Manifesto per la verità, il libro di Giuliana Sgrena sul ruolo dell’informazione nella narrazione della violenza di genere

Com’è possibile formare l’opinione pubblica senza una corretta informazione? C’è in gioco la democrazia.
Siamo entrati nell’era della postverità? Sicuramente in quella della postinformazione. Eppure l’unico modo per combattere le fake news e salvare i giornali è un giornalismo di qualità, opzione che non viene tenuta in considerazione.
Giuliana Sgrena

Questi sono alcuni degli interrogativi che la giornalista Giuliana Sgrena  lancia nell’introduzione al suo nuovo libro Manifesto per la verità, edito da Il Saggiatore. Donne, guerre, migranti e altre notizie manipolate è il sottotitolo dell’opera che, con un tono profondamente critico e una scrittura particolarmente incisiva e a volte caustica, analizza il ruolo dei media, in particolare del giornalismo italiano, nella narrazione distorta di fenomeni come la violenza di genere, le migrazioni.

Sgrena nel suo libro arriva al cuore di un problema sempre più grave e sempre più diffuso in questa epoca. I media e la stampa infatti, invece di promuovere un cambiamento culturale che abbatta il paradigma patriarcale, gli stereotipi di genere, la misoginia, il sessismo e il razzismo, sono permeati da un linguaggio e una costruzione narrativa che fomentano questo status quo.
Seppur con numerose eccezioni, troppo spesso negli articoli di cronaca legati a fatti di violenza di genere si assiste al victim blaming, cioè la colpevolizzazione della vittima, e/o alla ricerca di una serie di attenuanti che liberino o minimizzino la colpa dell’uomo carnefice.  Siamo ben al di fuori del perimetro di qualsiasi regola deontologica. Questo significa non solo ledere la dignità e i diritti umani delle persone che hanno subito violenza, ma anche romanzare e modificare i fatti al punto di falsificarli, contribuendo così al proliferare di opinioni pubbliche sempre più ignoranti e manipolate, dalle cui pance viene rigettato odio mediatico proprio sulle vittime.

Nell’opera l’analisi critica di un sistema al collasso viene ampiamente sostenuta dalla citazione di alcuni dei più aberranti esempi di fake news, di alcune delle peggiori violenze perpetrate da chi opera con i media. Ne nasce un pamphlet ruvido e lucidissimoscrive Il Saggiatore nella scheda di presentazione del libro – un manifesto da cui partire per ricostruire quel che è stato distrutto, salvare quel che non è ancora andato perso e soprattutto riconquistare la nostra libertà di pensiero e di scelta.

Giuliana Sgrena fa parte di Giulia – GIornaliste Unite LIbere Autonome, associazione che dal 2011 lavora per modificare lo squilibrio informativo sulle donne e che, nel 2017 è stata promotrice del Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini.

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