Che cosa dovrebbe fare il Comune di Bologna per i detenuti

Francesco Errani lavora per la Provincia di Bologna (oggi Città metropolitana), laureato in Scienze della Formazione ed esperto di politiche del lavoro e della formazione si occupa del reinserimento lavorativo delle categorie svantaggiate, tra cui i detenuti. È anche consigliere comunale e membro della Quinta commissione consiliare dove più volte è intervenuto sui temi del carcere. “Un progetto del Comune che stiamo portando avanti è quello di costruire un sistema d’inclusione socio-lavorativa, cioè introdurre le clausole sociali negli appalti pubblici del comune di Bologna”.

Che tipo di attività sta svolgendo sul tema del carcere come consigliere comunale?
Il consiglio comunale è un organo d’indirizzo e di controllo sul lavoro esecutivo rappresentato dal sindaco e dalla giunta. Ho presentato più di dieci ordini del giorno che sono già stati approvati dal consiglio comunale. Il primo è stato proprio sul tema dell’esecuzione penale. Si intendeva capire cosa il comune di Bologna fosse in grado di fare in merito alle categorie protette e nei confronti del CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione). Come consigliere comunale intendo chiedere soprattutto delle udienze conoscitive in commissione. Queste ti permettono anche di invitare relatori ed esperti per segnalare progetti o problemi di qualsiasi natura. Ho deciso dunque di avviare un ciclo di udienze conoscitive sui minori, sugli adulti e sul CIE in merito a tematiche sul lavoro e salute, nelle quali sono intervenuti sia il mondo del volontariato, vero patrimonio di Bologna, sia le esperienze di lavoro all’interno del carcere.

Per quanto riguarda il lavoro dei detenuti. Vi sono due tipologie di lavoro: una all’interno del carcere e una che prevede il lavoro fuori dalla struttura, cosa può dirci?
Esistono dei particolari permessi per il lavoro esterno, ma le attività svolte al di fuori delle strutture sono relativamente poche, il lavoro si concentra in particolar modo all’interno del carcere. Io penso che tutte e due le strade debbano essere intraprese, credo ci voglia un impegno più forte da parte dell’amministrazione.

La crisi economica? Si sente anche nel lavoro dei detenuti?
Sicuramente, non solo a livello regionale, viviamo in un periodo delicato anche a livello di scelte fatte sul piano economico. Le regioni hanno una competenza quasi totale in merito al lavoro rispetto ai comuni. Però, a livello comunale, si può in qualche modo cercare di far qualcosa. Per esempio facilitare e moltiplicare le esperienze che ci sono dentro il carcere della Dozza come per esempio il laboratorio sartoriale già presente.

Parliamo allora delle attività che già esistono…
L’esempio è quello del laboratorio di sartoria all’interno della sezione femminile del carcere della Dozza, che offre la possibilità a quattro donne detenute di poter lavorare. Ovviamente dovrebbe essere un’occasione per riprogettare una vita; l’intento è di rieducare il detenuto all’interno di una realizzazione professionale e sociale. Vi è anche un’esperienza eccellente: “Fare impresa” all’interno della Dozza. Esiste un’officina meccanica legata a un’azienda profit dove i detenuti assunti hanno un contratto collettivo nazionale nel settore della meccanica. Questa realtà offre lavoro a circa dieci detenuti. C’è un’altra esperienza del laboratorio Raee (sistema Collettivo Italiano per la gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), del trattamento dei materiali elettrici o l’esperienza del “Profumo delle parole”, una tipografia che è stata chiusa da quando, e qui credo che il Comune possa far molto, si è deciso che tutti gli appalti pubblici passino a    ttraverso dei mega global service o tramite la procedura intercenter, che non ha più permesso alle amministrazioni locali di affidare delle commesse a delle piccole realtà come ad esempio il progetto della tipografia che era presente dentro la Dozza. È morta una bella esperienza.

Lei crede che queste attività possano funzionare per far rientrare nel mondo del lavoro i detenuti una volta liberi?
Sì. Credo che sia necessario, sia sugli adulti sia sui minori, studiare dei percorsi di accompagnamento all’esterno, perché si rischia di lasciare queste persone sole e di rompere quei legami che esistevano prima di entrare dentro al carcere. Questa fase di accompagnamento, a mio modo di vedere, è fondamentale, è la fase più critica per evitare la recidiva, per aiutare le persone ad orientarsi con i servizi sociali, sanitari, del lavoro, formativi.

Questo servizio di accompagnamento basterebbe dunque a reintegrare all’interno della società l’ex detenuto?
Questo e in egual misura il lavoro. Il lavoro è un elemento centrale d’integrazione sociale. Ti offre la sopravvivenza, dunque sostegno economico, ma soprattutto identità. Avere un ruolo all’interno della società definisce bene l’interagire con essa.

Quali progetti ci sono sul tavolo delle proposte?
Un progetto del Comune che stiamo portando avanti, dall’inizio del mandato, è quello di costruire un sistema d’inclusione socio-lavorativa, cioè introdurre le clausole sociali negli appalti pubblici del comune di Bologna. Quest’ordine del giorno è diventato una delibera di giunta. L’ultimo passaggio di questo progetto è quello di rivedere il regolamento degli appalti pubblici del comune di Bologna che dovranno prevedere una quota, una percentuale di riserva per favorire le persone in situazione di svantaggio, in questo caso anche i detenuti. Soprattutto è una proposta a costo zero, non si aumenta la spesa pubblica, considerando il momento di difficoltà in cui lo Stato è costretto ad operare tagli sempre più importanti.
Un ulteriore provvedimento che potrebbe approvare il comune di Bologna è quello di riattivare i lavori del Comitato locale esecuzione penale. Il Comune ha un garante dei detenuti, previsto dallo statuto, che si occupa della Dozza, del carcere del Pratello e del CIE. Questo apre un tavolo dove vengono invitati tutti coloro che hanno competenza in merito alle tematiche relative al carcere. E’ un organo politico che è in fase di ripresa e che ha la possibilità di mettere in gioco risorse e provvedimenti. Inoltre le attività svolte dalle varie associazioni come: A.vo.c. (Associazione volontari del Carcere), Altro diritto (associazione che si occupa di assistenza legale e medica ai detenuti) e la scuola stessa che svolge diverse attività di alfabetizzazione, ci aiutano a proporre nuove idee da discutere ed approvare in sede di discussione.

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