Firmato da FeDerSerd e Conams un protocollo operativo per favorire l’accesso a misure alternative alla detenzione a scopo terapeutico per le persone con dipendenza

Lo scorso 19 gennaio a Roma in Palazzo Giustiniani FeDerSerd – Federazione italiana operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze e Conams – Coordinamento nazionale magistrati di sorveglianza hanno firmato il protocollo operativo nazionale “per l’applicazione dell’affidamento in prova in casi particolari” con l’obiettivo di favorire l’accesso dei detenuti tossicodipendenti alle misure di comunità a scopo terapeutico attraverso un “ponte di mediazione culturale che contribuisca ad avvicinare i linguaggi, i mezzi, i metodi e la formazione professionale”.

Attualmente la popolazione detenuta è composta per il 30% da persone con dipendenza che – si evidenzia nel documento – sono “portatrici di una condizione patologica complessa,  spesso determinante nell’indurre la commissione di reati, nella quale confluiscono dipendenza fisica, problematiche psicologiche, frequenti patologie correlate e che può risolversi, con buona probabilità, solo a fronte di un trattamento terapeutico-riabilitativo personalizzato”.  Inoltre – afferma il segretario del Conams Marcello Bortolato – “è un dato inconfutabile che il carcere acuisca in modo esponenziale le problematiche dell’individuo e che, soprattutto, abbia scarsi effetti deterrenti per chi assume sostanze stupefacenti”.

Uno dei problemi legati alla difformità applicativa a livello territoriale delle misure alternative alla detenzione a scopo terapeutico rilevata fin ora nel Paese è dovuta a una “documentazione predisposta dai servizi – spiega Gianna Sacchini del direttivo nazionale FeDerSerd – che risultava troppe volte del tutto disallineata rispetto alle esigenze cognitive del magistrato. Il procedimento per la concessione dell’affidamento terapeutico finiva spesso per assomigliare ad una giacca non abbottonata in corrispondenza delle asole. I Servizi avevano un approccio concentrato sui bisogni di cura del soggetto, ma presumibilmente disattento alla funzione strumentale della loro opera a fini di giustizia”.

Il protocollo si inserisce in questo contesto e punta a ridurre o superare le difficoltà in essere proponendo un metodo di lavoro e un linguaggio condivisi da Servizi e Magistratura che riducano la disparità dei criteri e delle modalità con cui viene presentata la documentazione relativa al singolo caso e favoriscano così l’accesso all’affidamento terapeutico, ove possibile. In particolare sono cinque gli interventi migliorativi siglati dal documento e riguardano:

  • la modalità di certificazione dello stato di tossico/alcoldipendenza
  • la verifica dell’attualità della dipendenza
  • la valutazione del presupposto della “non strumentalità” della richiesta da parte del detenuto/paziente
  • la formulazione del programma terapeutico (ambulatoriale, semiresidenziale, residenziale)
  • il monitoraggio dell’attuazione del programma terapeutico.

Per i firmatari del documento l’auspicio è di poter garantire quanto più possibile l’applicazione di una legge che c’è ed è favorevole ai percorsi di cura alternativi al carcere.

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