C’era una volta

C’era una volta … no, no, non è come pensate! in qu esta storia non ci sono né una principessa e neppure il principe azzurro, ma due persone normalissime: una giovane infermiera ed un anziano signore Presidente di una Pubblica Assistenza ( PAV).

Ma prima di iniziare la nostra storia una premessa … chi sono quelli della Pubblica?! Quelli in divisa arancione che corrono con le ambulanze per soccorrere le persone che hanno subito incidenti e le portano in ospedale.

Eccoci pronti . Dove eravamo!? Sì … Sandra, la nost ra infermiera forte e sicura di tutte le sue capacità acquisite nel Pronto soccorso di un grande ospedale, decide di presentarsi in PAV per dare il suo contributo come volontaria. Entra nella sede dell’associazione, si guarda intorno e rimane colpita dall’ambiente angusto, disordinato e polveroso, dall’odore acre del cibo mescolato al disinfettante che le irrita le narici e dalla musica assordante che proviene da una radiolina transistor. Dà un’occhiata ai volontari e nota che il giubbotto arancione con i pantaloni bianchi formano una divisa raffazzonata e non proprio fresca di bucato.

Abituata all’ordine, ad un igiene dell’ambiente e d ella persona quasi maniacale arriccia il naso e chiede di parlare con il presidente. Un signore dall’aspetto pacioso le viene incontro con un largo ed accogliente sorriso. Lo fissa dritto negli occhi.

“Buon giorno sono Sandra un’infermiera professional e di pronto soccorso e vorrei entrare in Pubblica per dare il mio contributo!”

Mentre si presenta, la sua bocca si allarga ad un grande sorriso pensando a quanto sarà apprezzata e a quante cose potrà insegnare!

Il Presidente non si scompone nel sentire che è un’infermiera, ricambia lo sguardo e con la voce ferma risponde.

“Grazie per la sua offerta! Per lavorare con noi, p rima di salire in ambulanza, deve sottoporsi ad un corso preparatorio. Lo facciamo per insegnare a conoscere la strumentazione dell’ambulanza, come si utilizza una barella e … tante altre cose!”
Sandra lo guarda incredula, risentita e molto irritata, non crede alle proprie orecchie:

“Ma a capito cosa faccio?! Vuole che io faccia un c orso?! Sono un infermiere professionale? Sa cosa significa?”

Il presidente tenta di rispondere ma Sandra è troppo presa dalla foga della sua presunzione e non gli permette di parlare.

“Sono io che posso insegnare a lei e a tutti gli al tri volontari, so perfettamente guidare l’ambulanza, usare la barella e tutte le strumentazioni, queste sono bazzecole al confronto di ciò che faccio tutti i giorni!”

Il Presidente ascolta Sandra, ma, con il sorriso sulle labbra, rimane irremovibile e le comunica che il corso è obbligatorio anche per lei.

Sandra se ne va indispettita, convinta che riuscirà comunque ad entrare in PAV e che finalmente potrà far vedere a quello là che cosa è capace di fare.

Inizia così a pensare ad un piano tattico operativo per entrare in PAV e … ed ecco che … entra in gioco il destino o il fato … ognuno lo chiami come vuole!

Proprio a questo punto Sandra deve confrontarsi con un grave problema di salute che la costringe a chiedere molto spesso la collaborazione dei volontari della Pubblica.

Conoscendo Luca e Francesca, che nella vita fanno tutt’altro che gli infermieri, si accorge di quanto siano preparati, quanto siano capaci di relazionarsi con i pazienti, si nutre della loro grande carica di umanità, nota l’agilità che hanno nell’operare sull ’ambulanza in movimento.

Il riposo forzato la costringe a riflettere sull’approccio arrogante che aveva avuto con il Presidente dell’associazione. Capisce che la sua presunzione non le aveva permesso di entrare nel modo degli altri, capisce di essere tecnicamente molto preparata ma che la sua esperienza al Pronto soccorso non le ha permesso di sviluppare tutte le qualità l egate al dialogo, all’ascolto e all’empatia. Solo adesso che è diventata paziente si rende conto che molte volte le persone hanno bisogno non solo di cure ma anche comprensione. Quanti aspetti Sandra non aveva mai considerato presa dalla sua tecnicità! Proprio adesso capisce di essere stata t roppo insolente e di aver voglia di imparare ad ascoltare, di essere più umile per agevolare la sue relazione con gli altri.

Ma … come finisce la nostra storia!?

Il Presidente accoglie Sandra in PAV e per valorizzare le sue potenzialità le propone di diventare formatore di capacità relazionali e addetto alla pr ogettazione.

Sandra collabora abitualmente con i volontari della PAV, i suoi angeli invisibili che nella loro modestia offrono un servizio fondamentale a coloro che attraversano un momento fragile della loro vita.

Le facce del volontariato di Pubblica Assistenza di Vado
(Edizione 2015)

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