La scuola del volontariato

Ero in pensione ormai da qualche anno e ogni mattina facevo ancora fatica a crederlo. Mi alzavo sempre presto, come se una cattedra stesse ancora ad aspettarmi all’interno di qualche scuola.

Riuscii a rituffarmi nel mio ruolo di insegnante alla Rupe, dove svolgevo e svolgo tutt’ora volontariato. Ho conosciuto qui tante ragazze, ognuna con la sua storia. Molte di loro, giovani mamme per lo più, giungono lì stanche e si abbandonano alle cure di tutti noi senza alcun timore. Altre invece sembrano dei cavalli bradi, ingestibili e diffidenti.

Lei, Eleonora, era proprio una di queste. Arrivò qui con il suo compagno Marco e i suoi tre figli: Gabriele, Tommaso e Salvatore, il più piccolo che lei chiamava Sasà.

La vidi per la prima volta che aveva il suo bambino in braccio . Se ne stava seduta nella saletta destinata alle attività creative, con il viso di chi era sempre pronto a prendere a pugni qualcuno. Parlava a voce alta con il piccolo parole incomprensibili e guardava chiunque si fermava ad osservarla con aria di sfiducia. Infatti quando mi misi di fronte a lei mi disse qualcosa di incomprensibile nel suo dialetto. Quella fu la prima e l’ultima volta che mi guardò con gli occhi pieni di rabbia.

Ci saremmo viste spesso di lì in avanti. Eleonora oltre al percorso rieducativo avrebbe dovuto conseguire il diploma di scuola media, ed io sarei stata la sua insegnante.

Ogni mattina mi svegliavo con la stessa grinta che per anni mi aveva accompagnata di fronte ai miei alunni.

Il primo giorno arrivai alla Rupe con largo anticipo, feci una passeggiata nel vialetto che precedeva l’ingresso, così per riordinarmi le idee. Mi sentivo emozionata. Avevo già avuto degli incontri con Eleonora per familiarizzare, di certo il suo era un bel caratterino, ma non mi intimoriva. Mi fidavo di lei e lei, ero certa, si fidava di me. Dopo un bel respiro feci ingresso in comunità, salutai tutti e mi diressi nella sala studio. Eleonora era lì, il suo sguardo era acceso. Mi salutò con un lieve cenno di mano.

Mi sedetti accanto a lei. I suoi occhi mi osservavano. Ci studiammo molto, arrivammo a dei compromessi, dei piccoli accordi, ad esempio lei avrebbe letto un piccolo brano e io risposto alle sue domande sul testo e viceversa. Ci fu intesa sin dall’inizio.

Come la prima, tutte le giornate a seguire volarono, finché arrivammo al giorno degli esami. Quella mattina conobbi una donna diversa: premurosa e ansiosa. Il suo atteggiamento era cambiato anche con i suoi figli. Eleonora era diventata una mamma dolce e affettuosa. Abbracciò tutte le sue compagne di camera. Poi venne da me. Mi baciò la guancia e andò via senza dire nulla.

Ho come l’impressione che quello fosse stato  il suo primo giorno felice.

Nei mesi successivi Eleonora trovò lavoro in una fabbrica di cerniere per indumenti. Il suo carattere forte le aveva dato la possibilità di diventare capo reparto. Anche Marco era riuscito a trovare lavoro in un supermercato. Ora avevano una casa, finalmente.

Spesso la domenica Eleonora, Marco e i bimbi pranzano a casa mia. Lei fa parte della mia vita di volontaria ed insegnante. Io faccio parte della sua nuova famiglia.

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Le facce del volontariato di associazione emiliani
(Edizione 2014)

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