Atti del convegno “I teatri della salute mentale sul palco con Basaglia dopo 40 anni”

Escono gli atti del convegno "I teatri della salute mentale. Sul palco con Basaglia dopo 40 anni" che si è svolto il 28 maggio 2018 presso Teatro Arena del Sole a Bologna. Un affascinante lavoro di documentazione della formazione di una rete nazionale delle esperienze teatrali per la salute mentale e del suo riconoscimento da parte delle politiche culturali e sanitarie a livello nazionale come strumento per lo sviluppo del benessere di comunità e della coesione sociale

Ivonne DoneganiAntonella Lazzari Maria Francesca Valli del coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale hanno curato la pubblicazione degli atti del convegno I teatri della salute mentale. Sul palco con Basaglia dopo 40 anni che si è tenuto il 28 maggio 2018 presso il Teatro Arena del Sole a Bologna.

A quarant’anni dalla legge Basaglia e dall’approvazione della legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale, il convegno ha voluto ribadire e rilanciare il valore dell’esperienza più che decennale del teatro per la salute mentale della regione Emilia-Romagna. L’evento è stato promosso dai Dipartimenti di Salute mentale e dipendenze patologiche della regione al fine di riconoscere il teatro della salute mentale nelle nuove vesti sia di buona pratica per il miglioramento del benessere dei cittadini, sia di potente volano per attivare processi di partecipazione e di creazione del welfare culturale. La giornata-studio si è configurata, inoltre, come un invito alle compagnie e ai Dipartimenti di Salute mentale italiani, per iniziare a costituire la prima rete nazionale dei teatri della salute mentale.

Vasta la rete di soggetti co-autori, collaboratori e sostenitori di questo percorso di riconoscimento istituzionale, economico e sociale del teatro per la salute mentale come soggetto e strumento di sviluppo di comunità. Vasta quindi la sezione di crediti e ringraziamenti in appendice alla pubblicazione.

Regione Emilia-Romagna Assessorato Cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità e Assessorato Politiche per la salute, Città metropolitana di Bologna- Istituzione Gian Franco Minguzzi, ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione- Arena del Sole, Arte e Salute Onlus.

I Dipartimenti di Salute mentale e Dipendenze Patologiche delle AUSL di Bologna, Imola, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e della Romagna, A.S. Vo. O.D.V. (ente gestore di VOLABO), Dipartimento di Psicologia Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Ferrara.

Il gruppo di coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale: Rosa Ambrosino (DSM-DP AUSL di Modena), Nevio Baruffi (DSM-DP AUSL Romagna), Ivonne Donegani (Coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale), Paola Longhi (DSM-DP AUSL Romagna) Marco Martinelli (DSM-DP AUSL di Piacenza), Cinzia Migani (A.S.Vo. [ente gestore VOLABO]), Luigi Palestini (ASSR), Maria Palladino (DSM-DP AUSL di Reggio Emilia), Roberta Panizza, Patrizia Ceroni (DAI-SMDP di Parma), Andrea Parma (DSM-DP AUSL Romagna), Ennio Sergio (DSM-DP AUSL di Imola), Angela Tomelli (DSM-DP AUSL di Bologna), Maria Francesca Valli (Istituzione Gian Franco Minguzzi), Bruna Zani (Istituzione Gian Franco Minguzzi), Antonella Lazzari (Istituzione Gian Franco Minguzzi).

Media partner dell’evento è Psicoradio
tavola rotonda "fare rete: servizi, teatri, associazioni e università"
tavola rotonda "gli “attori” dell’esperienza regionale "

Ci lasciamo condurre da due delle curatrici del volume nella lettura di questo imprescindibile lavoro di documentazione del processo di riconoscimento della rete di teatri per la salute mentale che verrà presto integrato naturalmente dagli atti del successivo convegno del 2020.

Il valore del teatro per la salute mentale

“Nel 2016 l’Assessorato alla cultura e l’Assessorato alle Politiche alla salute hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con i rappresentanti dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi e dell’Associazione Arte e Salute Onlus che vede il supporto di VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna, Università degli Studi di Bologna e Ferrara e Agenzia Sanitaria e Sociale della Regione Emilia – Romagna. Fra le diverse azioni, grazie a questa collaborazione 10 tra le compagnie e i gruppi teatrali del progetto regionale Teatro e Salute Mentale sono entrate a fare parte dei cartelloni della stagione dei maggiori teatri cittadini grazie al coordinamento di Ater e Centro Diego Fabbri di Forlì” ci spiega Ivonne Donegani, già direttrice del DSM-DP dell’AUSL di Bologna e ora membro del coordinamento regionale Teatro e Salute mentale e socia di Arte e Salute Onlus, introducendoci agli atti del convegno 2018. Questo passaggio ufficiale di Teatro e Salute Mentale dal mondo sanitario al mondo culturale rappresenta un’importante innovazione delle politiche regionali: le nostre compagnie teatrali sono riconosciute istituzionalmente non solo come valide pratiche di salute pubblica ma anche come veri e propri prodotti culturali con una funzione di sviluppo e benessere per l’intera comunità”.

