Lavoratori fragili nelle cooperative: 9 milioni i risparmi in Emilia-Romagna

Inserire i lavoratori fragili nelle coop sociali conviene

Non è detto che il welfare sia solo un costo, anzi: a quanto pare, inserire i lavoratori fragili nelle coop sociali conviene. Un lavoratore svantaggiato inserito in una cooperativa sociale, infatti, produce un valore medio di 4.729,74 euro per la pubblica amministrazione. Moltiplicando questo dato, ad esempio, per i 1.919 lavoratori svantaggiati delle 203 cooperative sociali targate Federsolidarietà-Confcooperative in Emilia-Romagna, ecco che si superano già i nove milioni di euro di benefici e risparmi generati per il sistema pubblico nel suo complesso, quindi per tutti, grazie in sostanza alle spese pubbliche evitate col miglioramento delle condizioni di vita delle persone in ballo. Sono i numeri che emergono da una ricerca sull’impatto sociale ed economico a tema promossa da Federsolidarietà-Confcooperative Emilia-Romagna e curata da Aiccon (Associazione italiana per la promozione della cultura della cooperazione e del non profit). Se ne parla nella sede di Confcooperative di via Calzoni a Bologna, a un convegno in presenza tra gli altri della vicepresidente della Regione e assessore alle Politiche sociali in viale Aldo Moro, Elisabetta Gualmini, che apprezza e condivide lo spirito dei lavori.

Oltre ai nove milioni abbondanti di risparmi per il sistema regionale, il mondo Federsolidarietà-Confcooperative in Emilia-Romagna registra 1.940 (dato del 2017) lavoratori svantaggiati assunti, un fatturato complessivo che si avvicina ai 277 milioni di euro e quasi 7.000 addetti ingaggiati al 77,5% con contratti a tempo indeterminato. Restando sul tema della convenienza per le casse pubbliche stimata dai ricercatori di Aiccon in base al metodo “valoris”, anche se certo il welfare non è fatto di soli numeri e fondi, anche i dati sul patrimonio netto confermano un trend positivo per le 203 cooperative sociali di inserimento lavorativo: 65,9 milioni di euro complessivi, per un aumento tra il 2012 e il 2015 pari a +17,9%. Anche il capitale sociale aumenta tra il 2012 e il 2015 (+24,8%), per un valore assoluto complessivo (al 2015) pari a 14,6 milioni di euro. Procedendo a un identikit delle 203 cooperative sociali aderenti a Federsolidarietà-Confcooperative Emilia-Romagna (su un totale di 455) che si occupano di inserimenti lavorativi, si tratta di imprese formate da 7.052 soci che nel 2016 hanno generato un fatturato complessivo di 276,9 milioni e un patrimonio netto di 65,9 (+17,9% dal 2012 al 2015), spendendo 111,4 milioni per il personale (+23,9% dal 2012 al 2015) ossia pagando stipendi a 6.926 addetti di cui 1.940 (dato 2017) sono lavoratori svantaggiati oggetto di inserimenti (in aumento del 7,7% dal 2015 al 2017).

Le mansioni svolte? Le più svariate: si va dalla manutenzione del verde ai servizi socio-assistenziali per passare ai servizi educativi e scolastici, custodia e pulizie, fino a ristorazione e alloggio, commercio, trasporto e magazzinaggio, attività culturali e agricoltura. E se fino al 2014 la principale attività consisteva nel fornire beni e servizi alla stessa pubblica amministrazione (51%), ora il rapporto si è invertito: nel 2016 i beni e servizi offerti alle imprese private hanno toccato quota 53,7%, a testimonianza di come la cooperazione sociale lavori di più nel mercato privato.

Tra i beneficiari degli inserimenti nelle coop c’è quindi lo Stato, grazie alle imposte versate (2,4 milioni il dato misurato nel 2014 su un campione di 20 coop), insieme agli stessi lavoratori ai quali è garantita la stabilità occupazionale: risultano infatti a tempo indeterminato ben otto posizioni su 10 (77,5%). E non ci sono solo i lavoratori svantaggiati. Quelli ordinari (non svantaggiati) inseriti nelle cooperative sociali sono pari al 10,7% del totale (+1,5% sul 2014), di cui il 25,4% sono persone over50. Evidenzia Paolo Venturi, direttore Aiccon: “La cooperazione d’inserimento lavorativo si conferma un’innovazione in sé. È l’unica forma d’impresa con una finalità sociale capace di generare tre benefici contemporaneamente: il recupero di soggetti svantaggiati attraverso il lavoro, il rafforzamento del capitale sociale del territorio e la capacità di generare politiche attive che qualificano la spesa pubblica”. (DIRE)

(Fonte: Redattoresociale.it, articolo del 12 dicembre 2017)

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