La funzione per lo sviluppo economico e sociale delle Città Metropolitane: le esperienze di Torino, Firenze, Milano, Bologna

“La funzione per lo sviluppo economico e sociale delle CM può funzionare solo se le CM fanno da lievito da agente che crea l’ibridazione di cui parlavamo prima”. Queste sono le parole con cui Trasatti introduce la tavola rotonda, invitando gli ospiti a condividere non solo esperienze, ma anche suggestioni e idee derivate dall’ascolto della prima parte del convegno.

 

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Elena Di Bella
, Dirigente della CM di Torino, racconta i progetti del suo territorio che conta 2milioni e 200 mila abitanti, più della metà della popolazione dell’intero Piemonte, un territorio che è per metà montano. In mezzo c’è la Città di Torino che conta 1 milione di abitanti con un interland molto importante.  Il Bando periferia per noi è stato un’ottima occasione ha dato l’opportunità di collaborare con Fa bene di Caritas, esperienza nata a Milano e poi esportata a Torino, che permette il recupero del cibo fresco nei mercati rionali dove, oltre al recupero delle eccedenze i cittadini possono lasciare una spesa sospesa da destinare alle fasce più deboli della comunità. Chi riceverà il dono restituirà il dono con ore di volontariato da destinare alla comunità, attraverso la fittissima rete di associazioni presenti sul territorio. Ricostruzione di legami, di relazioni, per provare a rientrare in una comunità dalle quale ci si è allontanati. Quando ci si impoverisce sono tre i capitali che vengono a mancare: quello economico, quello sociale e spesso quello culturale. Noi restituiamo un capitale sociale. E così la comunità tutta si arricchisce di legami. In montagna invece facciamo un’azione di costruzione di welfare di comunità per intercettare i bisogni degli “isolati”, anziani o adulti che vivono una situazione di emarginazione per provare a costruire legami informali. Lavoriamo attivando gli animatori sociali di comunità per gli anziani soli e i senior di comunità, cioè gli agricoltori andati  in pensione che si rendono utili con piccole azioni di coesione del tessuto sociale, come il guardare i bambini che giocano in strada. Il ruolo del volontariato e della cittadinanza attiva è cruciale, ma questo non significa abdicare alla funzione pubblica. Noi continuiamo a cercare risorse, ad agire e migliorare il nostro ruolo di attivatori e manutentori della rete, pur con tutte le difficoltà imposte da tagli al personale e alle risorse. Noi dobbiamo essere cucitori di relazioni”.

 

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Massimo Fratini
, Assessore del Comune di Firenze che si occupa di volontariato e della ricucitura del tessuto del tessuto di rete all’interno della Città e Assessore ai rapporti con la CM, porta le sue due esperienze, una di lavoro sul territorio, una di coordinamento attraverso la città metropolitana. “Il mondo del volontariato è composito e molto importante perché è quello che consente a una comunità di divenire tale e a un’entità amministrativa di essere comunità. La comunità si crea attraverso la coesione sociale e l’impegno di tanti. A Firenze abbiamo una realtà associativa importante con 1700 associazioni non profit iscritte ai registri, ma nella realtà ce ne sono molte di più che non chiedono contributi e dunque non hanno bisogno di essere iscritte. Come CM offriamo supporto a queste realtà con sconti fiscali, agevolazioni nei rapporti con le amministrazioni pubbliche, facciamo un po’ da urp, da sportello di supporto per coordinare il lavoro di rete. Rispetto al Comune di Firenze io lavoro tanto sul concetto fondamentale del ‘fare rete’. Si fa comunità se siamo rete. Purtroppo nel volontariato invece accade spesso che il peggior nemico sia proprio l’amico, secondo una sorta di campanilismo e di pretesa di esclusività dell’azione. Questo è un baco. Noi dovremmo remare tutti verso la stessa direzione. Come politica e come amministrazione dovremmo costringere le associazioni a fare rete, superando le resistenze. Perché solo così la risposta è di comunità e non solo di un gruppo di persone che si impegnano. A Firenze nessuno muore di fame e nessuno muore di freddo. Abbiamo una struttura di solidarietà e di accoglienza impressionante. In Italia ci sono molte altre realtà come la nostra da questo punto di vista ma dobbiamo porci un altro problema: adesso che siamo abbastanza evoluti nel sostegno degli “ultimi”, dobbiamo capire chi sono i “penultimi”, per dare un sostegno anche a loro. Non abbiamo indicatori rispetto all’impoverimento reale della cittadinanza. Chi lavora nelle associazioni ha il termometro di quello che succede nel territorio. Per cui vi faccio un appello: collaborate e pretendete che i vostri politici si occupino delle persone che voi segnalate e di quelle situazioni della ‘fascia grigia’ che fa impoverire radicalmente e repentinamente le persone. Oggi questa è la vera emergenza.”

