Arc en Ciel: un’accoglienza che cambia tutti

Intervista a Piero Stefani

La storia dell’associazione

Quest’anno Arc en Ciel compie 30 anni. L’associazione è stata fondata per accogliere i migranti nel periodo del primo grande flusso migratorio proveniente dall’Africa.

L’accoglienza in un centro creava spesso condizioni di costrizione e non consentiva loro una relazione con l’esterno. Era quindi importante cambiare questa situazione, per dare un’accoglienza più familiare, cioè farli vivere in appartamenti con poche persone e non sempre della stessa provenienza etnica. L’accoglienza dei rifugiati politici era infatti subentrata a quella economica precedente, ed era quindi cambiato il modo di gestire il centro. Il discorso dei rifugiati politici era infatti più pressante: nel centro di accoglienza arrivavano tantissime persone in attesa di posti letto che non potevamo dare. Superando il discorso del Centro d’accoglienza, abbiamo trasformato una canonica in appartamenti.

Era inoltre importante non solo difendere i loro diritti ma aiutarli anche a superare le loro differenze attraverso la relazione che si creava negli appartamenti. L’associazione si è poi resa conto che c’erano nuove esigenze, ad esempio il ricongiungimento tra famiglie. Abbiamo quindi creato un centro dedicato solo a coloro che volevano ricongiungersi, grazie a un percorso con le amministrazioni comunali. Ci si attivava per far arrivare mogli, figli, fratelli, genitori.

Arrivò poi la necessità di dare accoglienza ai giovani che venivano accolti in centri per minori e che, diventando maggiorenni, non riuscivano poi ad avere un sostegno. Creammo quindi un centro per neomaggiorenni.

La nuova politica che adottammo fu inoltre quella di insistere con i proprietari di alcuni appartamenti di affittare le loro case ai ragazzi. C’è grande difficoltà ad accogliere gli immigrati. Perciò abbiamo iniziato a garantire come associazione circa 150 appartamenti nella zona di Bologna, che gli immigrati lavoratori potessero affittare. Dopo 3-4 anni di affitto avveniva un cambiamento, perché si otteneva la fiducia del proprietario, a cui seguiva un affitto diretto intestato ai migranti.

Fuoco: conoscere le differenze culturali

La trasformazione avviene proprio attraverso la relazione, la conoscenza delle differenze culturali. Certo, vale sempre il discorso del “tu devi conoscere le leggi del nostro paese, tu devi imparare le nostre regole”, perché serve a trovare lavoro e a integrarsi. Ma è anche importante conoscere quelle che sono le differenze di chi arriva.

Come abbiamo detto, l’immigrazione per motivi economici è stata poi superata dall’immigrazione di tipo politico, legata a situazioni di conflitto bellico. È anche cambiata la tipologia del cittadino che arrivava. Un tempo chi arrivava era molto povero e spesso anche culturalmente molto povero e più avanti di età. Col tempo sono arrivati giovani africani e asiatici che avevano frequentato scuole nei loro paesi. Ora con loro si può comunicare in inglese e poi cominciano a studiare l’italiano. È importante quindi che l’insegnamento della lingua non sia solo episodica, a opera di insegnanti spesso volontari, ma che sia ben progettato e garantito.

Acqua: cambiare noi e loro

Come associazione abbiamo portato a processi di cambiamento. Ci chiediamo se questo cambiamento è stato a favore nostro oppure a favore degli immigrati. Noi come associazione siamo cambiati. Non solo interiormente a seconda delle situazioni, ma la domanda è “Siamo riusciti a incidere nelle amministrazioni, nella comunità per cambiare il punto di vista?”. Dal 1988 al 2007 sono passate da noi 1200 persone di 44 paesi diversi, per le quali stiamo facendo una ricerca, per capire dove sono andati.
Gli immigrati hanno infatti una volontà che a noi manca; noi abbiamo vicini gli affetti, mentre loro sono lontani da tutti, sono soli e quindi solo la loro forza li fa andare avanti. Questa ricerca mostra che 300 di loro hanno Facebook, e attraverso questo social comunicano tra di loro. Quindi anche qui vediamo una sorta di relazione. Lo scopo è quello di celebrare i 30 anni dell’associazione, ma anche capire quanti hanno realizzato il loro progetto di vita. Per ora ne stiamo contattando molti. I neomaggiorenni di cui parlavo, molti di loro afghani, spesso hanno una famiglia con persone anche di origini diverse da loro. E inoltre hanno attività imprenditoriali avviate da loro stessi!

Per informazioni:

Via Malvezza 3431 –  40050 Casalecchio dei Conti, Gallo Bolognese, Bologna
associazione@arcenciel-onlus.it | 051.6941431 – 320.0825132
http://www.facebook.com/ArcenCielOnlus/http://www.arcenciel-onlus.it/

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