Avvocato di strada. Non esistono cause perse

Intervista ad Antonio Mumolo

Acqua: cambiare gli stereotipi

Come ogni attività umana che trasforma e produce qualcosa, la nostra attività produce cambiamento. Prima di tutto per coloro che operano nell’associazione: intimamente un volontario comprende come il diritto possa essere utilizzato per ristabilire un certo ordine nelle cose rispetto alla situazione d’ufficio. In tribunale troviamo sempre la scritta: La legge è uguale per tutti. Però noi sappiamo che la legge è più uguale per i ricchi e meno uguale per i poveri, la bilancia della giustizia non è mai in equilibrio.

Questo contributo degli avvocati produce anche un altro tipo di cambiamento che invece deriva da uno stereotipo culturale. In questa società, per una serie di motivi, si è creata l’idea che la povertà sia una colpa; essendo una colpa, è da espiare, “io” allora ho il permesso di trattarli male e escluderli.
Attraverso la tutela dei diritti possiamo cambiare questa situazione e far comprendere che la povertà è una situazione in cui tutti noi possiamo ritrovarci (basta essere licenziati a cinquant’anni o non percepire lo stipendio per qualche mese). Aiutare coloro che sono diventati/e povere può produrre un cambiamento culturale.
Il cambiamento è diverso nel caso della tutela dei diritti, come avvocati di strada, restituiamo dignità. Si affrontano situazioni di apatia, abbandono, provato da coloro che sono rimaste per strada, si può consentire loro di guardare alla vita con una prospettiva futura, nuova.

Mediatori delle differenze

Le differenze generano conflitto, esistono e sono sempre esiste. Il diverso è qualcuno che normalmente le persone cercano di allontanare, nonostante ciò possiamo dire che l’incontro possa sviluppare offerte nuove e interessanti. Nella società però il diverso viene evitato e altre volte contrastato, per esempio con persecuzioni religiose, etniche e così via. La differenza nella storia dell’umanità è vista come qualcosa che genera contrasto, soprattutto nei momenti di crisi si pensa che l’ultimo arrivato debba stare peggio di noi.

I mediatori sono soggetti che possono interporsi tra i conflitti. Alle differenze noi diamo una risposta giuridica, noi rispondiamo con l’uguaglianza. A noi non interessa il bianco o il nero, per noi ci sono persone che vanno tutelate, al diritto rispondiamo con l’uguaglianza sostanziale. Affinché l’uguaglianza permetta di essere riconosciuti alla pari di fronte alla legge.

Comunque è difficile uscire dall’ambiente culturale, le differenze continuano a essere viste come qualcosa di negativo e la società tende all’omologazione, in tutti i casi, si tende a far sì che tutte le persone abbiano lo stesso modello culturale ma ciò non è possibile perché le persone non sono tutte uguali. Ciò che disturba questa visione della società è vista in modo negativo. Compito nostro è cercare di operare in modo che questa negatività si attenui.

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