La Povertà vitale e il modello multidimensionale che descrive la relazione tra disuguaglianza e salute mentale.

Durante il convegno Michele Ribolsi, che è medico psichiatra e ricercatore del Dipartimento di medicina dei sistemi dell’Università di Roma Tor Vergata, ha presentato il suo libro La Povertà vitale. Disuguaglianza e salute mentale scritto insieme al collega Alberto Siracusano, dove vengono proposti una nuova definizione del fenomeno e un approccio multidimensionale che tenta di spiegare la relazione tra la povertà nei suoi vari aspetti e la salute mentale. | Consulta le slide del convegno>>

L’epidemiologo Michael Mormot parla di una vera e propria malattia della povertà, nel senso che la povertà, al pari di una malattia cronica, può arrecare danni e limitazioni della salute personale. Gli epidemiologi Wilkinson e Pickett ritengono che l’incremento di ansia e stress sia dovuto alle crescenti disuguaglianze sociali. E la sempre maggior diffusione di disuguaglianze sociali incide sulla salute mentale.

Intervista agli autori del libro La povertà vitale Disuguaglianze e salute mentale Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore

I numerosi studi scientifici disponibili ci portano oggi ad avere consapevolezza dell’esistenza di determinanti socio-economici che influiscono direttamente sullo stato di salute mentale della persona. C’è dunque una correlazione negativa tra povertà e salute mentale, tale per cui le persone in condizioni di disagio socio-economico sono esposte a un maggior rischio di incorrere in psico-patologie.

Lo studio delle determinanti sociali parte dall’ipotesi che lo svantaggio sociale e la disuguaglianza incidano fortemente sullo sviluppo psichico della persona, quindi sulla sua salute mentale. Non possiamo più ignorare le condizioni sociali in cui le persone nascono, vivono, crescono, invecchiano e accedono a servizi primari, quali il servizio sanitario e il servizio educativo.

La situazione è evidente negli adulti e piuttosto allarmante nei bambini. Coloro che nascono in famiglie a basso reddito e/o in contesti di privazione hanno uno sviluppo cognitivo e neuro-cognitivo diversi rispetto a bambini che nascono e crescono in contesti più ricchi e stimolanti, sul piano culturale ed economico.
Il tasso AROPE indica il rischio di esclusione sociale dei bambini e l’Italia occupa uno dei posti peggiori in Europa, con un incremento del tasso di esclusione sociale e povertà dei bambini del 4% negli ultimi 5 anni.
Questi dati di fatto condizionano la traiettoria della psico-patologia in futuro ed è qualcosa su cui è necessario intervenire con urgenza. Accanto ai tradizionali fattori di rischio legati alla patologia mentale, oggi vanno considerati, analizzati, studiati anche quelli socio-economici come determinanti importanti.

Per questo con Siracusano abbiamo introdotto il concetto di povertà vitale e un modello multidimensionale che indaga e tenta di comprendere il rapporto tra povertà e salute mentale.

La povertà è uno stato di impoverimento non solo materiale, ma anche relazionale, affettivo, spirituale, valoriale. Queste sono le diverse dimensioni che descrivono la povertà vitale.

L’insorgere di psico-patologie, secondo il modello proposto, va letta come conseguenza dell’interazione tra patrimonio genetico, condizioni ambientali e status socio-economico.

L’ambiente in cui viviamo è in grado di modificare il funzionamento del nostro DNA, sia attraverso “il silenziamento” di alcune sequenze geniche, sia attraverso l’inespressione di alcuni geni a discapito di altri. Quindi l’esposizione a un trauma, a un agente tossico, o a condizioni di vita disagiate possono concorrere all’insorgenza di una patologia e/o alla modifica del nostro comportamento.

Tuttavia il patrimonio genetico, l’ambiente e lo status socio-economico non interagiscono tra loro in modo diretto, ma attraverso l’azione di alcuni mediatori, cioè fattori di tipo neurobiologico o ambientale – come l’isolamento, la solitudine, lo stigma, la migrazione, la disoccupazione … – che nel nostro caso determinano in un rapporto di causa ed effetto la relazione tra  povertà e salute mentale.
Per semplificare, in presenza di condizioni di povertà aumentano in senso negativo le disuguaglianze e il rischio che fattori come ad esempio l’esclusione sociale e la solitudine possano portare a modificazioni dell’espressione del nostro patrimonio genetico di cui parlavo prima, concorrendo così all’insorgenza di psico-patologie.

I diversi tipi di povertà poi incidono in forme diverse sulla salute mentale.

Detto ciò, dobbiamo tenere presente che il modello multidimensionale da solo non basta,  deve sempre integrato con la comprensione e la lettura delle variabili individuali che caratterizzano l’unicità e il vissuto della singola persona, altri fattori che concorrono a determinarne la salute mentale.

Secondo il pensiero di Ribolsi e Siracusano la povertà non è uno stato di cui l’individuo è responsabile ma, al contrario, un sintomo delle disuguaglianze sociali e dei rapporti di potere e di forza del sistema socioeconomico. Da qui si può ripartire per studiare interventi di reintegrazione ed emancipazione dalla fragilità sociale, economica e mentale in una chiave nuova di valorizzazione delle persone e coinvolgimento delle comunità.

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