Buon appetito piatto pulito

“C’è nessunooo…?” – La voce inconfondibile di una bollicina d’acqua protagonista di uno spot pubblicitario che Giulia aveva scelto come suoneria la fece sobbalzare distogliendola dal suo lavoro. “Ciao Giulia, sono Francesca! Come al solito ho bisogno di te!” Gli occhi di Giulia iniziarono a sorridere: le succedeva spesso quando sentiva la referente dei volontari dell’associazione a cui dedicava buona parte del suo tempo libero. Questa volta si trattava di intrattenere una bambina di sedici mesi, Zoe, perché i suoi genitori dovevano accordarsi con i medici per il rientro a casa: Lorenzo, il fratello tredicenne di Zoe, due settimane prima aveva subìto l’amputazione di una gamba, colpa di quel male che ogni anno miete troppe vittime. Giulia, senza esitare, prese un permesso e si diresse verso l’Istituto Rizzoli. Si fermò un attimo davanti alla porta che la separava dal luogo dell’incontro catturata dall’enorme drago colorato che vi era dipinto sopra. Giulia si chiese se fosse il simbolo di un demone da combattere. Quando entrò percepì violentemente l’odore acre di disinfettante e medicinali. Le sembrò di essere nella terra di Babele per quel sovrapporsi di voci dai molteplici accenti. Più che un day-hospital oncologico l’impressione era di trovarsi nella sala di attesa di un aeroporto. Individuò subito la famiglia Zerbini in fondo alla sala: erano italiani, ma da anni vivevano a Monaco e qui non avevano parenti né amici su cui fare affidamento. Percorse il corridoio scorrendo con lo sguardo le pareti tappezzate di  foto di chi era passato di là e di autografi di artisti famosi. Notò che il grande frigorifero destinato ai medicinali era interamente ricoperto di disegni e calamite. La mamma di Zoe l’accolse con un grande sorriso: “Non dovremmo metterci più di due ore” le disse “Comunque Zoe è una bambina che non crea problemi”. “Non dovete preoccuparvi: ho tutto il pomeriggio libero”. Zoe se ne stava seduta sul divano, le gambette penzolanti perché troppo corte per toccare il pavimento, lo sguardo rapito da un’infermiera che stava facendo fare alcuni esercizi di riabilitazione ad una bambina di qualche anno più grande di lei. Giulia si sedette al suo fianco ed estrasse dalla borsa un album delle Winx e una  scatola di colori. Zoe, incuriosita, si girò verso di lei scuotendo i riccioli biondi “Cos’è?” disse con curiosità. Senza aspettare risposta buttò l’album sul pavimento, rovesciò la scatola con i pennarelli e iniziò a colorare. Quello fu l’inizio di un pomeriggio insieme:

l’album lasciò spazio alle canzoni dello Zecchino d’oro che Giulia aveva scaricato per l’occasione da I-tunes, poi ai fiori ritagliati da appendere al soffitto con l’ausilio di un’infermiera, poi alle corse per fare aprire la porta magica che separava un corridoio dall’altro. Ogni tanto si dirigeva nella saletta ristoro per abbracciare Lorenzo che nel frattempo era collegato via Skype con i suoi compagni di scuola: si stavano organizzando per venirlo a trovare insieme al professore di matematica e Lorenzo aveva già programmato le cose da fare insieme. Zoe si fermò solo all’ora della merenda, davanti alla mousse di frutta si bloccò come fosse in attesa di qualcosa. “Vuole la canzone del piatto pulito che cantano all’asilo altrimenti non mangia” – Lorenzo, con i suoi occhi malinconici, si era affacciato sul corridoio e le era venuto in soccorso:“buon appetito ragazzi/buon appetito ragazzi/e se non avete capito: buon appetito/ buon appetito, piatto pulito!” l’ultima strofa era accompagnata dallo sbattere delle mani l’una contro l’altra come i piatti di un’orchestra. Zoe scoppiò a ridere “Ancora, ancora!!!” contagiando quasi tutto il reparto: come si poteva resistere a quella carica di energia e vitalità?
Il tempo era volato senza che Giulia se ne accorgesse e come Mary Poppins il suo compito era finito: la mamma di Zoe la salutò stringendola forte a sé “Non sa quanto sia stato importante quello che ha fatto per noi oggi”.
Giulia si diresse verso l’uscita con un nodo alla gola, ma appena fuori si ritrovò a canticchiare “buon appetito… piatto pulito!”.

Le facce del volontariato di ANT
(Edizione 2015)

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