Lavorare e produrre all’interno del carcere: la sfida dei Raee

Un’iniziativa che coniuga l’impegno ambientale con l’importante obiettivo di promuovere l’inclusione socio-lavorativa di persone in esecuzione penale.
Stiamo parlando del “Raee Carcere”, un progetto che ha visto, dal 2009 ad oggi, il coinvolgimento di oltre 40 detenuti, impegnati in attività di trattamento e smontaggio dei R.A.E.E. (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche e Elettroniche). Il tutto attraverso l’allestimento di laboratori produttivi dentro e, nel caso di Forlì, anche fuori dal carcere, in tre diverse province della nostra regione. Un’idea apparentemente semplice, che richiede però un’articolatissima organizzazione e un’ampia rete di partner pubblici e privati per consentire una piena produttività e, nel contempo, far fronte alle problematiche quotidiane in cui si incorre quando si intraprendono attività di tipo lavorativo-produttivo all’interno del “contesto carcere”. Ne abbiamo parlato con la coordinatrice del progetto, Barbara Bovelacci, dell’ente formativo Techne.

Come nasce il progetto Raee carcere?
Raee Carcere nasce da un progetto comunitario Equal Pegaso, un programma europeo che finanziava azioni mirate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate tra cui detenuti ed ex-detenuti. Nel 2004 presentammo alla Regione Emilia Romagna un progetto con l’idea di lavorare su tre province diverse, Bologna, Ferrara e Forlì-Cesena per favorire l’inclusione delle persone che escono dal carcere. Fu allora che ci venne l’idea di lavorare sui rifiuti Raee, proprio perché era appena uscita la normativa europea che obbligava chi produce apparecchi elettrici ed elettronici a essere responsabile anche del loro corretto smaltimento. Da lì è partito un ampio studio di fattibilità, con la consulenza del Gruppo Hera, per l’offerta di lavoro alle persone detenute in tre laboratori produttivi preposti al trattamento di questo tipo di rifiuti. Questo percorso si rivelò in realtà molto più complesso del previsto, tant’è che i laboratori sono partiti a metà del 2009. A quel tempo l’Equal era già finito abbondantemente, ma eravamo già abbastanza avanti per proseguire da soli.

In sintesi, come funziona il progetto Raee?
L’idea alla base di Raee carcere è quella di costruire un’alleanza tra enti di formazione e cooperative sociali di tipo B, cioè quelle cooperative che si occupano dell’inserimento lavorativo delle persone cosiddette svantaggiate: IT2 a Bologna, Gulliver a Forlì, Il Germoglio a Ferrara. Gli enti di formazione partner del progetto, Cefal e Techne, hanno la funzione di accompagnare e formare le persone e di seguire il coordinamento dell’iniziativa favorendo la sinergia tra le tre province coinvolte. Mentre le cooperative sociali hanno ruolo di vero e proprio inserimento lavorativo dei detenuti e di gestione dell’attività produttiva nei laboratori.
In poche parole la persona detenuta, opportunamente formata dagli enti di formazione, comincia con una borsa lavoro oppure con un tirocinio e viene inserita in un progetto industriale e produttivo, in cui Ecolight ed Ecodom, i Consorzi di aziende produttrici di materiali elettrici ed elettronici, commissionano ai laboratori un lavoro (cioè il trattamento dei rifiuti) e pagano le cooperative che inseriscono e assumono i detenuti per svolgerlo.

Che significa “accompagnare” il detenuto in questo percorso? Quali sono i bisogni e le difficoltà che possono emergere?
L’ente di formazione in sostanza accompagna la persona in fase iniziale, nella fase di inserimento; dopo di che mantiene un tutoraggio di gruppo, dando una mano alla cooperativa per seguire i gruppi di detenuti all’interno dei laboratori. Questo può servire anche a calmierare delle situazioni e delle problematiche che a volte si creano dentro a questi gruppi, che spesso sono costituiti e messi insieme senza altra logica se non quella della selezione fatta dal carcere, basata soprattutto su questioni giuridiche, cioè sulla possibilità di uscire e accedere a queste attività.
Accanto a queste criticità esistono poi una serie di problematiche molto complesse che riguardano invece il contesto lavorativo e produttivo all’interno del carcere…