Donegani prosegue: “da questo punto di vista il teatro, che si rivelò fondamentale nel movimento politico e culturale verso la chiusura degli ospedali psichiatrici, si conferma oggi essere catalizzatore di cambiamento verso la coesione e il benessere di una comunità. In altre parole gli spettacoli delle compagnie per la salute mentale rappresentano ciò che il Marco Cavallo  di Basaglia e collaboratori rappresentò per la chiusura dei manicomi ossia la raffigurazione del percorso di emancipazione dal pregiudizio e dall’esclusione delle persone e della comunità in cui vivono. È proprio questa forza iconica a distinguere e caratterizzare i nostri spettacoli come prodotti culturali capaci di grandi trasformazioni sociali”.

“Assistere a uno spettacolo delle compagnie teatrali per la salute mentale è un’esperienza unica” ci racconta Maria Francesca Valli dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi “Ed è questa originalità a rendere il teatro nella salute mentale una pratica estremamente innovativa sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista prettamente artistico. L’interpretazione degli attori attinge a una esperienza di vita profonda e intensa che riesce a toccare e a fare vibrare le corde emotive ed esistenziali degli spettatori. In questo modo il pubblico viene direttamente coinvolto nella lotta per il riconoscimento della dignità di ciascuna persona, quale ne siano la biografia e le caratteristiche, che viene messa in scena. Uscire dai luoghi di riabilitazione terapeutica e fare teatro nei luoghi di produzione culturale tout court quali i teatri, le scuole, i centri di arte e spettacolo così come i centri civici vuole dire, da una parte, poter coinvolgere la comunità e la cittadinanza in questo processo di affermazione dei diritti delle persone e, dall’altra, arricchire le arti espressive con una nuova genuinità nella recitazione e nella relazione con il pubblico”.

Il coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale nasce nel 2006 e riunisce le esperienze di teatro nate all’interno dei o  in collaborazione con i Dipartimenti per la Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Emilia-Romagna con il supporto di VOLABO e dell’Università degli Studi di Bologna e Ferrara. Da più di 15 anni promuove esperienze di integrazione sociale e lavorativa attraverso il teatro. “Ma il vero elemento rivoluzionario degli spettacoli delle nostre compagnie”, chiarisce Donegani “sta proprio nel riuscire a rompere gli stereotipi e i confini tra persone sane e persone malate così come tra il dentro e il fuori la società civile. I nostri spettacoli aprono a nuove possibilità di condivisione e comunicazione con il pubblico in cui la salute e il benessere riguardano tutti così come i percorsi di reintegrazione esistenziali e sociali delle persone”.

“Come promotori di questa esperienza consideriamo la pubblicazione degli atti dei convegni dedicati al teatro per la salute mentale un lavoro di documentazione del processo di formazione di una rete nazionale delle esperienze teatrali per la salute mentale e del suo riconoscimento da parte delle politiche culturali e sanitarie a livello nazionale per lo sviluppo del benessere di comunità e della coesione sociale” spiega Donegani.

Una lettura veloce degli atti

alessandro bergonzoni
incursione teatrale di "exit" di Imola
Dopo una introduzione agli atti della stessa Ivonne Donegani dal titolo Perché è necessario un teatro per la salute mentale? la pubblicazione segue il programma del convegno del 2018 quindi i primi capitoli coincidono con i saluti istituzionali di Claudio Longhi, direttore ERT Emilia Romagna Teatri Fondazione; Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura RER; Mila Ferri, Area Salute mentale e dipendenze patologiche RER. All’apertura dei lavori da parte del moderatore Giovanni Anversa, vicedirettore di RAI 3, seguono i capitoli che riportano i primi due interventi della mattinata ossia Il sentiero del teatro accanto alla follia (1969-2018)  di Giuliano Scabia, scrittore e drammaturgo e Per una salute mentale del teatro di Claudio Ravani, DSM DP AUSL Romagna. Si passa ai contenuti della tavola rotonda dal titolo L’importanza di fare rete: servizi, teatri, associazioni e università  moderata da Ivonne Donegani insieme a Paolo De Lorenzi del Centro Diego Fabbri di Forlì. In questa sezione si ritrovano gli interventi dei partecipanti alla discussione ossia Tilde Barbieri di Insieme a Noi (MO), Luisa Cimatti di E Pass E Temp (Imola), Cinzia Migani di VOLABO e Bruna Zani di Università di Bologna e Istituzione Gianfranco Minguzzi. Chiudono la sezione degli atti della prima parte del convegno le seguenti relazioni: Il valore della partecipazione culturale di Michele Trimarchi, economista della cultura; Teatro e sociale in Emilia Romagna di Cristina Valenti, Università di Bologna; Il teatro è l’altro di Gianni Manzella, scrittore di cronache teatrali.

