La rivista “Narrare i gruppi” si dedica a Teatro e Salute Mentale

Narrare i gruppi. Etnografia dell’interazione quotidiana. Prospettive cliniche e sociali è una rivista scientifica, ad accesso libero, che si occupa di narrazione e di gruppi secondo un approccio multidisciplinare. Il numero 11 si intitola Percorsi di salute mentale attraverso il teatro ed è a cura di Ivonne Donegani – direttrice del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna, Maria Francesca Valli – psicologa e psicoterapeuta collaboratrice dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi e Cinzia Migani – direttrice di VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna.

Si tratta di una serie di studi e riflessioni scientifiche sul rapporto fra Teatro e Salute Mentale. Più in particolare sul lavoro che negli anni ha svolto e continua a svolgere il gruppo del Coordinamento Teatro e Salute Mentale della regione Emilia Romagna. Teatro e salute mentale è  promosso e finanziato dalla Regione Emilia Romagna (Assessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna) e coinvolge i Dipartimenti di Salute Mentale di Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Piacenza, Forlì, Cesena, Modena, Parma, Rimini e Imola. La cabina di regia di Teatro e Salute Mentale è gestita  dall’Istituzione Gian Franco Minguzzi della Città Metropolitana di Bologna. Anche VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna fa parte di questa rete inter-istituzionale. È un progetto che porta il teatro nei luoghi di cura e di cultura in quanto strumento di rigenerazione della salute e del benessere delle persone e della comunità. Questo numero della rivista Narrare i gruppi si occupa, infatti, del ruolo del teatro nella promozione della salute mentale mettendo in evidenza la funzione terapeutica del teatro così come portata avanti dagli operatori e dagli attori delle compagnie della regione Emilia Romagna.

Il primo articolo “Le funzioni della rappresentazione drammaturgica in psichiatria” a cura di Ivonne Donegani, Cinzia Migani, Maria Francesca Valli si concentra sul ruolo che le attività teatrali hanno giocato storicamente in ambito psichiatrico. Le autrici riflettono su come il teatro abbia innescato e accompagnato il processo di de-istituzionalizzazione dei manicomi. Il secondo articolo, delle stesse autrici, “Il ruolo del teatro nell’ambito del Coordinamento Teatro e Salute Mentale della regione Emilia-Romagna” si ricostruisce la storia del Coordinamento Teatro e Salute Mentale nonché le visioni e gli approcci che ha promosso e sperimentato. Il contributo si conclude  con una approfondita disamina di alcuni processi valutativi dei progetti teatrali realizzati da questo gruppo.

Il terzo articolo “La scena terapeutica del teatro prova a rispondere alla domanda Quali aspetti del teatro sono alleati della clinica?” è a cura di Ivonne Donegani,  Gabriella Gallo e Angela Tomelli del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna.  Le tre autrici prendono in considerazione le caratteristiche storiche e metodologiche del teatro come strumento di cura nell’esperienza della compagnia Arte e Salute di Bologna. Tre sono le prospettive: intrapsichico, intersoggettivo ed esterno intendendo, con quest’ultimo, l’incisività sociale e culturale di queste esperienze sulla comunità. Particolare rilievo viene dato all’esplorazione del fattore “gruppo-compagnia” nella promozione del cambiamento.

Segue un’intervista ad Angelo Fioritti, direttore sanitario dell’Azienda USL di Bologna ed esperto di spicco in Italia riguardo agli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) nonché profondo conoscitore delle attività artistiche che sono promosse dai Dipartimenti di Salute Mentale della regione Emilia Romagna.  La legge 81 del 2014 ha sancito la chiusura definitiva dei sei Ospedali Psichiatrici Giudiziari presenti sul territorio italiano. Si tratta di un avvenimento a lungo auspicato che arriva ben 36 anni dopo la chiusura dei manicomi con la legge 180. Il Dott. Fioritti introduce i lettori e le lettrici in un’interessante riflessione sugli effetti di questa legge sul trattamento delle persone affette da disagio psichico che hanno commesso reati; sui cambiamenti dell’impostazione dei magistrati nel giudicare queste persone; sulle ricadute sociali e culturali in termini di accoglienza e integrazione della malattia mentale. L’intervista ad Angelo Fioritti è a cura di Matteo Scorza.

In conclusione Giuseppe Licari, direttore responsabile della rivista e presidente del Centro Studi e Ricerche Koisema di Cremona, scrive la postfazione “Arte teatrale e salute mentale: riflessioni sul disagio mentale e su nuove forme di cittadinanza attiva” concentrandosi sulla costruzione del testo teatrale e sul ruolo che il teatro può avere nella rigenerazione di una cittadinanza attiva e responsabile verso le diverse forme di disagio e di quello mentale in particolare.

Il numero termina con il contributo di Claudio Vicentini, professore emerito di Storia del Teatro dell’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, “Il lavoro dell’attore su se stesso. Una riflessione a partire da Konstantin Sergeevič Stanislavskij”. L’articolo evidenzia lo stretto rapporto che c’è sempre stato tra l’arte teatrale e il disagio psicologico, proprio perché in esso coabitano gli elementi essenziali della creatività, della cultura, della partecipazione, della condivisione e della cura.

L’introduzione di Percorsi di salute mentale attraverso il teatro è a cura di Francesca Valli ed è la fonte principale utilizzata per questa recensione.

Percorsi di salute mentale attraverso il teatro, Narrare i gruppi, Etnografia dell’interazione quotidiana. Prospettive cliniche e sociali, vol. 11, n° 1, Maggio 2016

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