Il sale e gli alberi. Il libro di Ernesto Venturini sulla deistituzionalizzazione a Imola

"Il sale e gli alberi. La linea curva della deistituzionalizzazione". Lo scorso 10 ottobre presso BIM - Biblioteca comunale di Imola, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale e nell'ambito della rassegna "Oltre la Siepe", è stato presentato il libro di Ernesto Venturini sul superamento degli ospedali psichiatrici grazie alla partecipazione attiva della comunità imolese

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale e nell’ambito di Oltre la siepe, sabato 10 ottobre presso la Biblioteca Comunale di Imola, Ernesto Venturini ha presentato Il sale e gli alberi. La linea curva della deistituzionalizzazione, un libro che ripercorre la storia di Imola in particolare relativamente al superamento degli ospedali psichiatrici negli anni ’80 e ’90 grazie a pratiche di cittadinanza attiva coadiuvate da una amministrazione innovativa.  Sulla copertina del libro si legge “Piccole storie, frammento tangibile di una grande storia”. La storia di una piccola comunità inserita nella più grande storia della partecipazione civile, del volontariato e dell’inclusione sociale come spunto per un presente in cui il benessere sia un diritto accessibile a tutti grazie al contributo di ognuno di noi secondo le proprie possibilità. La piccola storia è quella di nuove politiche locali di salute mentale comunitaria che si sono rivelate capaci di “riabilitare” una intera città. La grande storia è il processo di liberazione dell’essere umano contro ogni disuguaglianza ed esclusione. In questo caso la direzione è tracciata dal pensiero basagliano della deistituzionalizzazione: un modo nuovo di guardare la realtà.

“La linea curva della deistituzionalizzazione – spiega Venturini – si rifà a una interpretazione dell’architetto Oscar Niemeyer della linea curva come una condotta morbida, propria delle strade alternative e dello sguardo complessivo e, come tale, opposta alla linea spezzata della istituzionalizzazione.  In quest’ottica il processo che ha portato alla deistituzionalizzazione non è stato finalizzato esclusivamente alla chiusura dei manicomi ma a un vero e proprio cambiamento culturale per approdare a una visione della salute mentale che esce dal contesto psichiatrico per entrare nella vita quotidiana della comunità. Questo cambiamento si realizza grazie alle scelte delle singole persone in un movimento trascinante che gradualmente diventa collettivo”.

Venturini le chiama per nome queste persone dotandole di una grandiosità tanto di potersi parlare di epica del quotidiano. Parla, ad esempio, di Lillia Soglia che, come presidente della prima associazione dei familiari, ha voluto l’ospedale psichiatrico per poi essere coinvolta in questo movimento di trasformazione. Parla di Francesco Lanza, Marina Mazzolani e Lisa Massetti della Compagnia teatrale Mazzolanza Sagrè che danno finalmente la giusta considerazione a Primo Vanni, utente interdetto e senza diritti, accompagnandolo in un percorso di emancipazione e presa di consapevolezza della propria identità di cittadino. In questo processo Ennio Sergio, Carla Berti, Antonella sono stati una forza della natura, presenti e risolutivi. Alcuni brasiliani lasciano il paese e vengono a Imola per fare esperienza e respirare l’atmosfera di questo nuovo sistema di salute mentale. C’è Florence Ribaux, un’assistente sociale che arriva dalla Francia; Alba Natali, giovane ricercatrice attiva nella deistituzionalizzazione; Marta Manuelli, l’ostessa della trattoria Il Parlamintè, volontaria presente e disponibile tanto che Il Parlamintè presto diventa il punto di ritrovo di questo movimento. Ci sono i giornalisti come Valerio Zanotti, oggi direttore del quotidiano on line Leggi la notizia, che ricorda quando da piccolo passava con i genitori davanti alle mura del manicomio e chiedeva “Cosa c’è di là? Ci sono i matti, non bisogna andarci”. Quella risposta destava paura ma anche curiosità tanto che da giornalista ha voluto raccontare la storia della fine di quella discriminazione. Al Parlamintè c’era anche lo scrittore Carlo Lucarelli insieme a Claudio Caprara che scriveva sul settimanale locale Sabato Sera. E poi l’animazione culturale e civica grazie alla quale Imola diventa incrocio di scrittori, musicisti, attori e la fantasia contribuisce a “riabilitare la città”.

Venturini ricorda anche Sergio Sangiorgi, il direttore della scuola vicina all’ospedale psichiatrico dell’Osservanza,  che propone di creare una classe di alfabetizzazione all’interno dello stesso ospedale introducendo Luisa Cimatti nel ruolo di insegnante. “Un’azione di una straordinaria semplicità che dimostra come l’alfabetizzazione degli adulti significhi promuovere la cittadinanza” dice l’autore a questo proposito “Questo movimento è una “utopia concreta” che ha messo a valore le emozioni, la libertà, l’emancipazione nella vita di tutti i giorni. Questa “piccola storia” non ha riabilitato solo il paziente psichiatrico ma l’interna città dando la possibilità a tutti di essere protagonisti di un grande cambiamento. Non è stato facile: bisognava superare la diffidenza dei cittadini che si ritrovavano, loro malgrado, “dei matti come vicini di casa”. Vigeva la mentalità comune per cui “i matti si fanno lavorare nei campi in cambio di un pacchetto di sigarette per farli contenti” e questa apparente tolleranza costituisce la doppia faccia del processo di chiusura dell’ospedale”. I risultati di questo faticoso percorso ci sono stati:  si è iniziato a parlare dell’amministrazione di sostegno che abbandona il concetto di interdizione per evolversi in un percorso di autonomia e tutela dei diritti, e viene avviato un processo di superamento delle strutture manicomiali fino alla legge del 1996 che ne sancisce la chiusura in tutta Italia.

