Nel quarantennale della “Legge Basaglia” esce in libreria “Memorie di trasformazione. Storie da Manicomio”

Nel quarantesimo anniversario della “Legge Basaglia” (Legge n°180/1978) che ha decretato la chiusura dei manicomi, Cinzia Migani pubblica con Negretto Editore il saggio dal titolo Memorie di trasformazione. Storie da Manicomio.

La prima sezione – Storia del manicomio di Bologna nell’ultimo trentennio dell’Ottocentoè stata scritta con il contributo di Ferruccio Giacanelli,  professore scomparso nel 2012 che è stato Direttore dell’Ospedale psichiatrico “F. Roncati” e Presidente del Comitato tecnico-scientifico del Centro di studio e documentazione sulla storia della psichiatria e dell’emarginazione sociale (ora Istituzione “G.F. Minguzzi”) della Città metropolitana di Bologna.

La seconda sezione – Prime soluzioni al sovraffollamento dei manicomi  – presenta la pazzia ai tempi del positivismo in cui si è verificato un surplus di ingressi nelle strutture che a portato poi  alla ricerca di spazi alternativi al manicomio in Emilia-Romagna. Questa parte del libro è corredata di schede di approfondimento firmate da Cesare Moreno  –Dove sono finiti i piccoli pazzi? -; Maria Augusta Nicoli  – A quando il cambiamento? -;  Andrea Parma  – Lombroso: un San Salvatore della bellezza –.

La terza sezione – Storie da manicomio  – racconta le vite di tre persone che hanno vissuto molti anni negli istituti psichiatrici. Filippo Manservisi, l’imprenditore che non seppe adattarsi ai cambiamenti; Gaetano Emiliani, il trasgressivo da domare; Umberto Rossi, un bambino epilettico che trascorse la sua infanzia tra ospedale e manicomio per poi letteralmente sparire dagli archivi.

Il saggio intende riportare alla coscienza e conoscenza collettiva la storia poco conosciuta degli istituti psichiatrici, che sono stati a tutti gli effetti delle istituzioni totali, e sono stati deputati a disumanizzare e reificare le sofferenze delle persone. D’altra parte, attraverso la memoria, vuole restituire dignità e identità soggettiva alle persone che hanno popolato questi luoghi, isolate dal mondo, ghettizzate e spesso cadute nell’oblio. E, come altro intento, vuole gettare una luce sulle prime forme di inclusione sociale che sono nate a Bologna.

Se uno si soffermasse ad osservare le statistiche manicomiali redatte nel corso dell’Ottocento non potrebbe fare a meno di porsi un interrogativo: la malattia mentale è contagiosa? Quale virus contagiò la popolazione italiana in quegli anni, visto che mano a mano che passavano i giorni le persone sembravano essere sempre più insane di mente? Che si trattasse di un virus altamente contagioso? O semplicemente di un effetto della scelta di considerare più marcato e definito il confine tra normale e patologico, tra ordine e disordine sociale negli anni in cui si consolidò il sistema manicomiale in Italia?
Cinzia Migani

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