Luna Farm: il parco FICO che punta all’inclusività

Luna Farm è il nuovo parco divertimenti coperto a tema contadino che aprirà a FICO Eataly World entro la fine dell’anno. La struttura punta ad offrire una esperienza di divertimento unica nel suo genere per i bambini e le loro famiglie, senza dimenticare chi ha delle esigenze speciali. A firmarla è infatti Zamperla Group, azienda vicentina leader mondiale del settore entertainment (divertimento) particolarmente sensibile al tema dell’inclusività che, per finalizzare l’opera e migliorarne l’accessibilità, ha richiesto la  collaborazione  del CDH-Centro di Documentazione Handicap/Accaparlante e dell’Architetto Fabio Fornasari dell’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza.

Il Gruppo Zamperla sostiene progetti di ricerca e sviluppo in ambito ingegneristico, tecnologico e medico-scientifico per dare risposte di inclusione e fruibilità a persone con esigenze speciali da oltre dieci anni. Luna Farm rappresenta un’applicazione concreta dei migliori risultati ottenuti dal Gruppo in questo ambito. Fondamentali su questo versante sono stati sia il contributo di Gianni Chiari, già coordinatore del progetto pilota Una Giostra per Tutti avviato nel 2013 con la collaborazione e il patrocinio di Ospedali e Associazioni Nazionali, quale primo tavolo di lavoro in Italia sul tema del divertimento e della disabilità; sia la collaborazione con il centro bolognese di ricerca e documentazione sulla disabilità.

Tra le 15 attrazioni a tema sette di esse sono state progettate con accorgimenti per consentire una accessibilità agevolata. Ci saranno dunque giostre sulle quali sarà possibile salire con la sedia a rotelle  o con sistemi di sicurezza pensati per chi ha problematiche motorie.

Alla revisione degli spazi in chiave accessibile sta partecipando con una consulenza anche l’Architetto Fabio Fornasari dell’Istituto dei ciechi Cavazza, coinvolto dal CDH per le sue competenze professionali. Con il mio contributo – lui stesso spiega – ho cercato di osservare il progetto e il cantiere dando delle indicazioni per “raddrizzare” quelle parti che non avrebbero funzionato. Si tratta di un impegno veloce a progetto già avviato, ma credo efficace. Insieme al CDH abbiamo messo in evidenza i nodi critici e valorizzato gli aspetti positivi. Ci hanno ascoltato con interesse e attenzione e hanno accolto le nostre indicazioni dove possibile. Di solito certi problemi vengono affrontati dopo, invece il fatto che ci abbiano contattati prima dell’inaugurazione, a cantiere aperto, è molto importante perché permette di lavorare ancora sulle pavimentazioni, gli arredi, la comunicazione e la collocazione di certi elementi. Ad esempio la tipica pavimentazione che si trova nelle stazioni pensata per la disabilità visiva può talvolta essere di disturbo per altro tipo di disabilità. Lavorando invece su un’idea di accessibilità naturale, valorizzando le qualità degli spazi, e ponendo attenzione alla comunicazione si possono avere buoni punti di riferimento per l’orientamento tenendo in considerazione anche le altre disabilità. Inoltre abbiamo proposto la riduzione del rumore in certe zone dove è fondamentale la concentrazione per orientarsi. Sono piccole attenzioni che possono fare la differenza e che verranno raccolti in un documento che penso voglia essere una sorta di punto di inizio per stilare dei protocolli utili anche in progettazioni future.

Ricevere la richiesta di una consulenza per migliorare l’accessibilità di Luna Farm – racconta Nicola Rabbi del CDHci ha fatto molto piacere. Insieme  abbiamo valutato la mappa del parco, la fruibilità e la facilità di orientamento per le persone con disabilità di vario tipo. È stato ed è interessante lavorare secondo un approccio che tenga in considerazione non soltanto l’accessibilità fisica, ma anche quella culturale. Da questo punto di vista uno dei prossimi passi, oltre alla visita in cantiere con persone disabili, sarà la realizzazione di una sorta di manuale del parco con scrittura facilitata “easy to read” (facile da leggere), pensata non solo per chi ha disabilità cognitive, ma anche per persone anziane, o straniere, o con altre difficoltà. Non solo, collaboreremo alla formazione del personale che gestirà Luna Farm. L’accoglienza dei visitatori è molto importante per vivere un’esperienza positiva e alcuni errori in questa fase, magari banali e involontari, potrebbero rovinare tutto. La nostra consulenza sarà mirata proprio a fornire strumenti utili per saper accogliere chi ha bisogni speciali.

La filosofia dell’inclusività si estende anche al tema lavoro. Luna Farm assumerà 50 addetti alle attrazioni e all’accoglienza. Il processo di reclutamento del personale, oltre alle classiche candidature online, si avvale anche della collaborazione di Insieme per il lavoro, progetto nato dalla collaborazione tra Comune, Città metropolitana e Arcidiocesi di Bologna che mette in rete enti del Terzo settore, sindacati e imprese per l’inserimento nel mondo del lavoro di persone in condizioni di fragilità.

Tiziana Primori, AD  del grande Parco Agroalimentare che ha voluto Luna Farm, raccontando il perché di una novità di questo genere afferma che – FICO è e vuole essere sempre di più una struttura accessibile e inclusiva, e l’esperienza del nuovo parco divertimenti si inserisce in maniera sinergica nella nostra proposta di Turismo Accessibile, aperto a tutti. L’attenzione alle esigenze speciali fa parte della nostra filosofia. Nei due anni d’apertura oltre 2500 persone con disabilità hanno partecipato alle nostre esperienze di gruppo, senza contare gli accessi individuali –  e crediamo che l’intera struttura possa essere un luogo dove vivere momenti unici e felici, tutti insieme.

La storia di Luna Farm ci racconta la realtà di una preziosa collaborazione tra impresa, non profit e istituzioni finalizzata a un’innovazione di prodotto che ha come obiettivo la ricerca del divertimento e dello svago per tutti. Un bell’esempio di cultura inclusiva. La strada è certamente ancora lunga ma, come sottolinea Antonio Zamperla, presidente dell’omonimo Gruppo – Se da un lato non è possibile garantire accessibilità a chiunque al 100% sulle attrazioni di un parco divertimenti, è però auspicabile e sostenibile realizzare un Parco che metta il maggior numero possibile di ospiti nelle condizioni di trovare risposte a esigenze particolari e comprendere se e quali esperienze fanno al caso loro.

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