“Per un figlio”, la diversità delle seconde generazioni

Fonte dell’immagine: www.cinematographe.it 

Il film d’esordio di Suranga D. Katugampala, regista italo-srilankese cresciuto a Verona

A partire dal 30 marzo uscirà nei cinema “Per un figlio”, la storia di Sunita, donna srilankese che lavora in Italia come badante, e del suo rapporto conflittuale con il figlio adolescente che, cresciuto nel nostro Paese, fa esperienza di un’ibridazione culturale difficile da capire per la madre, impegnata a lottare per vivere in una realtà alla quale non vuole appartenere.

Ambientato in una provincia del nord Italia, “Per un figlio” è un’opera importante perché lancia uno sguardo inedito su una realtà sociale che viene troppo spesso ignorata, quella dei ragazzi figli di migranti, i cosiddetti italiani di “seconda generazione”, nati o cresciuti fin da piccoli nelle nostre città e che tuttavia non hanno diritto di cittadinanza.

Una situazione vissuta in prima persona dal regista  Katugampala, che ha parlato infatti di aver girato il film mosso “dall’urgenza di raccontare, di dire – noi ci siamo – le nostre storie sono anche le vostre storie, quelle di un mondo comune”.

“Per un figlio” è un film minimalista, semplice e delicato, uno sguardo nuovo sull’Italia che doveva trovare lo spazio pubblico per emergere. Uno spazio che ha ottenuto grazie  alla società di produzione indipendente Gina Films di Antonio Augugliaro (uno dei tre registi del premiato “Io sto con la sposa”), che porterà il film in giro per l’Italia per far scoprire al pubblico questa realtà e valorizzare questi sguardi “altri”, indispensabili per costruire un tessuto sociale più forte e coeso.

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