AVIS: l’emozione del donare

Intervista a Dario Bresciani

L’Avis nasce nel 1927 a Milano. Nasce dalla sensibilità del dottor Formentano che vide morire di parto alcune donne perché mancava sangue. A Bologna l’associazione si costituisce nel 1939.
Bologna è una città che ha delle eccellenze sanitarie; ha un centro trapianti tra i più evoluti a livello europeo. A Bologna l’associazione si occupa esclusivamente della gestione dei donatori che in città sono circa 7 mila, mentre tutta la parte sanitaria viene gestita dall’azienda USL.

Volontari che donano sangue

Una decina di anni o qualcosa di più avevamo un trend che era in salita e mi ricordo che avevamo l’obiettivo di raggiungere i 30 mila donatori nell’arco di un paio di anni. Eravamo a 28/29 mila. Da lì invece abbiamo avuto un trend in calo. Fino ad arrivare ad oggi che abbiamo intorno ai 24 mila donatori. La crisi economica ha contribuito non poco su questo. Molti donatori avevano problemi con il proprio datore di lavoro perché la crisi era tale che erano restii a concedere la giornata di riposo, pertanto c’era qualche donatore che magari aveva anche il timore di perdere il posto.
Noi facciamo una classificazione dai 18 ai 25 e dai 26 ai 35 e la prima fascia, i giovanissimi, sono il 10% dei nuovi donatori. Fino a qualche anno fa di questi giovani le donne erano solo il 30%, adesso però sono alla pari.
Lo zoccolo duro dei donatori ha tra i 35 e i 55 anni perché sono persone che ormai sono stabilizzate nella famiglia, nei modi di vivere. Sono magari anche più attenti all’aspetto solidaristico e sono anche più costanti nella donazione.

Volontari che donano tempo

I volontari dell’associazione sono una figura rara perché, anche se ci sono tantissimi volontari al nostro interno, questi sono tutti anziani. Non riusciamo a catturare l’attenzione dei giovani anche se li incontriamo nelle manifestazioni di strada, alle feste di piazza alle quali partecipiamo con i nostri gazebo.
Oggi come oggi si è perso un po’ il senso della solidarietà. Lo vediamo purtroppo tutti i giorni, manca l’attenzione al prossimo. C’è la paura del diverso, che diverso non è. E questo influisce su tutti i livelli, anche per quanto riguarda la donazione del sangue.
Forse perché si pensa che c’è sempre qualcun altro che lo fa, ma bisogna rendersi conto che l’AVIS è costituita da persone, da persone che donano il sangue. Se queste persone smettono di donare il sangue, il sangue finisce. Donare il sangue è anche una forma di attenzione verso se stessi.

A chi andrà il mio sangue?

Io non saprò mai il mio sangue a chi è andato. È andato a un bambino? A un adulto? A una signora anziana? A una nonna che aveva bisogno del mio sangue? A una persona che ha avuto un incidente? A una persona che è un ammalato oncologico? Non lo so. Io so che comunque è andato a fin di bene. Quei 450 cc che mi vengono tolti periodicamente so che sono andati a buon fine.
Da novembre del 2005 sono stati emanati i nuovi decreti sulla materia che permettono di donare fino ai 70 anni. Dopo i 65 anni si dona tendenzialmente due volte all’anno. Non di più, perché dobbiamo anche considerare che noi facciamo il nostro mestiere di donatori per fare del bene agli altri donando il nostro sangue e dobbiamo sempre fornire al prossimo che ha bisogno, un prodotto eccellente.

Quel qualcosa che manca

Premetto che non ho mai guardato l’ago in vena perché ho paura dell’ago. Ho fatto 140 donazioni ma non ho mai guardato. Guardo solo dopo senza problemi. Guardo la sacca dove è il mio sangue.
Quando sento il mio sangue che scorre e va in questa sacca, provo una sensazione bellissima perché so che una parte di me andrà a qualcuno che ne ha bisogno. Io offro qualcosa di mio, di veramente mio. Questa sacca di sangue è proprio un dono e un momento di solidarietà nei confronti di qualcun altro che non saprò mai assolutamente chi potrà essere. E la cosa non mi interessa. Mi interessa solo che questo vada a buon fine. Ma non sono l’unico a pensarla così; parlando con altri donatori, anche loro sentono qualcosa dentro che non sanno esprimere a parole. Tant’è vero che quando si arriva alla fine della carriera di volontario e ti dicono “Guardi, mi dispiace ma questa è la sua ultima donazione…”, si sente che manca quel qualcosa dentro di te.

Per informazioni

https://bologna.avisemiliaromagna.it | 051.388688 | bologna.comunale@avis.it

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