Amianto: si deve sapere!

In via Casarini a Bologna una grande istallazione artistica realizzata dagli studenti delle Medie De André con l'Associazione Artecittà tiene viva la memoria della strage prodotta dall'amianto

Camminando per via Casarini a Bologna, in prossimità dell’angolo con via Malvasia, ci si imbatte nell’istallazione di un grande dipinto.  I colori brillanti e i disegni farebbero pensare a un allegro fumetto. Non è così. Ce lo comunica il grande titolo dell’opera Amianto: si deve sapere!, che nel suo silenzio suona come un grido, un monito, la necessità di far sapere, di non perdere la memoria nella quotidianità e nell’indifferenza, di affermare il diritto alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’illustrazione è frutto della creatività e la sensibilità delle ragazze e dei ragazzi delle classe 2^B della Scuola Media De’ André.  Il giovane gruppo, guidato dall’Associazione culturale Artecittà, in quattro tavole consecutive ha  raccontato la storia di una delle più grandi tragedie sul lavoro che hanno colpito la comunità bolognese  (e non solo): quella delle morti e malattie per amianto accaduta nello storico stabilimento delle OGR – Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato.

Dal progetto all’opera

L’opera conclude un lungo e intenso percorso ideato e curato da Artecittà con la collaborazione dell’Associazione Famiglie e Vittime dell’Amianto  Emilia-Romagna APS  (AFeV), delle RSU delle lavoratrici e i lavoratori delle Officine, di un gruppo di ex-lavoratori delle OGR e il sostegno del Quartiere Porto-Sragozza. Il progetto, che ha coinvolto la classe tra il 2018 e il 2019, ha portato le alunne e gli alunni ad approfondire:

  • il tema dell’amianto e della sua pericolosità
  • la storia specifica delle ex OGR di Bologna, della prolungata esposizione diretta all’amianto dei lavoratori e le lavoratrici, delle tragiche conseguenze questo ha avuto/ha sulla loro salute, e delle relative cause civili e penali
  • la normativa vigente per la tutela della salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

I diversi soggetti che hanno collaborato al percorso hanno portato la classe nel cuore del problema con testimonianze, racconti, informazioni, con le visite guidate all’istallazione artistica Il treno della memoria, sita all’ingresso delle ex OGR, al civico 25 di via Casarini e realizzata da Artecittà con la 5^Primaria Guidi nell’a.s. 2015-2016; al Museo delle OGR, collocato presso la sede dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Ascoltare, vedere, capire, andare in profondità nella conoscenza dei fatti non ha lasciato indifferenti gli alunni che, con estrema sensibilità, hanno impiegato tutte le loro energie per elaborare un opera condivisa da lasciare alla Città, come simbolo di una memoria che deve rimanere indelebile e deve continuare a parlare nel tempo con il suo linguaggio immediato – quello dell’arte – perché gli errori del passato non si ripetano.

Dopo il lavoro ‘storico e filologico’ la classe è stata suddivisa in quattro gruppi, ognuno dei quali ha lavorato a una delle tavole che compongono l’intero quadro. I ragazzi e le ragazze sono stati guidati nella progettazione grafica e nell’esecuzione materiale dell’opera dal responsabile artistico Giuseppe Parenti, che è scultore, muralista e decoratore, e dalla Presidente di Artecittà Nadia Brandalesi, decoratrice e mosaicista.

Le quattro tavole che compongono Amianto: si deve sapere!

1° Quadro. Tutti i pregi dell’amianto utilizzato dalle Ferrovie dello Stato per coibentare i rotabili ferroviari: più economica della coibentazione con sughero, quella con amianto garantiva treni più silenziosi, freschi d’estate e caldi d’inverno e soprattutto sicuri in caso di incendio.

2° Quadro. Le maestranze delle officine ferroviarie lavoravano a contatto diretto con le fibre di amianto, senza alcuna protezione e nella totale ignoranza del grave pericolo per la loro salute. Nelle pause di lavoro capitava addirittura che scherzassero fra loro giocando con palle di amianto.

3° Quadro. I delegati sindacali intuiscono la pericolosità dell’amianto e avviano la collaborazione con medici della Medicina del Lavoro, che entrano alle officine ferroviarie grazie all’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale e mettono  a conoscenza della pericolosità dell’amianto le lavoratrici e i lavoratori, che reagiscono aprendo una lunga vertenza con le Ferrovie per avere garantita protezione dall’amianto nelle Officine.

4° Quadro. Le gravi conseguenze dell’esposizione all’amianto: asbestosi, placche pleuriche e tumori (primo fra tutti il mesotelioma pleurico) colpiscono lavoratrici e lavoratori delle officine, senza risparmiare le addette alla mensa aziendale e, in alcuni casi, anche i loro familiari. A oggi sono morte 303 persone e altre ancora sicuramente moriranno nei prossimi anni. L’associazione AFeVA Emilia-Romagna assiste le famiglie, indirizzando ad adeguate cure le lavoratrici e i lavoratori malati e garantendo assistenza legale nelle cause civili e penali per un adeguato risarcimento materiale e per l’accertamento della eventuale responsabilità penale per quanto accaduto.

