Il successo di Avvocato di Strada nella sua ‘resistenza’ contro la discriminazione

Si chiude con un’ultima vittoria il percorso giudiziario di Avvocato di Strada per difendere il diritto alla residenza delle persone richiedenti asilo.

Il 2 ottobre 2020 presso il Tribunale Ordinario di Bologna si è chiuso l’ultimo capitolo della battaglia legale intrapresa nel 2019 dall’Associazione Avvocato di Strada per contrastare l’articolo 13 del Decreto sicurezza voluto dall’ex Ministro dell’Interno e dal precedente Governo, sulla base del quale era negata la residenza alle persone richiedenti asilo.

L’articolo 4, comma 1-bis del Decreto legislativo n. 142/2015, così come introdotto dall’art. 13 del Decreto legge n. 113/2018 meglio noto come Decreto sicurezza, prevedeva che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo non costituisse titolo per l’iscrizione anagrafica dello stesso.

Per comprendere il significato e le conseguenze legate a tale norma – poi censurata per incostituzionalità – è utile riprendere un passo di una precedente intervista rilasciata dal Presidente di Avvocato di Strada Antonio Mumolo:

“In Italia alla residenza anagrafica sono collegati una serie di diritti civili. Senza residenza non si può accedere al Sistema Sanitario Nazionale e non si può scegliere un medico di base, non si può votare, non si possono avere documenti, non ci si può iscrivere al centro per l’impiego e in molti casi non si ha diritto neanche all’assistenza dei servizi sociali. Sostanzialmente chi perde (o non ha n.d.r) la residenza diventa invisibile e vive una situazione dalla quale è difficilissimo uscire.”

L’Associazione bolognese non ha perso tempo e ha intrapreso una serie di azioni giudiziarie di successo, volte a contrastare gli effetti discriminatori e la negazione di diritti fondamentali connessi alla norma sopracitata.

Il primo capitolo della vicenda risale al 2019, quando gli avvocati Antonio Mumolo e Paola Pizzi dell’Associazione presentano al Tribunale di Bologna un ricorso d’urgenza in favore di una donna richiedente asilo a cui era stata negata la residenza sulla base dell’art.13 del Decreto sicurezza. Il ricorso è accolto con conseguente provvedimento che ordinava l’iscrizione anagrafica della persona richiedente asilo. Il secondo capitolo vede respinto dallo stesso Tribunale il reclamo del Ministero dell’Interno che era contrario alla decisione presa. Stessa sorte per il secondo ricorso presentato dal Viminale, negato con l’ordinanza del 2 ottobre che chiude così la storia. Nello stesso arco temporale, mentre proseguiva l’iter giudiziario bolognese e mentre le altre sedi dell’Associazione presentavano una serie di ricorsi rivolgendosi ai Tribunali di altre città italiane, Avvocato di strada, Asgi – Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione e altre associazioni portavano avanti la battaglia sul piano costituzionale. La Corte Costituzionale ha dato loro ragione con sentenza n° 186 del 31 luglio 2020, dichiarando che

È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 4, comma 1-bis Dlgs 18.8.2015 n. 142, come introdotto dall’art. 13, comma 1 , lett.a) n. 2 DL 4.10.2018 n. 113 conv. in L. 1.12.2018 n. 132 in quanto il divieto di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, ivi previsto, è irragionevole rispetto alle finalità che il DL 113/18 si propone e viola la pari dignità sociale dello straniero garantita dall’art. 3 Cost.. Conseguentemente sono incostituzionali anche le altre disposizioni contenute nell’ art. 13 del DL 113/2018, essendo strettamente connesse alla predetta disposizione. Divieto di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo – art. 13 DL 113/18 – violazione dell’art. 3 Cost. – incostituzionalità – sussiste.

Gli avvocati dell’Associazione Antonio Mumolo e Paola Pizzi si dichiarano soddisfatti per le vittorie conseguite, poiché esse rappresentano la conferma di un principio di civiltà esistente nel nostro ordinamento.

Secondo i legali, inoltre, questa battaglia ha rappresentato la prima risposta, civile e giuridica, a norme che hanno prodotto insicurezza e distanziamento di coscienze, norme finalizzate a colpire i poveri ed i diseredati, norme profondamente ingiuste. E, come ha scritto Bertold Brecht “quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere”.

Related Posts