La seconda parte degli atti si apre con l’intervento\performance di Alessandro Bergonzoni, noto artista, che precede la trascrizione della tavola rotonda dal titolo Verso una rete nazionale delle compagnie per la salute mentale coordinata da Massimo Marino, saggista e critico teatrale. Gli interventi riportati in questo capitolo sono di: Claudio Misculin Marzia Ritossa di Accademia della Follia di Trieste; Maria Elena Leone Elisabetta Felicetti di Teatro del Mare di Taranto; Maria Nacci di DSM DP AUSL Taranto; Elena Galvani Donatella Cicolini di Strada Nova Slow Theatre di Trento; Claudio Agostini di DSM DP AUSL di Trento; Alessandro Fantechi di Coordinamento Teatro Come Differenza della Toscana; Maurizio Miceli di SOS Salute Mentale Adulti Firenze 3; Naeem Malik | Attore. Dopo le incursioni\performace di alcune delle compagnie teatrali presenti, seguono gli atti dell’intervista Gli “attori” dell’esperienza regionale che Massimo Marino rivolge a Angelo Fioritti del DSM DP AUSL di Bologna, Fabrizio Starace del DSM DP AUSL di Modena, Andreina Garella di Festina Lente Teatro di Reggio Emilia, Nanni Garella di Arte e Salute di Bologna, Davide Camporesi di TTO di Rimini e, Michael Tampanella  di Diurni e Notturni  di Piacenza. Infine sono trascritte le conclusioni a cura di Gianni Cottafavi della RER – Servizio Cultura.

Chiude la pubblicazione una appendice che include, dove possibile, le sceneggiature delle “incursioni teatrali” messe in scena durante la giornata, la presentazione di ogni compagnia teatrale della rete regionale e nazionale intervenute e una sezione biblio\sitografica sul teatro per la salute mentale in Emilia Romagna. Le compagnie teatrali a cui è dedicata una scheda sintetica di presentazione sono: Arte e Salute (Bologna), Diurni e notturni (Piacenza), Festina Lente Teatro (Reggio Emilia), La Compagnia Exit (Imola), Fuori di Teatro (Fidenza, Pr), I Fuali (Modena), Il Dirigibile (Forlì), Laboratorio Teatrale (Castelfranco Emilia MO), Lenz Fondazione (Parma), Tabù e la banda Tambù (Imola), Teatro dei Venti-L’albatro (Modena), Teatro Strano (Modena), Trattamento Teatrale Obbligatorio (Rimini), Il teatro incontra la danza, Incursioni…la meraviglia del Sirtaki ( progetto di Cesena), Accademia della Follia (Friuli Venezia Giulia), Coordinamento Teatro come Differenza (Toscana), Strada Nova Slow Theatre (Trentino Alto-Adige), Teatro del Mare (Puglia). La sezione bibliografica invece contiene delle presentazioni dei testi citati anche in questo articolo.

Intervista a Ermanno Tarozzi, presidente di A.S.Vo. ODV (ente gestore di VOLABO)

Non possiamo dimenticare che nel portare il teatro della salute mentale tra la gente, il volontariato e l’associazionismo hanno avuto un ruolo fondamentale rendendo più fluido e naturale il dialogo tra il mondo sanitario e quello culturale e civico grazie alla capacità di mediazione e prossimità delle associazioni di famigliari e utenti e delle organizzazioni di volontariato per l’assistenza alle persone. Queste reti progettuali dimostrano di avere un impatto sorprendente non solo sui destinatari finali ma anche sulle comunità locali. Cfr. Una fotografia del teatro per la salute mentale Una ricognizione sul territorio della Regione Emilia-Romagna a cura di Maria Francesca Valli>>

In questa prospettiva di promozione del volontariato per la salute mentale A.S.Vo. O.DV., ente gestore di VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna, aderisce al Coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale e al protocollo del 2016 citato in apertura. Ermanno Tarozzi, presidente di A.S.Vo. ODV, ente gestore di VOLABO, accompagna la pubblicazione degli atti con una recensione che dà anche testimonianza della presenza e funzione del volontariato nel lavoro di comunità innescato dal teatro per la salute mentale.