Quali sono?
Innanzitutto, soprattutto in questo difficile periodo, si riscontra un decremento della mole di lavoro. I Consorzi coinvolti commissionano solo una parte dell’attività alle cooperative sociali, in un’ottica di responsabilità sociale di impresa, mentre i rimanenti rifiuti Raee sono trattati da aziende specializzate, che, anche per via dei macchinari di cui dispongono, riescono a offrire prezzi molto più competitivi. Questo impegno da parte dei Consorzi Ecolight e Ecodom per noi rappresenta già un importante traguardo, ma con la crisi ultimamente le commesse stanno diminuendo molto e questo sta causando alle cooperative qualche problema.
Poi ci sono le difficoltà relative al “contesto carcere”, perché essere efficienti e produttivi dentro a un carcere non è semplice. Pensiamo ad esempio a un’azienda che deve scaricare della merce e ha i minuti contati e invece la fanno aspettare fuori dai cancelli del carcere mezz’ora o un’ora perché il personale addetto in quel momento ha un’altra emergenza, o deve prima svolgere verifiche e adempimenti burocratici. E’ chiaro che tutto questo nel tempo può risultare difficilmente sostenibile… L’ente di formazione, nell’ambito del progetto, ha proprio il compito di agevolare per quanto possibile questi passaggi,  anche se chiaramente alcune difficoltà permangono, e queste incidono inevitabilmente anche sul processo produttivo.

Raee carcere vede la partecipazione anche di due partner istituzionali: la Regione e  il Dipartimento di amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia. Qual è il loro ruolo?
La Regione è stata promotrice iniziale del progetto attraverso il programma Equal e ora, assieme al Ministero, svolge un ruolo di garante istituzionale. E’ stato attraverso il suo supporto che è stato possibile stipulare il Protocollo di intesa con i Consorzi Ecolight e Ecodom, che prevede che parte del lavoro di smaltimento venga assegnato alle cooperative sociali e svolto nei laboratori in carcere.
Un altro importante ruolo di questi partner è quello di aiutarci a dare visibilità a questo progetto. Grazie al contributo di Hera, ai Consorzi e all’Amministrazione penitenziaria è stato da poco inaugurato il sito internet dedicato, che è oggi gestito e costantemente aggiornato da due ragazze ex-detenute, offrendo così un’ulteriore possibilità di professionalizzazione e inserimento lavorativo; oltre, naturalmente, ad essere un importante vetrina per il progetto stesso.
Infine la Regione svolge un importantissimo ruolo di garante della tenuta del progetto, ha infatti istituito una cabina regionale di monitoraggio, costituita dai vari partner, che si riunisce un paio di volte l’anno per fare il punto sul progetto ed evitare che le criticità riscontrate, anche legate a questa crisi, ci facciano abbandonare il campo.

E quali aspetti è chiamata oggi ad affrontare la cabina di monitoraggio? Quali azioni mettere in campo per migliorare il progetto?
Oltre al già accennato tema della produttività, un nodo cruciale è rappresentato dall’inserimento lavorativo una volta terminato il periodo di detenzione. Le persone  detenute lavorano infatti per le cooperative finché sono in esecuzione penale, ma quando termina la detenzione il rapporto di lavoro cessa. Questo anche perché, chiaramente, le cooperative non avrebbero la possibilità di assumere tutti. Naturalmente ci sono detenuti che, quando escono, tornano nelle loro città e non richiedono un’attività di inserimento lavorativo nel nostro territorio. Ma per coloro che ce lo chiedono i partner del progetto cercano di funzionare da rete di riferimento per trovare lavoro, ma anche per trovare casa e risposte ai problemi di inserimento.
Noi facciamo tutto quello che possiamo, ma questo punto è certamente l’aspetto che maggiormente andrebbe rafforzato e migliorato. Seguire sempre meglio il “fuori dal carcere”, costruire reti sempre più ampie e forti, è questa la vera sfida. Ma in questo momento di crisi è estremamente difficile.

Per informazioni
www.raeeincarcere.org

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