Lotta contro il tempo

Le cinture di sicurezza schioccando in sequenza una dopo l’altra danno l’ok alla partenza a tutto il gruppo. L’equipaggio si avvicina al centro storico della città dibattendo con ironia sul locale migliore dove andare a consumare un caffè. Il potente e fastidioso suono della selettiva mette a tacere tutti che si pongono all’ascolto della centrale operativa. Un codice rosso per patologia neurologica viene assegnato alla Papa34. Sonia, il barelliere, scorre mentalmente le procedure legate a quel codice, Valerio, l’autista, sfoglia lo stradario per identificare il target, Claudia, la soccorritrice, rintraccia a video le note della centrale. Tutti a modo loro cercano di capire che cosa li attende. Le braccia di Valerio si incrociano veloci sul volante per invertire il senso di marcia, il sibilo dei pneumatici sull’asfalto caldo resterà l’ ultimo rumore del mondo esterno prima di entrare in una bolla di luce blu intermittente, poi i giri del motore salgono e scendono in un ritmo che si accorda con l’accendersi degli stop delle auto che precedono l’ambulanza. Le traiettorie irregolari nel traffico si susseguono, il cigolio dei cassetti nel vano posteriore ne sottolinea i bruschi passaggi. Claudia al terzo scarabocchio rinuncia a compilare i dati sulla scheda e si prepara al servizio infilando i guanti.

I passi veloci del gruppo vincono il ghiaino che scricchiola sotto i piedi, Claudia scorre veloce il dito sui campanelli per fermarsi a quello indicato, è scritto a biro su carta di quaderno.

E via su per le scale di pianerottolo in pianerottolo, un uomo dall’aria annoiata attende appoggiato ad una porta di legno e fa cenno di entrare col capo. Claudia con il pesante zaino guadagna l’ingresso a fatica e si arresta sulla soglia guardandosi attorno, nell’appartamento l’aria ferma e calda raccoglieva gli odori di una cena appena consumata, un bambino di circa 7 anni ripiegato sul quaderno disegnava lettere. “Sono qui” una giovane donna seduta sul letto richiama su di sé l’attenzione. Si chiama Anna ha 27 anni e tiene capelli raccolti a coda dietro la nuca. Claudia avvia l’intervista e la raccolta dei parametri con l’aiut o di Sonia, e dopo pochi minuti conclude ad alta voce “Valerio dai il negativo alla centrale”. Non o ccorreva essere un medico per capire che quella donna non aveva nulla di grave, Claudia allarga il suo campo visivo e si accorge che l’uomo che l’aveva accolta appoggiato alla porta, ora sorreggeva silenzioso il muro della camera da letto fumando una sigaretta. “Ti ho detto di non fumare i n casa, quando c’è il bambino” dice Anna guardando negli occhi Claudia.

A quelle parole è come se la stanza avesse ruotato su se stessa; l’anta dell’armadio è sfondata da un pugno, la maniglia della camera da letto inservibile punta oramai scardinata verso il pavimento, Anna indossa una maglia con le maniche lunghe nonostante il caldo soffocante.

Prende consistenza agli occhi di tutti il reale motivo della chiamata e nuovamente l’equipaggio risponde e fa squadra: Valerio esce dalla camera con il marito, Sonia li segue per intrattenere il bambino. Claudia si china sulle ginocchia sentendo su di sé la responsabilità di dare la risposta giusta, è consapevole di quanto sia difficile per una donna che subisce violenza chiedere così palesemente aiuto, ora ha pochissimo tempo a disposizione per entrare in empatia, creare complicità, invitare all’azione e infondere coraggi o.

Un viaggio per la luna di andata e ritorno.
Due donne si tengono ora per mano, hanno storie e vite diverse alle spalle.

Una di esse è libera e ha scelto di agire, per dare sostegno a chi non lo è o sente di non esserlo sotto il peso della malattia o della violenza. Scorrono quasi sussurrate le parole che invitano Anna a rialzarsi per compiere un passo verso una vita diversa, scrollandosi dai sensi di colpa, per riconquistare dignità per sé e per il suo bambino.

Anna ascolta e piange, accetta di fare un controllo al Pronto Soccorso,
ha paura, ma ci proverà.

Le facce del volontariato di Pubblica Assistenza Croce Italia
(Edizione 2015)

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