Un po’ di storia …

A fine giugno 2018 le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato di Bologna terminano la riparazione del treno ETR.485 n.36 protagonista dell’incidente di Cisternino del 2012 e chiudono per sempre, dopo 110 anni di servizio.
Sono state un luogo importante del tessuto industriale locale, che ha permesso lo sviluppo del sistema ferroviario, perché al loro interno  si svolgeva la manutenzione di locomotive e carrozze ferroviarie danneggiate da incidenti o avarie. Tuttavia sono state anche un luogo tristemente ricordato per le oltre 300 morti da amianto che ha causato e continua a causare.

L’amianto è un materiale a base di silicio dalla struttura microcristallina e fibrosa che,  quando si sfalda produce polveri sottili che si disperdono nell’atmosfera e, se respirate, possono raggiungere i polmoni.  A dispetto della sua etimologia – il termine deriva dal greco amiantos che significa, incorruttibile – la sua pericolosità è legata proprio alla sua degradazione.  L’inalazione di polveri di amianto può causare malattie che coinvolgono l’apparato respiratorio, in particolare i polmoni e la pleura come il mesotelioma pleurico e la asbestosi.

I primi studi relativi alla pericolosità dell’amianto affondano le radici nella fine dell’800 in Inghilterra e si moltiplicarono negli anni successivi, ma nonostante ciò, vennero minimizzati i rischi per la salute e il materiale – estremamente versatile – continuò ad essere largamente impiegato nell’industria di tutto il mondo, anche in Italia. | Per approfondire>>

Fino agli anno 80 del secolo scorso all’interno delle ex OGR è stato fatto ampio uso dell’amianto per la riparazione dei rotabili ferroviari. Nastro e corda d’amianto fino agli anni 50 nelle locomotive a vapore; e poi, da quella data, amianto sotto forma di cartoni per l’isolamento di alcune parti del riscaldamento elettrico, amianto spruzzato per la coibentazione delle carrozze. Solo partire dagli anni 80 e soprattutto negli anni 90 iniziò la sua dismissione affiancata da un’opera di bonifica, definitivamente conclusa intorno al 2000.| Per approfondire>>

Il rischio di esposizione all’amianto ha coinvolto oltre 3000 lavori e lavoratrici. In particolare ha coinvolto in maniera massiccia i costruttori di rotabili ferroviari, e i macchinisti di locomotive a vapore ed elettriche fino alla fine degli anni 70; successivamente, a partire dagli anni 80, ha coinvolto i manutentori di rotabili e, seppur in misura minore, altro personale delle ex OGR, nonché i viaggiatori (basti pensare alle polveri di amianto depositate lungo i binari e alzate dal vento).

Nonostante il Decreto Ministeriale del 18/4/1973 avesse ribadito il rischio di tumore correlato all’esposizione all’amianto il Servizio Sanitario interno delle FS non obbligava l’uso di protezioni e mascherine. Non solo, la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici non era consapevole di questi rischi perché allora non c’era la possibilità di avere una diffusione capillare dell’informazione come oggi.

La prima vertenza sindacale dei lavoratori delle ex OGR di Bologna risale al 1979. Grazie all’azione dei delegati sindacali e dei servizi di prevenzione sul territorio, dei lavoratori – si legge sul sito dell’AFeV – è iniziato un percorso che ha permesso di avviare un lungo e tormentato processo di messa in sicurezza degli impianti.  Solo con la Legge 27 marzo 1992, n. 257 del Ministero della Salute si decretò la cessazione dell’utilizzo dell’amianto e l’inizio di opere di bonifica.

Ad oggi sono oltre 300 il cui decesso è stato riconosciuto come collegato all’esposizione all’amianto, ma pare che il numero sia in realtà più alto, e purtroppo pare non essere finita.

A questo proposito l’AFeV scrive di questa strage che si poteva evitare, sulla base delle conoscenze scientifiche dell’epoca e di un uso adeguato e conforme alle leggi di moduli organizzativi, tecnici, e di protezione/informazione ispirati da logiche di prevenzione. La strage continua ancora oggi e i dati epidemiologici raccolti e resi pubblici nel 2017 dai Servizi di prevenzione della AUSL ne danno la misura per il passato, ma la realtà di queste morti continua ad accompagnarci e non se ne vede ancora la fine.

Le ex OGR sono ormai chiuse. Ciò che rimane è uno stabile di 120.000mq parzialmente bonificato, una profonda ferita per la comunità e una memoria che va tenuta viva.

Grazie al  Patto di Collaborazione tra l’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto Emilia Romagna aps ed il Comune di Bologna negli anni 2019-2020 si prevede la realizzazione di una ricerca storica ed etnografica storia delle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello stato di Bologna.

L’opera realizzata dai ragazzi delle scuole è certamente un tassello di questa memoria collettiva.

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