Associazione U.V.a. P.Ass.A. si racconta

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Cosa fa la tua associazione?

U.V.a. P.Ass.a. – Unione Volontari al Pratello ASSociazione d’Aiuto opera all’interno del carcere minorile “Siciliani” di Bologna, detto “Pratello”. L’obiettivo dei volontari è quello di stringere relazioni gratuite e trasparenti con i minorenni temporaneamente reclusi nella struttura, con un fine educativo e ricreativo (ma le due cose sono poi così differenti?). A livello pratico, ma senza scendere troppo nei dettagli, entriamo sabato e domenica in carcere, proponendo attività di confronto, di educazione all’espressione, di sensibilizzazione su tematiche di interesse sociale alla luce della Costituzione italiana, ma anche ludiche e ricreative, oltre che condividendo l’”ora d’aria” con i ragazzi detenuti. Una volta al mese entriamo a cenare con loro. Partecipiamo inoltre a progetti più a lungo termine per sensibilizzare la cittadinanza al tema della corresponsabilità o per promuovere un’autonomia sempre maggiore dei ragazzi del carcere.

Attualmente stiamo portando avanti un progetto sulla sensibilizzazione ai diritti e ai doveri dei cittadini e degli stranieri in Italia, in collaborazione con i Garanti per l’infanzia e per l’adolescenza, e dei diritti delle persone sottoposte a misure limitative della libertà personale della Regione Emilia Romagna

U.V.a. P.Ass.A. entra, inoltre, nella comunità per Minori Stranieri Non Accompagnati del Villaggio del Fanciullo, tenendo presenti gli stessi obiettivi che in carcere.

 

Racconta brevemente un’esperienza positiva e che ti ha dato soddisfazione che rappresenti il lavoro della tua associazione.

L’anno scorso abbiamo proposto due cene aperte alla cittadinanza. Abbiamo proposto ai ragazzi in carcere di fare da mangiare (c’è un laboratorio di ristorazione) e assieme a loro abbiamo deciso il menù, abbiamo preparato le tovaglie e tutto il necessario per abbellire la “sala da pranzo”. Ogni week-end, per 2-3 mesi, è stato dedicato a questo.

Le sere stesse delle cene si respirava un bel clima di amicizia e di soddisfazione, sia tra i ragazzi, che tra i volontari, che, infine, tra gli ospiti.

Attività come questa riassumono tutti gli obiettivi di U.V.a. P.Ass.A.: sensibilizzare all’esterno, facendo cadere i pregiudizi, costruire all’interno.

 

Racconta brevemente una esperienza difficile che rappresenti la complessità del lavoro della tua associazione.

Il servizio in carcere è sempre molto complicato. Si intersecano infatti fattori emozionali, pratici, caratteriali con altri, altrettanto complessi, di tipo burocratico e istituzionale. E’ molto complicato riuscire a formare tutti i volontari ad un rispetto amichevole ma al tempo stesso educativo, ad un rapporto che quindi sia empatico ma distaccato al tempo stesso.

Una cosa molto difficile nel nostro servizio è coinvolgere i minori temporaneamente detenuti nelle attività, che tendono a trattare sottogamba e a svalutare. Altrettanto complesso è riuscire a creare un proficuo percorso di formazione dei volontari, a cui è richiesta una buona capacità relazionale. Difficile da gestire è anche il rapporto con qualche ragazzo in carcere che magari ti ha “preso di mira”.

Di esperienze che mostrano la complessità del nostro tipo di volontariato ne abbiamo a sacchi!

 

Se incontrassi il genio della lampada e potessi esprimere solo tre desideri per migliorare la situazione nelle carceri italiane, quali desideri esprimeresti?

Beh, essendo il genio della lampada, punto in alto. Esprimerei tre desideri progressivi, da realizzarsi uno dopo l’altro. Sarebbe sbagliatissimo, infatti, non rispettare l’ordine:
creare una forte rete sociale, sensibile e capace di accogliere ed integrare minorenni e maggiorenni in situazioni di forte disagio. Rafforzare quindi anche le comunità per minori e il loro ruolo nella comunità sociale
burocrazia più snella, capace di lavorare sui documenti dei ragazzi in maniera efficace e veloce
chiudere le carceri minorili.

 

Come è nata l’idea di realizzare un progetto insieme alle altre associazioni del territorio che lavorano negli istituti di pena bolognesi?

L’idea è partita da VOLABO. Al Csv è infatti venuta l’idea di convocarci per vedere se avevamo voglia e modo di partecipare ad un progetto su grande rete. La voglia c’era e l’impegno ce lo stiamo mettendo.

 

Immagina che Cris, volontario della tua associazione, a causa di un incantesimo cada in un sonno profondo da cui si risveglia solo qualche giorno dopo la chiusura del vostro progetto. Quali cambiamenti pensi che ritroverebbe nel modo di fare volontariato della sua associazione?

Spero che Cris (ma nome c’hai?) si ritrovi in una associazione
capace di una più proficua e aperta formazione per i volontari
più a conoscenza di ciò che si muove nel mondo del disagio estremo minorile
più inserita e capace di “usare bene le energie”, alleandosi e collaborando in maniera sinergica con le altre associazioni
più serena

 

Immagina che Cris, studente nell’istituto superiore in cui è intervenuta la tua associazione nell’ambito di FuorieDentro, a causa di un incantesimo cada in un sonno profondo da cui si risveglia solo qualche giorno dopo la chiusura del vostro progetto. Quali cambiamenti rispetto ai temi di FuorieDentro pensi che ritroverebbe nei compagni di scuola che hanno seguito i vostri interventi in classe?

Che coincidenza, Cris, ti chiami con lo stesso nome di un nostro volontario! I cambiamenti che spero che Cris noti nei suoi compagni non consistono in conoscenze maggiori, ma in una differente prospettiva, semplicemente più ampia. Sarebbe bello che i suoi compagni chiamassero il Pratello “il nostro carcere” e non semplicemente “il carcere”. L’obiettivo principale dei nostri interventi a scuola è, infatti, proprio la promozione della corresponsabilità sociale: “se loro sono dentro, anche noi c’entriamo”.

 

 

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