Una nuova alleanza per la felicità dei giovani. La sintesi e le clip video dell’incontro dello scorso 20 aprile a VOLABO

WeWorld Index 2018, indice nazionale di inclusione sociale di donne e bambini elaborato dall’organizzazione non profit WeWorld, segnala che 1 minore ogni 8 vive nell’indigenza, ciò vuole dire che i minori poveri, distribuiti uniformemente sul territorio nazionale, sono 1.292.000. (La Repubblica del 19/4/2018, di Corrado Zunino). Lo stesso articolo da cui sono tratti questi dati disegna un legame diretto tra povertà economica, dispersione scolastica, esclusione sociale e criminalità. Altri dati pubblicati negli ultimi giorni ricostruiscono lo stesso scenario rispetto al disagio minorile: le mamme sole sono 900 mila. E 1 su 10 è poverissima (La Stampa del 20/4/2018,  di Raphael Zanotti)

In questi anni una nuova figura si è imposta sulla scena demografica: è quella della madre single. In Italia sono quasi 900 mila. (…). Questa categoria è in sofferenza ma nessuno sembra occuparsene. La crisi l’ha colpita duramente tanto che oggi (…) l’11,8% vive in condizioni di povertà assoluta, il 42,1% è a rischio povertà o esclusione sociale e la percentuale arriva addirittura al 58% per quelle che abitano nel Mezzogiorno.

Il mondo della scuola ci riporta episodi allarmanti riguardo alla dispersione scolastica, all’esclusione sociale e alla violenza dilagante in termini di bullismo tra ragazzi\ragazze e contro i\le insegnanti (“1 insegnate picchiato ogni 4 giorni”, La Repubblica del 20/4). L’anno giudiziario si è chiuso con un 12% in più di famiglie con disagio economico e sociale verso cui sono stati avviati provvedimenti civili; una diminuzione dell’età di chi commette reato e, a fronte di una diminuzione della notizia di reato, un aumento delle notizie di reato grave.

Un progressivo, sensibile incremento dello spessore delinquenziale delle persone di minore età, nelle quali sembra affievolirsi la naturale controspinta alla commissione di atti violenti”.(cit. Silvia Marzocchi, ANSA 27/1/2018)

A fronte di questa condizione generale di difficoltà che investe la fascia giovanile, il 19 Dicembre 2017 è stato firmato da Città metropolitana di Bologna, Conferenza Territoriale Socio Sanitaria Metropolitana e rappresentanti del terzo settore, il Patto metropolitano per il contrasto alle fragilità sociali. Questo accordo individua alcune priorità di intervento che richiamano a una visione nuova sulla fragilità sociale in grado di cogliere la specificità di ogni condizione e di adeguarne l’intervento. Tra i diversi ambiti di azione, un capitolo è dedicato agli interventi a favore dei\delle giovani minorenni in condizione di disagio sociale. Ifirmatari del Patto metropolitano intendono facilitare e rinvigorire la collaborazione tra enti locali e terzo settore promuovendo un dibattito culturale nuovo riguardo le fragilità sociali e condividendo obiettivi ed azioni di contrasto a queste forme di disagio giovanile.

È in questa cornice che Tribunale per i Minorenni di Bologna, Procura della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni, Istituzione Gian Franco Minguzzi della Città metropolitana di Bologna e VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna hanno firmato il 19 Gennaio 2018 una Convenzione, di durata triennale, al fine di sviluppare azioni congiunte in favore di minori e adolescenti in situazione di disagio. La convenzione in particolare intende facilitare la creazione di reti progettuali innovative che coinvolgano soggetti pubblici e soggetti del terzo settore del territorio metropolitano bolognese e sensibilizzare la cittadinanza relativamente alla cultura dell’accoglienza e della solidarietà tra famiglie.

