Ass. Don Paolo Serra Zanetti. AIUTARE I POVERI

Intervista a Pier Giorgio Maiardi

Un prete di nome Paolo Zanetti

L’associazione è nata nel 2005 grazie a Don Paolo Zanetti, un prete che unisce in sé due caratteristiche: la caratteristica dello studioso, poiché era appassionato di cultura, letteratura, lettere antiche, filologia. Era un docente universitario e in questo ambiente godeva di grande stima e considerazione. L’altra caratteristica era la sua attenzione particolare agli emarginati, coloro che erano esclusi dalla società. Loro trovavano in lui una persona con cui parlare, che li ascoltava e non tanto un prete che facesse loro la carità. Questi poveri lo seguivano dappertutto, anche nelle sue lezioni universitarie, tanto che in ambiente universitario poteva diventare una cosa imbarazzante: queste persone venivano scambiati per dei “fuori corso” da coloro che non li conoscevano e che non conoscevano la storia di Don Paolo.

Don Paolo inoltre quando celebrava la messa, era assistito da questi poveri. Qualcuno di intemperante interloquiva anche durante le celebrazioni; perché spesso i poveri sono di tutti i tipi, bevono, sono emarginati. A me è sempre rimasta impressa una scena: ero verso via Castiglione, in un bar all’angolo, e l’ho visto fumare insieme a queste persone e lo faceva in maniera buffa pur di stare con loro. Don Paolo ha sempre rifuggito l’organizzazione di questa carità che faceva agli emarginati, non voleva essere a capo di un’associazione.

Una volta morto, gli amici hanno voluto curare questa gente che lui seguiva; per questo motivo un anno dopo, nel 2005, si sono costituiti in associazione. Lui non l’avrebbe aperta, non l’avrebbe mai voluta. Eppure a quel punto era inevitabile, ma non si può pensare che un’associazione possa sostituire una persona. Perché una persona non è programmabile, mentre l’associazione deve darsi delle regole.

Lo spirito dell’associazione è fondato principalmente su due pilastri: il mantenimento della memoria di don Paolo. Una memoria che non sia né romantica e né fredda, bensì viva. Abbiamo quindi raccolto gli scritti, i detti registrati e alcune parole tratte dalle sue omelie. Ci siamo quindi impegnati a pubblicare opuscoli, libretti. Come secondo pilastro ci siamo impegnati nel proseguimento della carità verso questi poveri cercando di seguire lo stile di don Paolo, e quindi con semplicità e carità. Molte di queste persone sono poi morte, e ora ci occupiamo di una novantina di persone. Sono spesso singole famiglie con difficoltà di diverso tipo.

I nostri elementi

Per me l’elemento fondamentale è quello dell’aria, la relazione, perché l’associazione tenta di mantenere viva e concreta la presenza di don Paolo tra le persone, in maniera reale e non raccontata. Il secondo elemento è l’acqua, perché l’associazione porta le persone al cambiamento della loro situazione. Alcune di queste persone possono essere portate all’autonomia mentre altre vanno aiutate nella loro condizione, affinché non si sentano emarginate.

Come facciamo a fare questo? Noi ci rendiamo conto della scarsità dei nostri mezzi e dei nostri limiti. Per questo la prima cosa che facciamo è quella di metterli in rapporto coi servizi, affinché fruiscano delle principali opportunità che la comunità offre. Ci poniamo il problema delle previdenze disposte dalla Regione come il reddito di inclusione e facciamo in modo che queste persone possano usufruirne. E poi forniamo loro, come aiuto più concreto, il banco alimentare che realizzato sia grazie alla cooperazione con il Banco Alimentare di Imola, sia mediante acquisti effettuati direttamente dall’associazione.

Il nostro rapporto però non si limita esclusivamente all’elemosina, ma incontriamo mensilmente queste persone e ci facciamo raccontare i loro vissuti. È inoltre importante interpretare la situazione di chi abbiamo di fronte, poiché ci sono persone che hanno bisogno di appoggiarsi e altre che invece hanno solo bisogno di parlare.

Per informazioni:

http://donpaolino.it/ | Via del Monte, 5, 40126 Bologna BO | 345 5562306

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