“I rapporti tra pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo Settore”

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del 2020

Il primo volume dei quaderni editi da Terzjus – Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale è dedicato ai rapporti tra enti pubblici ed enti del terzo settore.

Diverse scuole di pensiero hanno infiammato il dibattito intorno alle problematiche interpretative degli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo Settore – relativi al coinvolgimento degli ETS nella programmazione e progettazione degli Enti pubblici e al tema delle convenzioni. A fare chiarezza sulla questione è stata la Corte Costituzionale con la sentenza n°131 di luglio 2020, che ha ribadito la centralità del Terzo settore nell’ambito di un’amministrazione condivisa con la sfera pubblica, secondo la logica di un welfare orizzontale.

La pubblicazione di Terzjus raccoglie il contributo di numerosi e autorevoli studiosi e operatori che si sono confrontati attorno al tema della corretta interpretazione e applicazione dei sopracitati articoli del CTS. Da questo lavoro di analisi e approfondimento multidisciplinare nasce un’opera collettiva che esplora la portata innovatrice della Riforma per rendere concreto i concetti di sussidiarietà orizzontale, collaborazione, co-programmazione e co-progettazione delle politiche di welfare tra pubblico e privato sociale.

Il volume, curato da Antonio Fici, Luciano Gallo e Fabio Giglioni, contiene i contributi di:
Gregorio Arena, Luigi Bobba, Barbara Boschetti, Gianluca Budano, Marcello Clarich, Antonio Fici, Luciano Gallo, Fabio Giglioni, Luca Gori, Alessandro Lombardi, Felice Scalvini, Giulia Scoppetta e Gabriele Sepio.

La versione digitale dell’opera è disponibile gratuitamente online facendone richiesta all’Associazione Terzjus

Il volume cartaceo è acquistabile qui>>

Per approfondire leggi un estratto della sentenza

[…] È in espressa attuazione, in particolare, del principio di cui all’ultimo comma dell’art. 118 Cost., che l’art. 55 CTS realizza per la prima volta in termini generali una vera e propria procedimentalizzazione dell’azione sussidiaria – strutturando e ampliando una prospettiva che era già stata prefigurata, ma limitatamente a interventi innovativi e sperimentali in ambito sociale, nell’art. 1, comma 4, della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) e quindi dall’art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 2001 (Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell’art. 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328) –.

L’art. 55 CTS, infatti, pone in capo ai soggetti pubblici il compito di assicurare, «nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché delle norme che disciplinano specifici procedimenti ed in particolare di quelle relative alla programmazione sociale di zona», il coinvolgimento attivo degli ETS nella programmazione, nella progettazione e nell’organizzazione degli interventi e dei servizi, nei settori di attività di interesse generale definiti dall’art. 5 del medesimo CTS.

Ciò in quanto gli ETS sono identificati dal CTS come un insieme limitato di soggetti giuridici dotati di caratteri specifici (art. 4), rivolti a «perseguire il bene comune» (art. 1), a svolgere «attività di interesse generale» (art. 5), senza perseguire finalità lucrative soggettive (art. 8), sottoposti a un sistema pubblicistico di registrazione (art. 11) e a rigorosi controlli (articoli da 90 a 97).

Tali elementi sono quindi valorizzati come la chiave di volta di un nuovo rapporto collaborativo con i soggetti pubblici: secondo le disposizioni specifiche delle leggi di settore e in coerenza con quanto disposto dal codice medesimo, agli ETS, al fine di rendere più efficace l’azione amministrativa nei settori di attività di interesse generale definiti dal CTS, è riconosciuta una specifica attitudine a partecipare insieme ai soggetti pubblici alla realizzazione dell’interesse generale.

Gli ETS, in quanto rappresentativi della “società solidale”, del resto, spesso costituiscono sul territorio una rete capillare di vicinanza e solidarietà, sensibile in tempo reale alle esigenze che provengono dal tessuto sociale, e sono quindi in grado di mettere a disposizione dell’ente pubblico sia preziosi dati informativi (altrimenti conseguibili in tempi più lunghi e con costi organizzativi a proprio carico), sia un’importante capacità organizzativa e di intervento: ciò che produce spesso effetti positivi, sia in termini di risparmio di risorse che di aumento della qualità dei servizi e delle prestazioni erogate a favore della “società del bisogno”.

Si instaura, in questi termini, tra i soggetti pubblici e gli ETS, in forza dell’art. 55, un canale di amministrazione condivisa, alternativo a quello del profitto e del mercato: la «co-programmazione», la «co-progettazione» e il «partenariato» (che può condurre anche a forme di «accreditamento») si configurano come fasi di un procedimento complesso espressione di un diverso rapporto tra il pubblico ed il privato sociale, non fondato semplicemente su un rapporto sinallagmatico.

Il modello configurato dall’art. 55 CTS, infatti, non si basa sulla corresponsione di prezzi e corrispettivi dalla parte pubblica a quella privata, ma sulla convergenza di obiettivi e sull’aggregazione di risorse pubbliche e private per la programmazione e la progettazione, in comune, di servizi e interventi diretti a elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, secondo una sfera relazionale che si colloca al di là del mero scambio utilitaristico. […]
Corte Costituzionale, sentenza n. 131 del 2020

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