Lo scorso 20 aprile a VOLABO, i firmatari di questa convezione hanno promosso un primo incontro per individuare le linee di intervento del prossimo triennio. Hanno aperto l’incontro i saluti di Alberto Pullini, consigliere di A.S.Vo – Associazione per lo Sviluppo del Volontariato che gestisce VOLABO – Centro Servizio per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna sottolineando che questo incontro è <<un punto di partenza per dare un contenuto innovativo a questo accordo>>.

Laura Venturi – Dirigente Area Sviluppo Sociale della Città metropolitana di Bologna e Direttrice dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi ha presentato il Patto metropolitano per il contrasto alle fragilità sociali al cui interno è nata la Convenzione al fine di sviluppare azioni congiunte in favore di minori e adolescenti in situazione di disagio promossa da Tribunale per i Minorenni di Bologna, Procura della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni, Istituzione Gian Franco Minguzzi della Città metropolitana di Bologna e Centro Servizi per il Volontariato per sostenere ragazzi e ragazze minorenni, e le loro famiglie, nel percorso di crescita ed espressione della propria identità sociale e civile: <<In conformità con il patto “genitore” di contrasto alle fragilità sociali, la nostra convenzione intende sviluppare la cultura della solidarietà e dell’accoglienza grazie alla sinergia tra istituzioni e il terzo settore>>

Bruna Zani, Presidente dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi della Città metropolitana di Bologna riprende il titolo dell’incontro Promuovere comunità anche per la felicità dei minori: <<declinare insieme agli altri attori della comunità cosa si intende per “felicità dei giovani” sarà una sfida ma anche un approccio innovativo al fine di porre un nuovo tipo di ascolto della comunità e attivare un nuovo tipo di collaborazioni>>.

Essendo assente Giuseppe Spadaro – Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna e forte promotore della convenzione – a causa di una emergenza dell’ultimo minuto, il primo intervento è quello di Silvia Marzocchi, Procuratrice della Repubblica per i Minorenni dell’Emilia Romagna.

Il primo aspetto introdotto dalla procuratrice è il ruolo della Procura e del Tribunale dei minori nel sostegno delle persone con disagio sociale sotto i 18 anni chiarendo che la procura è la parte dell’autorità giudiziaria minorile che promuove i giudizi  civili a tutela dei minori in condizioni di pregiudizio, chiedendo al Tribunale l’adozione dei provvedimenti più opportuni, e che svolge le indagini e sostiene l’accusa davanti al Tribunale nei procedimenti penali  a carico di imputati minorenni.

<<Non c’è nulla di più nocivo per un\a minorenne che ha commesso reato, sia civile che penale, di una istruttoria preliminare non corretta. Affinché il tribunale possa dare il via a un provvedimento che dia al\lla ragazzo\a una occasione di emancipazione e reintegrazione, è essenziale che l’istruttoria preliminare della procura sia ben fondata e formulata>> chiarisce senza giri di parole la Marzocchi.

<<Quando si parla di sostegno dei giovani a rischio il secondo aspetto giuridicamente di interesse è la “messa alla prova”, istituto tipico del sistema della giustizia minorile italiana>> continua la procuratrice <<. E’ uno degli istituti su cui si basa il sistema di rieducazione giudiziaria>>. La “messa alla prova” attiva attorno al\la ragazzo\a che delinque un sistema di impegni e regole sociali di tipo lavorativo e\o scolastico su cui la persona si può rimettere in gioco ed evolvere positivamente la sua personalità in un contesto guidato; richiede un coinvolgimento della famiglia nella reintegrazione del\la ragazzo\a e nella rinegoziazione delle relazioni e della comunicazione famigliare; prevede un monitoraggio psicologico ed educativo durante tutto il percorso. Soprattutto la “messa alla prova”, accanto all’impegno di studio o di lavoro,   provvede all’inserimento del\la giovane in una organizzazione non profit affinché svolga per un certo periodo attività di volontariato. << La Procura della Repubblica per i Minorenni dell’Emilia Romagna ritiene che il volontariato all’interno di una associazione non profit sia molto importante per il\la ragazzo\a che ha commesso il reato perché gli\le permette di sviluppare una consapevolezza maggiore riguardo a quello che ha commesso. Alla base dell’azione delinquenziale di un\a minore c’è, infatti, l’incapacità di percepire le conseguenze della propria azione e gli effetti sulla vittima di quello che si è commesso. Per questo crediamo che inserire il\la giovane in una organizzazione di volontariato dia la possibilità di lavorare in contatto con le persone, con il disagio delle persone e, a volte, con il dolore delle persone, sviluppando empatia e nuove abilità relazionali. Abbiamo bisogno di associazioni per la “messa alla prova”>> aggiunge la procuratrice << perché siamo convinti che senza sperimentare questo intervento, il provvedimento giudiziario rischia di non lasciare alcuna  traccia sul\lla ragazzo\a>>. Con la propria firma a questa convenzione, Procura e Tribunale per i Minorenni intendono lanciare un messaggio chiaro: << L’autorità giudiziaria ha bisogno di rafforzare gli interventi  specifici di definizione  del processo minorile, con la presa in carico di un\a minorenne anche da parte di  una società civile, di una comunità solidale e competente rispetto ai percorsi di reintegrazione ed emancipazione personale e sociale>>.

