Bologna – Giappone. Uno scambio culturale per la salute mentale

Il 10 ottobre è la Giornata Mondiale della Salute Mentale e quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Salute l’ha voluta dedicare alla prevenzione del suicidio.

Il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Bologna, Arte e Salute ONLUS e il Comune di Bologna hanno celebrato questa ricorrenza insieme alla delegazione giapponese di professionisti, utenti e familiari in visita nella nostra città nell’ambito di un progetto internazionale per la salute mentale che ha il fine di sperimentare in diversi e nuovi contesti l’approccio sociale alla psichiatria e ai servizi alla persona con disagio psichico. Nella sala del Dentone del Comune di Bologna il 10 ottobre, infatti, si è tenuto il seminario Essere Comunità: cittadini, utenti, operatori e familiari per la salute mentale durante il quale Angelo Fioritti – direttore del DSM-DP dell’AUSL di Bologna, Ivonne Donegani – già direttrice del DSM-DP dell’AUSL di Bologna e ora membro di Arte e Salute ONLUS e del coordinamento regionale Teatro e Salute Mentale e Marco Lombardo, assessore alle Relazioni Internazionali del Comune di Bologna hanno condiviso, insieme agli enti e alle organizzazioni che vi hanno preso parte, riflessioni ed esperienze fatte durante sei anni di collaborazione tra Bologna e Giappone.

Dal 2013 è in corso, infatti, uno scambio culturale tra il DSM – DP dell’AUSL di Bologna e la NPO SOTERIA che nel 2018 ha portato a Tokyo, Hamamatsu e Nagoya uno spettacolo della compagnia di prosa Arte e Salute. Si tratta di Marat\Sade scritto da Peter Weiss nel 1964. Lo spettacolo racconta di una insolita compagnia teatrale dei primi dell’800 composta dai pazienti del manicomio di Charenton nell’Ile de France e diretti da un regista di eccezione, il Marchese De Sade, ricoverato nello stesso ospizio. Il dramma messo in scena è la persecuzione e l’assassinio di Jean-Paul Marat, rivoluzionario francese della seconda metà del ‘700. Nella versione di Nanni Garella, regista di Arte e Salute, tra gli attori ci sono pazienti e operatori del DSM-DP che avendo vissuto in prima persona l’esperienza della malattia e dell’esclusione sociale che ne consegue, sono capaci di esprimere in modo del tutto nuovo gli ideali della rivoluzione e della libertà veicolati dalla sceneggiatura originale.  In occasione delle Paralimpiadi del prossimo anno, Marat\Sade verrà riproposto oltre che a Tokyo, Hamamatsu e Nagoya anche a Osaka e Kyoto portando sul palco anche attori giapponesi. “Le compagnie teatrali di Arte e Salute, dal 1999 propongono spettacoli capaci di commuovere e far pensare gli spettatori che facilmente dimenticano la provenienza degli attori considerandoli esclusivamente per la capacità e il talento nel recitare. Sulla scena gli attori trovano non solo un impegno professionale, ma anche un percorso di cura ed emancipazione dalla malattia e dalla marginalità. L’approccio alla psichiatria dei progetti di Arte e Salute è di tipo sociale secondo il quale la cura non è riservata all’individuo e al professionista sanitario ma coinvolge le diverse dimensioni di vita della persona e attiva i diversi soggetti della comunità che la accoglie, sostiene e reintegra”. A spiegarcelo è Ivonne Donegani che insieme a Nanni Garella ha condotto le audizioni dei nuovi componenti nipponici della compagnia per la performance del 2020 in Giappone.

“Nel 2018 a Tokyo ho assistito a Marat\Sade e ciò che mi ha ispirato nella mia professione e spinto ad aderire a questo scambio internazionale con Bologna è stato il messaggio rivoluzionario di questo spettacolo” ci dice Hiroaki Ambo, Professore di Scienze Infermieristiche dell’Università di Yamagata “In particolare la canzone Matti sì ma schiavi no! è un vero e proprio “manifesto” dei diritti delle persone con disagio mentale che ricorda a tutti noi, istituzioni e professionisti ma anche alla gente comune, che chi è malato psichiatrico non smette di essere un cittadino con gli stessi diritti di espressione, lavoro, residenza, relazione di tutti gli altri”. “Soteria crede profondamente in questo messaggio” aggiunge Sayaka Tsukamoto coordinatrice dell’area di collocamento mirato di Soteria “La nostra è una organizzazione non profit di Tokyo che lavora secondo un approccio integrato e di prossimità cercando di creare percorsi differenziati di terapia e reinserimento socio- economici per la persona con disagio mentale in collaborazione con i diversi soggetti istituzionali e civili del nostro territorio. Per esempio nel 2017 alcuni dei nostri pazienti e operatori sono venuti a Bologna e hanno frequentato dei laboratori di cucina della cooperativa Eta Beta. Ora gestiscono un bistrot e un chiostro mobile di street food cercando di riportare nel nostro contesto il modello della cooperativa sociale che abbiamo imparato a conoscere grazie a questo scambio culturale e al film Si può fare di Giulio Manfredonia”.

È a cura della Fondazione Onda – Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e di Genere il primo Libro Bianco sulla depressione che nel corso del 2020 verrà portato all’attenzione delle principali istituzioni italiane per promuovere la salute mentale, per ridurre lo stigma verso le patologie psichiatriche e migliorare l’accesso alle cure da parte dei pazienti. Lo scorso 10 ottobre nel corso della trasmissione radiofonica Tutta La Città Ne Parla in onda su Radio Rai Tre, Francesca Merzagora, fondatrice e presidente di Fondazione Onda, ci spiega che “secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per salute mentale si intende uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive ed emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze della vita quotidiana, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”. È chiaro quindi che la salute mentale riguarda l’intero sistema di vita personale e civile e non può risolversi nelle corsie di una clinica tra medico e paziente o tra le mura domestiche nell’isolamento del nucleo familiare. La salute mentale riguarda tutta la comunità, gli ambienti e i soggetti istituzionali e civili che ne fanno parte.