 

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Maria Cristina Piloschi
, Dirigente della CM di Milano descrive la sua realtà territoriale come fortemente antropizzata, con una densità di imprese e cittadini molto elevata. “Abbiamo circa 5 milioni di cittadini. Tutto ciò mette in crisi il sistema della coesione sociale, a prescindere dalla povertà. Di questa cosa chi amministra un’area metropolitana non può non tenerne conto. Milano ha un volontariato attivissimo e radicato, a prescindere da chi l’ha di volta in volta amministrata. Abbiamo di tutto e di più, ma abbiamo anche un’insofferenza sociale interna che non può essere governata da un punto di vista ideologico. Si tratta di pulsioni interne alla città che solo chi mette davvero le mani in pasta è in grado di gestire. Come Città Metropolitana con una cultura abbastanza laica ci rifacciamo al pragmatismo ambrosiano “Chi usa denaro pubblico fa servizio pubblico”.  Porto due esperienze che si ispirano proprio a questo concetto. La prima è Plus Community, che punta a mettere insieme le migliori intelligenze a favore dello sviluppo di una buona amministrazione. Chi ha ricevuto molto da questa città in termini di professione e carriera adesso vive il momento della restituzione, insegnando quello che ha appreso grazie alle opportunità chela PA vi offerto. La seconda è Sans papier. Continuavamo a non controllare l’efficientamento delle caldaie dei poveri per non sanzionarli, senza curarci dell’inquinamento dell’aria o delle case che saltavano. Questo atteggiamento pietoso è pessimo. Abbiamo deciso allora di cambiare passo. Facendo accordi con il non profit e con gli artigiani abbiamo offerto una manutenzione gratuita delle caldaie per due anni. Poi, dopo il periodo di garanzia, subentra il controllo per verificare che la situazione sia ancora in regola, perché i soldi pubblici non vanno buttati.
Quello che stiamo cercando di fare Stiamo cercando di valorizzare il volontariato in un’ottica diversa dalla consuetudine. I problemi complessi hanno bisogno di risposte complesse e articolate e un soggetto unico non è in grado di interpretare interamente questa complessità. Bisogna mettere sul tavolo competenze diverse, dove l’istituzione è in grado di trovare il punto di caduta tra gli interessi di soggetti diversi che a volte confliggono ma che hanno bisogno di trovare uno spazio di sintesi per rispondere ai bisogni dei cittadini.

 

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Laura Venturi
, Dirigente della CM bolognese parla di quanto l’istituzione abbia voluto fortemente questa giornata “perché pensiamo che sia fondamentale mettere insieme il settore pubblico il non profit e il profit. La presenza di attori diversi attorno a un unico tavolo è per noi funzionale a comprendere sempre più e sempre meglio come agire nell’ambito della nostra funzione di promozione e coordinamento dello sviluppo sociale ed economico trovando il nostro spazio ed evitando di replicare ciò che fanno i Comuni e la Regione. Già con la delibera nel 2017 del Piano strategico metropolitano abbiamo portato avanti un percorso di ambia partecipazione che ha coinvolto i diversi attori del territorio, ha fatto emergere l’immensa ricchezza del capitale relazionale esistente e ha ribadito il fatto che il ruolo della Città Metropolitana debba essere di catalizzatore di sviluppo sociale e innovazione senza agire in maniera diretta sui cittadini. Oggi, ascoltando e condividendo le diverse esperienze provenienti dai diversi territori vorremo portare a casa idee per migliorare la nostra funzione trasversale di integrazione delle diverse politiche  – penso a quelle giovanili, sociali, di inclusione, della mobilità, ecc….”

 

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Virginio Merola,
sindaco del Comune e della CM che ospita il convegno chiude la giornata ringraziando tutte le oltre 1500 realtà associative del territorio  – di cui un centinaio presenti a FICO con i propri stand informativi – e afferma che “l’istituzione metropolitana ha il dovere di non disperdere questo patrimonio”. Parla poi di sostenibilità ambientale economica e sociale come tema importante da sviluppare sia a livello locale sia a livello nazionale come Città Metropolitane, specialmente considerando il fatto che queste realtà rappresentano un terzo del Paese, in termini popolazione e ricchezza economica. Le città metropolitane potranno fare molto in termini di sviluppo e innovazione, specialmente se sapranno dialogare e collaborare, facendo rete tra loro e a livello locale.
“Dobbiamo ragionare insieme sull’idea di welfare di comunità perché deve essere chiaro che sostenere il volontariato non significa cercare di fare fronte alla scarsità di risorse. È arrivato il momento di premere per chiedere di investire sul welfare aumentando le risorse, perché è necessario mantenere un welfare di dimensione universale. Deve rivolgersi a tutti, certo guardando bene le differenze di reddito, ma i diritti fondamentali di cittadinanza vanno salvaguardati e consolidati…Noi dobbiamo fare cittadinanza per tutti senza fare ghetti separati”.

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