Dal pubblico sono intervenute le associazioni di promozione sociale INOUT e Centro Italiano di Mediazione e Formazione alla Mediazione testimoniando che nel territorio bolognese il tema del disagio giovanile è effettivamente un’emergenza e che se da un a parte, il terzo settore sta facendo tanto in un’ottica complementare e sussidiaria alle istituzioni, dall’altra, sono tante le difficoltà e i limiti del proprio intervento legati alla mancanza di fondi, spazi, valorizzazione delle competenze necessari per fare solidarietà, accoglienza e accompagnamento.

In risposta agli interventi dal pubblico, Alberto Pullini di A.S.Vo tiene il punto sulle finalità della convenzione tra le quali c’è la sensibilizzazione e la promozione di reti collaborative tra istituzioni e terzo settore per dare una risposta sostenibile al bisogno dei minori. Il presidente di A.S.Vo, Giancarlo Funaioli, risponde direttamente alla chiamata della procuratrice ad un coinvolgimento delle associazioni del territorio nella “messa alla prova” dichiarando la completa disponibilità dei firmatari della convenzione ad attivarsi in questa direzione. Cinzia Migani, direttrice di VOLABO rilancia le parole chiave della Riforma del Terzo Settore legate alla coprogettazione e alla valutazione di impatto sociale  << è intenzione dei firmatari agire affinché “la felicità dei minori” diventi un tema di interesse allargato e una responsabilità condivisa dalle istituzioni e dalla società civile favorendo la costruzione di ponti tra le diverse iniziative locali. Questo significa partire da un profilo di comunità attuale e condividere con le parti dati aggiornati rispetto alle condizioni di disagio ma anche alle risorse esistenti>>. Laura Venturi dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi  risponde alle associazioni intervenute chiarendo che tra le finalità della convenzione c’è proprio il tema della mappatura del territorio non solo per avere una lettura delle esigenze del mondo giovanile ma soprattutto <<per aprire un dialogo diretto con le associazioni, capire quali sono le disponibilità e i servizi da attivare per supportare il loro lavoro>>

La moderatrice dell’incontro, Bruna Zani, conclude:  << Oggi abbiamo raccolto da parte di tribunale e procura per i minorenni una vera e propria chiamata in causa delle associazioni non profit nella “messa alla prova”. Se, da una parte, le associazioni hanno evidenziato limiti e difficoltà istituzionali, dall’altra hanno testimoniato con la loro esperienza e la loro presenza, la grande ricchezza della società civile e del terzo settore locale. I firmatari della convenzione a fronte di questo incontro si impegneranno nell’apertura di un dialogo tra istituzioni e associazioni e nella messa in rete di servizi a supporto di interventi condivisi>>

Per informazioni:

VOLABO | 051.340328 | www.volabo.it

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