Ci sono tanti modi per celebrare una parola magica come libertà: la musica, la canzone, l’urlo spasmodico, dare la propria vita per ottenerla o dedicarvi l’intera esistenza. La scelta del teatro è intelligente e coraggiosa soprattutto quando si tratta di associarla ad un nome, quello di Franco Basaglia, che ne è già di per sé una delle più conosciute espressioni. Un nome legato indissolubilmente alla liberazione dei “detenuti” (perché questo è il termine più appropriato) nei manicomi del nostro Paese, consapevoli o inconsapevoli che fossimo noi tutti delle condizioni di coloro che lì erano costretti a vivere.

Nei primi anni sessanta dirigevo l’Ufficio Studi della Provincia di Bologna dove si svolgevano quelle elaborazioni statistiche che avrebbero contribuito a dare il via al Servizio Sanitario Nazionale.  Figura di riferimento di quel progetto era un medico che prestava la propria opera presso l’Ospedale psichiatrico Roncati di Bologna, il suo nome era Gian Franco Minguzzi. Già allora parlava dell’esigenza di creare un modo nuovo di pensare la psichiatria, quello della salute mentale. Un binomio sconosciuto ai più ma, soprattutto, inviso a coloro che ritenevano i cosiddetti matti, una specie umana non degna di attenzione. Persona gentilissima e cordiale seppure severo nel suo modo di esprimersi perché ben consapevole di dover far capire ai giovani studiosi dediti alla scienza triste dei numeri, il significato di quel binomio. Raccontava della condizione dei reclusi e del loro modo di vivere le loro giornate, riuscendo ad incantare, ma anche per certi versi a spaventare, gli addetti ai numeri suscitando in loro senso di colpa, sì, ma anche una nuova consapevolezza che li induceva a lavorare con sempre maggior impegno e dedizione sotto il coordinamento dell’allora Assessore alla Sanità della Provincia di Bologna, il prof. Mario Cennamo.

Poco tempo prima (N.d.R. 1964)  in questa prospettiva venne organizzato proprio a Bologna il primo convegno di psichiatria sociale i cui atti sono contenuti nel volume Processo al manicomio. L’iniziativa ebbe notevole risonanza pur nelle aspre contrapposizioni delle tesi esposte. Tra le più avveniristiche quella del francese Henry Duchene esposta in un intervento dal titolo L’azione della psichiatria nella comunità ovvero il servizio pubblico di sanità mentale. (cfr. Processo al manicomio: atti del Convegno nazionale di psichiatria sociale: Bologna, 24-26 aprile 1964, a cura di Unione regionale delle provincie emiliane, Leonardo edizioni scientifiche, 1964)

Ma tornando agli atti che recensiamo e che ho piacevolmente scorso, la scelta intrapresa dai promotori del convegno e della rete, regionale prima e nazionale nell’immediato futuro, del teatro non solo per la salute mentale degli individui ma anche per il benessere di una comunità, è il trait d’union di tutti gli interventi che si sono susseguiti nella giornata, dall’introduzione di Donegani alle conclusioni di Cottafavi. Seppure in altra parte si affermi che Basaglia non volesse sentir parlare di teatro e psichiatria, teatro e musica …. è ben vero però che il fiorire di innumerevoli iniziative così ben rappresentate negli atti, sia un segnale che ciò che desiderava si stia lentamente realizzando ossia l’abbattimento dei muri sociali e politici che tenevano separati il disagio psichiatrico e la cittadinanza.

Il Terzo Settore ha un ruolo molto definito in questo processo sia nella promozione del teatro per la salute mentale sia nell’approssimarsi di tali pratiche agli spazi quotidiani della società civile.

Per informazioni

Maria Francesca Valli | minguzzi.salutementale@cittametropolitana.bo.it

Tutte le immagini a corredo di questo articolo sono tratte da Gli atti del convegno 2018 “I teatri della salute mentale sul palco con Basaglia dopo 40 anni”. L’immagine principale rappresenta l’incursione teatrale a cura della compagnia modenese I Fuali

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