C’è chi è ai domiciliari per l’emergenza Covid-19 ma una casa non ce l’ha. Ce ne parla A.Vo.C

A.Vo.C ci parla dell'emergenza abitativa di chi per contenere il contagio in carcere, è stato messo ai domiciliari ma non ha un posto in cui trascorrere questo periodo di detenzione in deroga. Le testimonianze di due ospiti dell'associazione socia di A.S.Vo. - O.D.V.

Il decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 Cura Italia ha previsto, con l’articolo 123, misure per la riduzione del sovraffollamento negli istituti penitenziari attraverso l’accesso alla detenzione domiciliare riservata a coloro che ne possiedono i requisiti e sono a non più di 18 mesi dal fine pena. Tale deroga potrà essere accolta per 6 mesi e comunque non oltre la scadenza della pena da scontare, in soluzioni abitative individuali e di comunità.

Come è facile immaginare, nelle carceri, a causa del sovraffollamento, risulta pressoché impossibile applicare le regole di distanziamento sociale e provvedere a dispositivi di protezione individuali di contenimento del contagio. Per questo gli istituti di detenzione facilmente possono diventare focolai di diffusione della pandemia mettendo a rischio le persone detenute, gli agenti, il personale educativo e sanitario oltre ad avere conseguentemente un grosso impatto anche sul sistema ospedaliero locale.

L’emergenza sanitaria nei luoghi di detenzione è enorme. Principalmente a causa della densità di persone rispetto agli spazi disponibili che, naturalmente, non rende il distanziamento sociale percorribile. Poi per la mancanza dei dispositivi di protezione individuali se non, occasionalmente, una piccola quantità di amuchina. E, non da ultimo, per la carenza di assistenza medica e infermieristica in proporzione al numero di persone.

Anche l’applicazione dei provvedimenti è percepita come molto improvvisata. In due ore devi sgomberare e non sai se potrai tornare a prendere i tuoi effetti personali perché magari dalla licenza passi alla quarantena e non puoi più rientrare. Siccome in carcere la tua vita dipende dalle decisioni del “sistema”, in una situazione così incerta e precaria ti prende l’angoscia che tutto quello che negli anni ti sei riuscito a ricostruire – la semi-libertà, le licenze, un lavoro – ti venga portato via non tanto dalla pandemia ma dai provvedimenti di emergenza. Perdi i riferimenti del percorso che faticosamente ti stava avvicinando alla fine della pena e alla riabilitazione. La paura di dover ricominciare tutto dall’inizio è tanta.

Testimonianza tratta dalle parole di due ospiti di A.Vo.C – O.D.V.

Troviamo su Antigone una mappatura, in continuo aggiornamento, dello “stato di salute” delle carceri italiane, tra cui la Casa Circondariale Dozza, rispetto al Covid19 e agli esiti dei provvedimenti di prevenzione e contenimento del contagio. Avoc ci sintetizza la situazione al 9 aprile segnalando 739 detenuti ossia quasi un centinaio in meno rispetto alle presenze precedenti all’art.23 del decreto Cura Italia. Di questi:

  • 1 decesso
  • 3 ricoverati , di cui 1 donna
  • 2 positivi al tampone
  • 1 con sintomi conclamati ma non gravi
  • 10 in isolamento con sintomi lievi
  • 1 in isolamento fiduciario per contatto con i positivi

Per quanto riguarda la polizia penitenziarie i dati di Avoc non sono certi ma indicativamente si pensa a 1 agente positivo e 3 conseguentemente in isolamento. La somministrazione dei tamponi sta proseguendo con regolarità sia sui casi lievi che su quelli più espliciti.

Ne abbiamo parlato con Fernanda Abiuso, vicepresidente di A.Vo.C – Associazione Volontari per il Carcere ODV di Bologna – e socia di A.S.Vo. O.D.V. Associazione per lo Sviluppo del Volontariato che gestisce VOLABO – che da circa 30 anni cerca di migliorare la qualità di vita dei detenuti e di facilitarne il reinserimento sociale, abitativo e lavorativo.

“Nella casa circondariale di Bologna “Dozza” non sappiamo quanti sono i detenuti che potrebbero beneficiare del provvedimento governativo. Sappiamo che sono pervenute 240 richieste ma tra questi non sappiamo chi realmente ne possiede i requisiti e chi, in caso positivo, ha un alloggio in cui potere trascorrere la pena domiciliare e l’eventuale quarantena. Ad oggi hanno trovato accoglienza presso la nostra rete associativa nove persone detenute che pur possedendo i requisiti per la conversione alla pena domiciliare, non hanno nessuna opportunità abitativa né, naturalmente, economica o lavorativa.  A.VO.C – O.D.V. in particolare ha potuto ospitare tre di queste nove persone dando loro un alloggio ma anche un supporto socio assistenziale in collaborazione con i servizi alla persona locali, infine ma forse più importante, un contesto accogliente in cui poter ripensare e rivedere, le proprie possibilità di reinserimento sociale a fine pena, stante la situazione che si trova a dover affrontare il nostro paese”.

Anche in questo momento di estrema difficoltà ho potuto contare sull’appoggio dei volontari di A.Vo.C e ho un posto dove trascorrere le licenze in deroga fino al 30 giugno 2020. Diversamente non avrei saputo dove andare perché non ho casa né famiglia in questa città.

In questo momento sicuramente la casa è la prima necessità ma ce ne sono molte altre altrettanto importanti. Prima di tutto il bisogno di una relazione di amicizia, affetto, socialità è di conforto e sostegno in questo momento così duro. Ma anche il bisogno di “normalità”, di abitudini quotidiane. Agli occhi degli altri forse noi detenuti non sembriamo avere una “normalità” ma non è così. Abbiamo bisogno una vita quotidiana normale, come tutti. Per me è estremamente importate, soprattutto adesso.

Testimonianza tratta dalle parole di due ospiti di A.Vo.C O.D.V.

Segnali importanti arrivano dal Comune di Bologna che da subito ha prorogato la scadenza delle convenzioni di comodato d’uso gratuito degli appartamenti gestiti da A.Vo.C O.D.V. così come da altri enti del Terzo Settore che si dedicano all’accoglienza delle persone in emergenza abitativa in queste circostanze di estrema emergenza.

Ma anche dall’Regione Emilia Romagna e dall’UIEPE – Ufficio Interdistrettuale per l’Esecuzione Penale Esterna che pochi giorni fa hanno un avviso di co-progettazione per iniziative per prevenire l’epidemia da Covid-19 negli istituti penitenziari dell’Emilia – Romagna.

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Così come da Acer Bologna il cui presidente, Alessandro Alberani, in un’intervista a Radio Fujiko del 23 aprile, dichiara che le case popolari posso diventare una buona opportunità per i detenuti in questa particolare condizione di emergenza grazie a percorsi sperimentali in collaborazione con le associazioni del Terzo Settore locale.

Ascolta il podcast di “Liberi Dentro” del 23 aprile 2020, min. 12.40>>

Per informazioni:

A.Vo.C – Associazione Volontari per il carcere O.D.V. | info@avoc-bologna.it

Questa notizia è stata scritta in collaborazione con Fernanda Abiuso, vicepresidente A.Vo.C, e grazie alla testimonianza di due persone ospitate negli appartamenti dell’associazione.

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