La presenza femminile nelle Fondazioni ed Associazioni dell’Emilia – Romagna

Il quarto Rapporto sul terzo settore propone una lettura dei dati in una prospettiva di genere partendo dall’esame degli organi di governo e dell’organizzazione degli enti stessi

 

È stato pubblicato il quarto Rapporto sulle persone giuridiche private che operano nel territorio emiliano – romagnolo.  Lo studio del 2015 nasce dalla collaborazione tra il Servizio Innovazione e semplificazione amministrativa ed il Servizio Statistica e informazione geografica della Giunta regionale.

Per la prima volta accanto ai dati delle Fondazioni, vengono analizzati anche quelli relativi alle Associazioni. In quest’ultima ricerca è stato intrapreso un percorso di integrazioni di fonti amministrative e statistiche. Il registro regionale delle persone giuridiche è stato infatti integrato con le informazioni rilevate dall’Istat nell’ambito del censimento delle Istituzioni non profit svoltosi nel 2011. Se ne è ricavato un sottoinsieme di 633 enti costituito da 350 Associazioni e 283 Fondazioni, che è stato l’oggetto di tutte le analisi presentate nel rapporto.

 

Uno sguardo generale al terzo settore

In tutto il territorio emiliano – romagnolo vi è una buona propensione a creare organizzazioni non profit che prediligono attivarsi per il sostegno ai soggetti deboli o in difficoltà, è questo l’ambito in cui operano il 55% delle Associazioni e il 57% delle Fondazioni del nostro sottoinsieme.

La maggioranza delle Associazioni e delle Fondazioni svolge la propria attività nella provincia in cui è collocata la sede legale, erogando servizi sia agli associati sia agli altri destinatari, tuttavia in base alle risorse economiche di cui dispongono si può osservare che le Associazioni con più entrate, e quindi quelle che possono essere considerate le più ricche, hanno una maggiore propensione ad erogare servizi solo agli associati. Infatti se la quota complessiva di Associazioni del nostro sottogruppo di riferimento (350 Associazioni) che offrono servizi ai soli associati è pari al 21%, l’analoga percentuale sale al 29% tra le Associazioni con oltre 500 mila euro di entrate. Tale situazione si riscontra meno nelle Fondazioni in quanto in tali enti, il fondo patrimoniale che ne è l’elemento caratterizzante è appunto destinato al perseguimento di finalità normalmente esterne all’ente.

Circa la metà degli enti del sottogruppo disponeva di 250 mila euro di entrate, mentre 1 su 6 disponeva di oltre 1 milione di euro. Le Associazioni risultano essere più ricche delle fondazioni, in quanto ben il 32% di loro può contare su entrate superiori ai 500 mila euro, mentre per le Fondazioni si scende al 28%. Le Associazioni più ricche si trovano nel ravennate, mentre le Fondazioni con maggiori entrate si trovano nel parmense e nel piacentino.

L’aumentare delle entrate determina negli enti del sottoinsieme sia l’espansione dell’ambito territoriale di attività rispetto alla provincia di appartenenza, sia una diminuzione dell’incidenza dei volontari negli enti a livello di risorse umane. Al crescere dei flussi finanziari gestiti, gli enti si dotano con più frequenza di prestazioni lavorative professionali e stabili. Nel 2011 ogni Associazione in media contava 72 lavoratori, di cui 62 volontari e 10 retribuiti, mentre le Fondazioni contavano in media in organico 15 soggetti, di cui 5 volontari e 10 lavoratori retribuiti.

Il maggior numero di volontari si contano nelle Associazioni in provincia di Ferrara, Reggio Emilia e Parma, (incidenza superiore all’80%) e nelle Fondazioni in provincia Rimini, Ravenna e Bologna (incidenza oltre il 50%). Le province in cui si rileva la maggiore presenza di lavoratori retribuiti sono invece Rimini, Forlì- Cesena e Ferrara per le associazioni e Parma, Forlì – Cesena e Reggio Emilia per le Fondazioni.

 

La presenza femminile negli organi e nell’organizzazione degli enti

Il Rapporto 2015 ha voluto dare una lettura gender sensitive ai dati statistici.

Esaminando gli organi di governo del nostro sottogruppo di enti appartenenti al terzo settore emerge che solo il 19% delle Associazioni e il 13% delle Fondazioni ha come legale rappresentante una donna. Sono le Associazioni che si trovano nella provincia di Bologna, Modena e Forlì – Cesena ad avere una maggiore incidenza di rappresentanti legali donne, mentre per le Fondazioni la maggiore incidenza è nelle province di Piacenza e Rimini.

