Alma Mater e associazioni insieme per la cittadinanza attiva

Unibo con la collaborazione di VOLABO inaugura il laboratorio Service Learning & Community engagement 2021

Lo scorso 11 marzo è partita l’edizione 2021 del SERVICE LEARNING AND COMMUNITY ENGAGEMENT LAB, la proposta formativa dell’Alma Mater per i campus di Cesena e Bologna che offre l’opportunità di frequentare un laboratorio di formazione alla responsabilità civica attraverso l’impegno attivo all’interno della comunità. Fino alla fine di maggio poco meno di 60 studentesse e studenti provenienti dai diversi corsi di laurea svilupperanno competenze trasversali, lavorando su un problema concreto di una delle organizzazioni di comunità coinvolte tra Bologna e Cesena. Le 23 realtà del territorio bolognese che accoglieranno gli studenti sono state individuate grazie al lavoro ormai consolidato tra l’Università e VOLABO.

Cos’è il Service Learning (S-L)

Il Service-Learning (a volte indicato come apprendimento community based o community engaged) è un approccio formativo che integra l’impegno in un’attività di servizi significativo  per la comunità nel curriculum accademico. ​Offre agli studenti crediti accademici per certificare l’apprendimento che deriva dalla riflessione sul coinvolgimento attivo  nel contesto comunitario e dal lavoro su problemi/sfide sociali nel mondo reale.

Praticato in molte e scuole e università a livello mondiale, è stato introdotto nell’ateneo bolognese grazie al progetto Erasmus+ Europe Engage da Bruna Zani nel 2016, che ha poi passato il testimone a Cinzia Albanesi e al suo gruppo del Laboratorio di Psicologia di Comunità del Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari”, di cui fanno parte Irene Barbieri, Antonella Guarino e Christian Compare.

“Il Service Learning – spiega Albanesi – comporta la creazione di spazi per l’apprendimento civico che sono co-costruiti da università e comunità. Questo implica da parte dell’Università il riconoscimento dell’esistenza e del valore di una conoscenza nella e della comunità.
Con il laboratorio basato sulla metodologia del Service Learning – prosegue la docente– l’Università riconosce l’importanza  nella formazione dei suoi studenti dell’apprendimento di competenze civiche e dello sperimentarsi in forme di cittadinanza attiva da parte dei giovani. Gli studenti acquisiscono crediti formativi accademici che completano il loro percorso di studi. Al termine di questa esperienza sapranno condurre un’analisi di contesto in uno scenario reale, avranno sperimentato il lavoro di gruppo e altre competenze trasversali, sapranno riflettere criticamente sull’esperienza svolta e sulle competenze civiche e trasversali apprese. Quando facciamo la proposta agli studenti, chiariamo subito che non andranno soltanto a vedere, osservare, analizzare i diversi contesti per capire quali siano i bisogni e le opportunità, ma verrà richiesto loro di essere attivi, mettendo in campo sia le loro competenze disciplinari sia le esperienze, i vissuti, le abilità trasversali che hanno maturato nel corso della vita.”

La collaborazione tra Università e VOLABO

Il coinvolgimento del Centro Servizi nella pianificazione e realizzazione dei laboratori di Service Learning nasce dalla condivisione di obiettivi e competenze complementari nell’accompagnamento dei giovani verso esperienze di cittadinanza attiva.

Da oltre 10 anni infatti VOLABO elabora con le associazioni del territorio dei progetti rivolti alle giovani generazioni, come SAYES e i progetti di contrasto della dispersione scolastica. Si tratta di iniziative particolarmente strutturate, che hanno alle spalle un grande lavoro d’equipe, una formazione dedicata e una consuetudine a lavorare con i tutor.

“Ogni anno – racconta Albanesi – VOLABO fa una prima call alle associazioni del territorio che meglio rispondono alle caratteristiche e necessità del Service Learning. Si tratta di un lavoro preziosissimo svolto con cura, competenza, efficacia. Mettendo in campo la sua profonda conoscenza del non profit locale, il Centro servizi è in grado di individuare le organizzazioni più adatte a realizzare il laboratorio. Questo impegno meticoloso permette infatti di individuare realtà capaci di accogliere i giovani secondo una modalità che, attraverso una riflessione condivisa, punta a individuare cosa lui o lei possa fare nell’organizzazione e per l’organizzazione. Tale approccio valorizza le parti in gioco, è un elemento di qualità del progetto e ne determina il successo. Negli anni abbiamo collezionato dei riscontri importanti da parte degli studenti in termini di capacità trasformativa, di impatto, di segno positivo che lascia questa esperienza. Alcuni studenti degli anni passati hanno scelto di proseguire la loro collaborazione con le associazioni dopo il laboratorio, attraverso forme di volontariato vero e proprio. Alcuni ragazzi raccontano di aver cambiato il loro modo di pensare e vedere la propria professione nel futuro.”

Come la Pandemia ha cambiato il Service Learning

Il laboratorio 2020 era stato progettato con VOLABO e le altre associazioni partner in modo da svolgere le attività regolarmente, in presenza. Al momento dell’avvio è scoppiata l’emergenza sanitaria e questo ha costretto tutti a una revisione immediata dei  piani di lavoro. Alcune associazioni hanno scelto di fermarsi, altre hanno potuto rimodulare le azioni proponendo dei progetti realizzabili a distanza.

“A distanza di un anno – racconta Albanesi – molte delle organizzazioni che in quel momento così destrutturante hanno dovuto rinunciare sono tornate, perché hanno capito che gli studenti possono aiutarle a sviluppare le attività legate ad esempio alla presenza online o alla fornitura di alcuni servizi a distanza. Si tratta di una cosa che un anno fa non era assolutamente pensabile. Sono emersi bisogni nuovi dei quali le organizzazioni hanno preso coscienza e per i quali è stato riconosciuto il grande valore delle competenze degli studenti. La possibilità di fare Service Learning online (o in presenza garantendo il rispetto delle norme di sicurezza), ha sollecitato le associazioni che hanno visto in questo una vera e propria opportunità, anche di apprendimento condiviso.
Sulla base dell’esperienza 2020, quest’anno abbiamo scelto di coinvolgere gli studenti da subito  e di portare il loro punto di vista sui progetti proposti, e di valutare insieme, riflettendo sulle competenze e le qualità che possono mettere in campo, quali modifiche e correttivi potrebbero essere utili a migliorarli.
Il primo incontro dell’11 marzo tra studenti e organizzazioni è stato particolarmente positivo. Siamo riusciti a cogliere entusiasmo, coinvolgimento e voglia di mettersi in gioco da parte di tutti gli studenti, e questo nonostante fosse un incontro a distanza, su una piattaforma digitale. È un segnale importante, che dà valore all’investimento condiviso su questo progetto.”

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