In Giappone il sistema sanitario, e in particolare quello della salute mentale, è pressoché interamente affidato ai soggetti privati. “Questo significa che l’assistenza psichiatrica si riduce unicamente al ricovero in ospedale e che la cura è considerata esclusivamente in termini clinici” ci spiega il Prof. Ambo “Inoltre mentre l’assistenza sanitaria è organizzata a livello nazionale, il percorso di reintegrazione socio-economica è affidato ai servizi territoriali. La conseguenza è una gestione separata e autoreferenziale da una parte della cura e, dell’altra, della reintegrazione nella vita civile della persona con problemi psichici”. La dott.ssa Donegani aggiunge un secondo tassello all’analisi della fase di transizione che stanno vivendo i professionisti e gli utenti nipponici “In Giappone gli ospedali psichiatri, che perlopiù sono privati, propongono principalmente cure di tipo farmacologico e degenze molto lunghe, in media di 280 giorni. Durante il ricovero si applicano ordinariamente pratiche di contenzione e isolamento dei pazienti che sono riconosciute internazionalmente come lesive dei diritti della persona. Allo stato attuale il governo non può ignorare le indicazioni dell’OMS né il graduale attivarsi di un movimento culturale e civile a favore dei diritti alla qualità di vita  delle persone con problemi psichici. Da questo punto di vista il lavoro di piccole realtà come Soteria e il corso di Scienze Infermieristiche dell’Università di Yamagata, è di straordinaria importanza per facilitare il dialogo tra i diversi promotori di salute mentale e per avviare pratiche innovative in questo campo”. “Lo stesso Ministero alla Salute ci riconosce questo ruolo innovativo stanziando fondi per sperimentare interventi di comunità sui diversi territorio locali” conferma la dott.ssa Tsukamoto. A testimonianza dell’importanza fondamentale della comunità nel generare benessere mentale, la dott.ssa Donegani ha portato in visita il Prof. Ambo a VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna. La direttrice Cinzia Migani ha condiviso con il rappresentante della delegazione giapponese diverse esperienze innovative per la salute mentale promosse da reti solidali e di volontariato nel nostro territorio. Tra queste Il Volontariato è un dono di tutti “una rassegna culturale che vuole fare parlare, riflettere ed emozionare le persone davanti a storie ed esperienze di dono che tutti i giorni, in diversa misura e in diversa maniera, incidono positivamente sul benessere e la salute della gente, dei luoghi e delle relazioni. Un nuovo modo per fare crescere la consapevolezza che donare e fare volontariato è facile per tutti e fa bene a tutti”.

La legge 180 del 1978 ha fatto dell’Italia il primo paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici. La legge riforma l’organizzazione dei servizi di salute mentale sulla base dei principi della psichiatria sociale e della prossimità territoriale dei servizi alla persona rinnovando in maniera radicale la relazione tra gli operatori e la comunità. Il concetto attorno al quale si muove questa riforma è il pieno riconoscimento dei diritti del paziente psichiatrico e la necessità di ricreare una vita di qualità attorno alla persona con il coinvolgimento di tutte le realtà attive nella comunità in cui vive.  A questo proposito riportiamo le parole dello psichiatra Franco Rotelli – uno dei protagonisti della riforma psichiatrica in Italia e uno dei principali collaboratori di Franco Basaglia prima all’Ospedale Psichiatrico di Parma e poi, fino al 1979, all’Ospedale Psichiatrico di Trieste – raccolte da Pietro del Soldà, conduttore di Radio RaiTre, nella puntata di Tutta la Città ne Parla dello scorso 10 ottobre.

“Esiste la diagnosi della malattia mentale che può avvenire in ospedale, e poi esiste la cura che è il modo in cui la comunità la considera e ci si relaziona. Ciò che va riconsiderato in questa giornata è la capacità della comunità di rigenerare e preservare la salute mentale. La salute mentale non è una condizione permanente né una responsabilità individuale o familiare ma è una questione di comunità e, in quanto tale, riguarda tutti. A questo proposito la consapevolezza è cresciuta perché il malessere psichico è talmente diffuso che nessuno può più chiamarsi fuori. Questa consapevolezza deve tradursi in azione politica e istituzionale, e in particolare delle Regioni, con risorse nuove e servizi differenziati.

La sofferenza non può essere ignorata e chiusa da qualche parte ai margini della società ma, di contro, deve essere guardata e considerata. Richiede una risposta esplicita e competente da parte della comunità. È necessario che le Regioni governino la nostra salute con un sistema di risposte differenziate e integrate che vedono la partecipazione degli enti locali, del Terzo Settore, del volontariato, della cittadinanza attiva, dei professionisti. Laddove questo accade gli esiti sono enormi”.

“Questo progetto internazionale è importante proprio perché permette ai due paesi di guardarsi con gli occhi dell’altro. Questo incontro e scambio di visioni contiene in sé una forte spinta al rinnovamento e all’aggiornamento che ha risvolti importanti sia sui servizi che sulle persone” conclude la dott.ssa Donegani.

 Si ringraziano per le accurate traduzioni simultanee Kazumi Kurihara, collaboratrice di NPO Soteria e Itaru Miyasaka

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