Iscrizione anagrafica delle persone senza dimora: la ricerca di Avvocato di Strada

Avvocato di strada ha pubblicato la ricerca Senza tetto, Non senza diritti che analizza, da un punto di vista sia giuridico che amministrativo, il tema dell’iscrizione anagrafica per le persone senza dimora.

VOLABO ne ha parlato con Antonio Mumolo il presidente dell’associazione Avvocato di Strada. In Italia alla residenza anagrafica sono collegati una serie di diritti civili. Senza residenza non si può accedere al Sistema Sanitario Nazionale e non si può scegliere un medico di base, non si può votare, non si possono avere documenti, non ci si può iscrivere al centro per l’impiego e in molti casi non si ha diritto neanche all’assistenza dei servizi sociali. Sostanzialmente chi perde la residenza diventa invisibile e vive una situazione dalla quale è difficilissimo uscire. La legge riconosce l’importanza della residenza anagrafica ed è per questo che tutti i Comuni sarebbero obbligati a concederla a chi vive in un dato territorio. Ho usato il condizionale perché, di fatto, nel caso delle persone senza dimora questo diritto troppo spesso non viene riconosciuto e, da oltre vent’anni, conduciamo una battaglia molto dura su questo fronte. Ogni anno tuteliamo oltre 4000 persone che vivono in strada e molte di queste hanno il grave problema della mancanza di una residenza anagrafica. Ogni volta che possiamo, attraverso comunicati, campagne, convegni e pubblicazioni, ricordiamo agli enti pubblici e al mondo politico che la residenza non è una concessione. Dare la residenza a una persona significa riconoscerla come essere umano, aiutarla a non essere più invisibile. Sono moltissime le persone che una volta riacquistata la residenza riescono a trovare un lavoro e a intraprendere un percorso di recupero. Lasciarle senza residenza significa solo condannarle a rimanere nel limbo dell’assistenzialismo.

“L’obiettivo che abbiamo voluto perseguire” si legge nell’introduzione della ricerca a cura di Nicola Errani “è stato quello di creare una sorta di vademecum fruibile da volontari e da operatori riguardo all’iscrizione anagrafica delle persone che, a causa di condizioni di povertà e di estrema emarginazione, non hanno una residenza”. “Si tratta di un problema da sempre ricorrente in tutti gli sportelli legali dell’associazione e che riguarda persone italiane, stranieri provenienti dall’UE e migranti extracomunitari”, ci ha spiegato Giulia Gallizioli che ha collaborato all’indagine. “La residenza rappresenta uno status che molti di noi danno per scontato proprio perché, in una condizione di vita “ordinaria”, tutti hanno nel proprio portafoglio la carta d’identità e quindi tutti i diritti ad essa connessi. Lo scopo di questa pubblicazione, e degli eventi a contorno, è proprio porre l’attenzione e sensibilizzare la cittadinanza, ma ancor di più le amministrazioni pubbliche, sulle problematiche che si presentano quando la residenza non la si ha e si devono affrontare le diverse procedure adottate dagli  Uffici Anagrafe locali. Anche le persone che vivono in queste particolari condizioni devono godere, al pari di tutti gli altri, dell’iscrizione anagrafica come garanzia ai diritti fondamentali di cittadinanza”.

Avvocato di Strada ha intervistato 302 comuni per verificare se esiste una via fittizia attribuibile alle persone senza fissa dimora come residenza che conseguentemente permetta loro l’iscrizione anagrafica: 168 ce l’hanno. Ma i documenti richiesti per l’iscrizione variano da territorio a territorio. Sui 168 comuni che hanno istituito una via fittizia, infatti, 51 non hanno dato informazioni sulla procedura per l’iscrizione. E rispetto alle persone che possono richiedere l’iscrizione nella via fittizia, 6 hanno indicato i nati nel comune, 13 le persone senza fissa dimora, tutti gli altri non si sono espressi. (ndr. la fonte di questi dati è un’articolo a cura di Redattore Sociale che fa un’ottima sintesi dei contenuti della ricerca). Risulta evidente, dall’esame dei dati raccolti, che l’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora rappresenta ancora una procedura che non ha una sua connotazione uniforme.

“La nostra proposta, che rivolgiamo in particolare all’A.N.U.S.C.A. – Associazione Nazionale Ufficiali di Stato Civile e d’Anagrafe, è l’adozione di una procedura standard di emanazione ministeriale: ciò non solo per il principio di legalità, ma anche al fine di evitare distorsioni, forzature e margini di discrezionalità da parte della PA che possano generare situazioni di discriminazione tra persone”, conclude Antonio Mumolo. “La procedura standard che la nostra ricerca indica come la più percorribile è una via fittizia in ogni Comune – con un nome che non la renda facilmente ricollegabile alla condizione esclusione sociale – e la possibilità per le persone senza dimora che vivono sul territorio o sono seguite dai servizi sociali locali, di eleggere il domicilio presso la Casa comunale. Speriamo che la nostra ricerca e il database di prassi amministrative che ne seguirà, possano far fare al nostro Paese un passo avanti in questa direzione perché senza iscrizione anagrafica non si esce dalla strada“.

Fonte dell’immagine: Redattore Sociale
Ringraziamo Avvocato di Strada per la collaborazione nella redazione dell’articolo

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