Casal Confine, un casolare per giovani rifugiati e italiani

Cinque inquilini: 3 giovani rifugiati usciti dai centri di accoglienza straordinaria o dai percorsi Sprar e 2 giovani italiani, studenti o in cerca di lavoro, desiderosi di partecipare a quella che i promotori chiamano “esperienza viva d’integrazione culturale”. Gli ideatori: “Così dimostriamo che l’integrazione è possibile”

BOLOGNA – “Ci pensavo pochi giorni fa: se riusciremo a partire con questo progetto, mi piacerebbe invitare, per l’inaugurazione, il ministro Salvini. Potremmo dimostrargli che l’integrazione è possibile e può portare qualcosa di bello”. Marcello Magliozzi è il presidente dell’associazione Mosaico di Solidarietà che, insieme con Arc en ciel onlus, sta promuovendo l’idea di Casal Confine. Casal Confine è un casolare in zona Osteria Grande, nel comune di Castel San Pietro, alle porte di Bologna. L’idea delle due associazioni, da anni in prima linea sulle tematiche legate all’integrazione, è ospitare al suo interno 5 persone: 3 giovani rifugiatiusciti dai centri di accoglienza straordinaria o dai percorsi Sprar e 2 giovani italiani, studenti o in cerca di lavoro, desiderosi di partecipare a quella che chiamano “un’esperienza viva d’integrazione culturale”.

Il progetto sta muovendo adesso i primi passi: il casolare, ceduto in comodato d’uso, c’è ed è pronto. Mancano solo gli ospiti, le candidature sono aperte. “Ci piacerebbe non fosse solo mera convivenza, ma un vero e proprio progetto da portare avanti insieme, lavorando insieme, prendendosi cura del terreno all’esterno del casolare”. La ricerca si concentrerà sull’individuazione delle persone più idonee a vivere un’esperienza di questo tipo: “Un giorno si mangerà africano, un giorno italiano: anche la cucina sarà multietnica. Vorremmo porre attenzione costante all’aspetto della multiculturalità e dell’integrazione”.

L’idea di creare uno spazio condiviso per italiani e rifugiati nasce diversi anni fa. Un primo traguardo è stato raggiunto tre anni fa, con l’avvio di un campo estivo aperto a 10 giovani italiani e 10 giovani rifugiati: “È stata un’esperienza positiva e significativa, che si è sviluppata proprio nel periodo cruciale della cosiddetta emergenza sbarchi. In quel momento abbiamo capito che ci sarebbe piaciuto fare qualcosa di più, trasformando quell’esperienza straordinaria in ordinaria. L’occasione si è presentata quando ci hanno dato in comodato questo casale. Per ora partiamo con numeri piccoli, chissà che un giorno non riusciremo a diventare più grandi”.

Anche l’avvio di questo progetto avviene in concomitanza con un passaggio cruciale della storia dell’accoglienza in Italia: l’ok del Senato al dl sicurezza. “Come Mosaico di Solidarietà gestiamo da più di due anni anche un Cas, e ogni giorno restiamo stupefatti da quante cose belle questo centro riesca a muovere, anche a livello di nuovi incontri e buone pratiche. Noi lavoriamo per continuare a dimostrare che nel concreto l’integrazione, per quanto possa essere complicata, è possibile. Dentro le relazioni nascono frutti positivi. Quando vedrà la luce, Casal Confine rappresenterà un’esperienza di integrazione unica sul territorio, che potrà essere da esempio per iniziative future”. (Ambra Notari)

Fonte: Redattore Sociale

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