E la vicenda imolese degli anni ’80 continua a mantenere una sua forte attualità perché testimonia la possibilità di riscatto e di emancipazione anche in situazioni particolarmente complesse come quelle che viviamo oggi. “Noi pensiamo che non può esserci salute mentale senza diritti di cittadinanza e senza la pratica di questi diritti” Ennio Sergio, psicologo del Dipartimento di Salute Mentale di Imola, pone in evidenza l’importanza del coinvolgimento col territorio, che avviene anche grazie alla manifestazione culturale Oltre la siepe, un programma di iniziative che vanno dal 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, al 10 dicembre, Giornata della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “La collaborazione con Oltre la siepe – spiega Paola Mita, responsabile dell’archivio di Imola – è stata avviata nel 2010, quando abbiamo presentato alla città l’archivio delle vecchie cartelle cliniche che erano presenti nei due ospedali. Sono ben 37.000 le cartelle che narrano la storia di  37.000 pazienti. Sono persone che hanno subito un ricovero e un trattamento, certamente non giustificabili oggi, ma che forse non lo erano nemmeno in passato”.

“L’associazione E pas e temp insieme alla rete inter-organizzativa di Oltre la Siepe hanno dimostrato quanto è preziosa la presenza delle associazioni” commenta Cinzia Migani, direttora di VOLABO e curatrice della postfazione del libro insieme a Valter Galavotti (membro URASAM) e i già citati Ennio Sergio e Valerio Zanotti. “Il volontariato e gli enti del Terzo Settore sono volano fondamentale in un processo di trasformazione che è stato avviato allora e deve continuare oggi. L’associazionismo deve avere un ruolo più attivo: il codice del Terzo Settore consente l’agire necessario per trasformare le cose”. “Se le associazioni lavorassero in rete – ribadisce Ennio Sergio – renderebbero più flessibili e personalizzabili i servizi istituzionali. La direzione è quella di coinvolgere attivamente i cittadini, le persone con i loro bisogni concreti, nella ricerca delle soluzioni orientate a rispondere al bisogno di cura senza doversi adattare a soluzioni preconfezionate e non sempre e non del tutto adeguate”. Valter Galavotti, coordinatore di Urasam, l’associazione che vigila affinché nei nuovi servizi della riforma non si vengano a creare ambienti neo-manicomiali, pone l’attenzione sull’importanza della promozione di una cultura umanistica per evitare una eccessiva specializzazione “il lavoro di Venturini ha consentito infatti di riconoscere la soggettività della persona, facendo leva sui suoi bisogni: casa, lavoro, famiglia, ma anche istruzione, cultura, protagonismo sociale”.

Il taglio dei fondi pubblici, la relazione col territorio posta in evidenza dalla dottoressa Alba Natali, Direttore Territoriale della Psichiatria Adulti, sono i temi di fondo perché le difficoltà di una persona con disagio psichico sono quelle dell’emigrato o dello studente in fascia debole. “Le donne migranti che accogliamo hanno questi stessi problemi – spiega Sara Visintin, referente dell’Area Rifugiate per l’associazione Trama di Terre – vengono  parcheggiate nelle strutture e una volta uscite la comunità non offre un lavoro, una casa, delle relazioni sociali. Non c’è mai un inserimento nel territorio”. “Il migrante – aggiunge Vittorio Lega, docente di adulti migranti al CPIA di Imola – entra nella scuola con istanze diverse rispetto agli studenti comuni. Assistiamo alla lotta per il permesso di soggiorno, la ricerca del lavoro, la mancanza di accettazione e di aiuto da parte della comunità”. A questo proposito Maria Augusta Nicoli, responsabile del Programma Innovazione Sociale presso la Regione Emilia Romagna, parla del rapporto tra deistituzionalizzazione e Pubblica Amministrazione “Mi aspetterei un maggior impulso affinché le tante attività intese come progetti innovativi diventassero pratiche quotidiane così come è avvenuto per il progetto regionale Teatro e salute mentale“.

“Dopo la pandemia, più attenzione ai più fragili – dice Daniela Spadoni, assessore al welfare della Giunta Marco Panieri – La pandemia ha posto in evidenza disturbi psichiatrici come depressione, schizofrenia, ansia, demenza o correlati all’uso di sostanze psicoattive così come le disabilità intellettive e i disturbi del neurosviluppo, ad esempio l’autismo. Vanno in questa direzione i 38 milioni di euro stanziati per il 2020 dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Piano Attuativo di Salute Mentale e superamento degli ex ospedali psichiatrici”. Finanziamenti la cui ripartizione e assegnazione alle Aziende Sanitarie del territorio, da Piacenza a Rimini, è stata approvata in questi giorni dalla Giunta regionale. Si tratta di risorse provenienti da un fondo specifico derivante dalla chiusura degli ospedali psichiatrici, per progetti che integrano l’attività ordinaria dei Dipartimenti di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche delle Ausl. “Bisogna mettersi in moto – aggiunge Augusta Nicoli –  dobbiamo fare un “salto di specie” per non rischiare di prendere direzioni degenerative”.

“A causa del Covid19 – conclude Ernesto Venturini – la gente chiede di tornare alla propria realtà ma non può farlo. Se torniamo alla normalità accentuiamo le disuguaglianze e questa sarebbe l’inizio di una degenerazione civile e democratica che non ci possiamo permettere. Mi piace pensare che questa situazione così difficile sia anche una opportunità di cambiamento”

Per informazioni

La presentazione del libro sul sito web di Negretto Editore>>
ww.facebook.com/oltrelasiepe.imola | bim.comune.imola.bo.it

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