancano la motivazione e l’entusiasmo, “il fare volontariato in questo modo è un bel modo di stare con le persone, creando un valore aggiunto che tutti ricevono indietro, non solo io. Ho conosciuto molte persone di grande valore professionale e umano e ora ci impegniamo a scoprire e valorizzare i lati belli e nascosti della zona e a promuovere una socialità che non abbia barriere”.

Related Posts

X