Detective per caso, non solo commedia, non solo giallo, ma molto di più

Il 18 e 19 marzo scorsi, alcune tra le più importanti sale cinematografiche italiane hanno ospitato la proiezione di Detective per caso, una commedia dalle sfumature gialle diretta da Giorgio Romano e realizzata grazie alla preziosa collaborazione de l’Accademia L’Arte nel cuore; un film che offre ai suoi spettatori non solo 85 minuti di piacevole intrattenimento, ma anche l’opportunità di cambiare sguardo su alcuni aspetti della vita.

L’intreccio è semplice, tipico del genere e può contare su recitazione, riprese e montaggio di buona qualità, nonché su un cast  spumeggiante.
Giulia (Emanuela Annini) e Pietro (Alessandro Tiberi) sono due giovani, amici per la pelle. La loro routine viene interrotta quando Pietro si invaghisce di Marta (Stella Egitto), una ragazza che vive problemi di droga ed ha alle costole dei personaggi che la ricattano per soldi. Pietro in seguito a una rapina scompare nel nulla e Giulia, che da sempre sognava di fare la detective, proprio come i suoi idoli della tv, mette insieme una squadra di indagine per risolvere il caso.
Accanto a nomi come Claudia Gerini, Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Stella Egitto e Valerio Mastrandrea, recitano per la prima volta sul grande schermo gli attori provenienti dall’Accademia L’Arte nel cuore, primo progetto europeo di formazione artistica rivolto a persone diversamente abili e normo-dotate, che persegue lo scopo e il sogno di superare le barriere culturali e mentali attraverso la condivisione di un’esperienza.

Il progetto del film, ideato proprio dall’Accademia, è ambizioso, innovativo, profondo e il risultato è decisamente positivo.
Se è vero che la disabilità rimane sullo sfondo, sfuocata dietro alla naturalezza, l’energia e la capacità dei giovani attori protagonisti, è altrettanto vero che la pellicola dà allo spettatore la possibilità di vedere a trecentosessanta gradi il superamento di barriere fisiche e soprattutto mentali nei confronti delle differenze. Al genere cinematografico scelto – leggero, disimpegnato e apprezzato dal grande pubblico – è affidato non solo il compito di divertire, ma anche quello di proporre un esempio di perfetta e ideale integrazione, dove la parola stessa integrazione può cessare di esistere.  Gli attori disabili sono a tutti gli effetti dei professionisti, bravi, competenti.

L’auspicio dell’Associazione e L’Accademia L’Arte nel cuore è che il film possa raggiungere presto anche il pubblico televisivo, diffondendo e contaminando positivamente le persone con il suo messaggio.

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Fonte immagine: ANSA

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