Le Associazioni e le Fondazioni più ricche, in particolare modo quelle che contano un volume di entrate superiore al milione di euro hanno più frequentemente al timone di comando un uomo. Solo il 10% delle Associazioni con volume di entrate superiore al milione di euro è guidata da donne, lo stesso si può dire per le Fondazioni. Negli enti con minori risorse si riscontra invece una maggiore presenza femminile ai vertici.

Nel modo di erogare i servizi e di fare rete emergono delle differenze nella prospettiva di genere. Si può notare che sia le Associazioni, sia le Fondazioni guidate da donne tendono ad erogare servizi anche a soggetti diversi dagli associati in misura maggiore di quelle guidate da uomini. Nella stipula di patti o intese, le Associazioni guidate da donne prediligono collaborare con altre istituzioni non profit, mentre quelle guidate da uomini puntano maggiormente alla stipula di patti o intese con le istituzioni pubbliche. Sul fronte delle Fondazioni questa distinzione si annulla, le donne che guidano Fondazioni sono attive nella stipula di accordi sia con partner pubblici sia con quelli privati e si dimostrano anzi complessivamente più dinamiche rispetto ai loro colleghi uomini.

Riguardo alla panoramica sul personale gli Enti con legale rappresentante donna tendono ad organizzare le proprie attività mediante lavoro retribuito piuttosto che volontario e tendono ad impiegare in proporzione più volontarie e più lavoratrici retribuite. Le Associazioni con una leadership femminile costituiscono infatti il 19% del totale, ma impiegano ben il 28% dei lavoratori retribuiti totali ed il 13% dei volontari. Stessa tendenza per le Fondazioni a guida femminile: quelle rappresentate da donne costituiscono il 13% ed impiegano il 16% dei lavoratori retribuiti totali ed il 7% dei volontari totali, percentuali in aumento osservando le sole risorse umane di genere femminile.

Nelle Associazioni il 40% dei volontari è donna, nelle Fondazioni la quota di volontari rosa sale al 46%. Tra le Associazioni il maggior numero di volontarie si concentra nelle province di Bologna, Reggio Emilia e Modena (oltre il 40%), mentre tra le Fondazioni la maggiore incidenza si osserva nelle province di Parma e Piacenza (oltre il 65%). È interessante osservare due dati in merito al volontariato femminile, uno legato all’età, per cui il maggior numero di volontarie si riscontra nella fascia di età inferiore ai 55 anni ed uno legato alla presenza di volontarie straniere. Gli stranieri che nel 2011 hanno prestato servizio di volontario presso gli Enti del nostro sottogruppo sono stati solo il 2% dei volontari totali nelle Associazioni e l’1% nelle Fondazioni. Tuttavia proprio le donne costituiscono la metà dei volontari stranieri nelle Associazioni e dei 14 volontari stranieri che prestano opera nelle Fondazioni del nostro sottoinsieme 12 sono donne.

Sul versante del lavoro retribuito invece, gli enti del nostro insieme di riferimento hanno dato occupazione a più di 6200 persone. Tra queste le lavoratrici costituivano il 62% nelle Associazioni e l’80% nelle Fondazioni. Il maggior numero di lavoratrici si rileva nelle province di Ferrara, Bologna, Forlì – Cesena e Modena per le Associazioni e nelle province di Ravenna, Piacenza e Ferrara per le Fondazioni.

In merito al volume di entrate generate da questi Enti ed analizzato in ottica di genere è interessante osservare che mediamente una Associazione guidata da un Legale Rappresentante donna ha un volume di entrate che è poco più della metà di quello delle Associazioni guidate da uomini. Questo squilibrio si spiega con il fatto che il numero delle donne che guidano Associazioni con rilevante volume di entrate è basso. Infatti se esaminiamo il volume di entrate che viene generato dalle Associazioni meno ricche, a guida femminile, si può notare che hanno mediamente entrate più consistenti rispetto alle Associazioni guidate da uomini. Anche tra le Fondazioni la percentuale di Legali Rappresentanti donne si abbassa riferendosi ai soli enti con un volume di entrate superiore al milione di euro. Come per le Associazioni, anche per le Fondazioni è solo sopra questa soglia che gli enti guidati da donne hanno entrate mediamente inferiori a quelli guidati da uomini.

Dal rapporto emerge quindi la presenza di una segregazione verticale anche nel Terzo Settore che evidenzia l’esistenza di un “soffitto di cristallo” che continua ad ostacolare il percorso di carriera delle donne escludendole dalle posizioni apicali. Questo è vero soprattutto nelle grandi organizzazioni in cui le donne faticano a raggiungere i vertici manageriali. Negli enti di piccole e medie dimensioni i dati evidenziano invece che le donne riescono a generare  volumi di entrata simili a quelli degli uomini.

 

Allegati

 

 

Fonte www.autonomie.regione.emilia-romagna.it

Notizia centita da VOLABO  il 23.12.2015.

Related Posts