La progettazione DGR 699/2018 come nuova opportunità di co-operare. Il punto di vista della Regione

Intervista a Monica Raciti, responsabile del Servizio Politiche per l’integrazione sociale e il contrasto alla povertà e terzo settore Regione Emilia Romagna

Monica Raciti, responsabile del Servizio Politiche per l’integrazione sociale e il contrasto alla povertà e terzo settore Regione Emilia Romagna, parla della visione co-progettuale che ha guidato la Regione nel Bando per i progetti di rilevanza locale e delle prospettive di continuità.

Il buon esito delle iniziative messe in campo sul territorio dalle associazioni che hanno partecipato al Bando per progetti di rilevanza locale DGR 699/2018 è sicuramente una delle conseguenze positive della Riforma del Terzo Settore. I progetti hanno potuto essere subito operativi grazie agli ingenti finanziamenti del Ministero, che ha stanziato delle risorse ripartite su un piano triennale, consentendoci di lavorare con una prospettiva più a medio termine. Per la prima volta abbiamo potuto infatti contare su un budget importante: parliamo di 1.800.000 euro per il primo anno, 1.950.000 euro per il secondo anno e nel 2020 sono previsti 2.400.000 euro

Ci siamo perciò chiesti come valorizzare queste risorse nell’interesse di rafforzare le comunità locali, un’attitudine che è molto radicata nel DNA della Regione. In continuità con il lavoro svolto negli ultimi anni abbiamo quindi pensato d’investire sul territorio, con l’obiettivo di fare rete e creare legami fra le associazioni presenti a livello locale, in modo da intercettare più direttamente i bisogni e le risorse dei vari territori. In quest’ottica istituire un bando regionale, con una valutazione centralizzata, per quanto approfondita, non avrebbe sicuramente dimostrato la stessa efficacia nel cogliere certi aspetti che le associazioni locali conoscono per esperienza.

Abbiamo deciso di lavorare quindi con un bando che non ha una struttura competitiva, individuando gli ambiti distrettuali e il numero massimo di progetti per territorio. La sfida importante è stata quella di chiedere alle associazioni di non presentare i progetti singolarmente ma di costruire delle reti tra le APS (Associazioni di Promozione Sociale) e i CSV (Centri di Servizio per il Volontariato), che sono i destinatari delle risorse. Il coinvolgimento degli Uffici di Piano si è rivelato poi molto utile nell’indicare le priorità a livello territoriale e valutare la coerenza dei progetti con quelli che sono i bisogni del territorio. La costruzione di un partenariato forte tra la Regione e i CSV è stata quindi la nostra priorità, in un’ottica di rinnovamento nei rapporti fra i due soggetti, per creare una collaborazione efficace nel perseguire insieme questo nuovo percorso. L’iniziativa si è rivelata vincente, sia per l’entusiasmo e la professionalità mostrate dai CSV sia perché essi sono soggetti riconosciuti dal territorio.
Il risultato è stato quello che speravamo: siamo infatti riusciti a finanziare 97 dei 115 progetti arrivati e i territori hanno risposto costruendo reti e accordandosi sugli interventi. Tutto ciò ha reso possibile la creazione di progetti coerenti e sentiti dal territorio evitando uno spreco di risorse e possibili elementi di conflittualità.

Nel secondo anno abbiamo rinforzato i presupposti positivi di co-operazione maturati nel primo e aggiustato il tiro su alcuni dubbi e criticità emersi. La risposta è stata differenziata e positiva su tutto il territorio. La provincia di Bologna si è però distinta e la presenza ingente di associazioni sul suo territorio, aspetto che avrebbe potuto creare difficoltà rappresentando un ulteriore elemento di complessità, si è rivelata una risorsa grazie soprattutto alla mediazione del Centro Servizi.

La sfida adesso è quella di capire che esiti ha avuto questo processo in termini di ricadute sul territorio e di generazione di nuove risorse, con tutto lo scambio di conoscenza, competenze ed energie che è stato messo in campo. Ma soprattutto è importante riuscire a dare continuità alle nuove collaborazioni e ai progetti che sono nati, mantenendo alta l’attenzione nei confronti dell’innovazione, per andare oltre il consolidamento delle iniziative e consentire che i progetti possano un giorno reggersi sulle proprie gambe evitando poi di diventare dei veri e propri servizi vissuti in chiave “istituzionale”.

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