Poveri di cosa? Riflessioni sul presente e nuove prospettive sul futuro

Il racconto multimediale del seminario imolese che propone un approfondimento sul fenomeno della povertà, il concetto di disuguaglianza, la connessione con la salute mentale e promuove un cambio di prospettiva dove al centro è l'essere umano, con i suoi diritti

Povertà è disuguaglianza

 

Poveri di cosa? è il titolo e la domanda provocatoria al centro dell’omonimo convegno promosso da Associazione E Pas E Temp e Montecatone Rehabilitation Institute Spa in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL di Imola e VOLABO che ha chiuso il progetto Nutrire il corpo, nobilitare la persona lo scorso ottobre. | Programma>>

L’interrogativo, così forte,  è un invito ad avere uno sguardo più ampio e profondo sul fenomeno della povertà. Definirla solo in termini di possibilità economiche, concentrare analisi e riflessioni sugli effetti della povertà e le possibili misure di contrasto a breve termine, trascurando lo studio delle cause di un fenomeno tanto grande e pericoloso per l’intera società è un approccio riduttivo, certamente incapace di proporre soluzioni vere e sostenibili. C’è bisogno di un cambio di passo.
Non solo – spiegava  lo psicologo del DSM di Imola Ennio Sergio introducendo la giornata – è necessario capire che la povertà è della comunità tutta. E la povertà è un ostacolo allo sviluppo del bene comune.

E proprio il mondo in cui viviamo, con le persone concrete che incontriamo, ci indica la necessità di una sempre maggiore consapevolezza e attenzione sulle cause, i meccanismi che non sono in grado di assicurare le condizioni minime di dignità materiale a ogni essere umano. Questo richiede un supplemento di attenzione, di comprensione, fino a un vero e proprio cambio di paradigma: non è più sufficiente occuparsi della povertà senza porla nel contesto di una crescente disuguaglianza. Si tratta di una prospettiva significativamente diversa: occuparsi dei poveri significa in qualche modo guardare agli effetti di un fenomeno, mentre indagare sulle disuguaglianze e sulle loro cause significa concentrarsi sulle radici della povertà stessa: come nel caso di un bravo medico che deve curare i sintomi di un malanno, ma non può non interrogarsi sulle cause di quei sintomi, e sul modo di rimuoverle. Si tratta di adottare uno sguardo più ampio, per certi aspetti più complesso e faticoso da abbracciare, ma non per questo meno concreto; e certamente sempre più necessario.
Massimo Pallottino, Disugaglianze: nel cuore del problema. Dossier Caritas Italiana

Generalmente la povertà viene descritta in termini assoluti o relativi, facendo riferimento alle definizioni ufficiali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. La povertà assoluta riguarda la disponibilità di denaro necessario a soddisfare  i bisogni primari della persona, cioè il procacciarsi cibo, un tetto e il vestiario. La povertà relativa riguarda la possibilità di alcune fasce di reddito di una determinata società (ad esempio la popolazione italiana) di accedere a beni e servizi in comparazione con il livello economico medio del sistema sociale che si sta prendendo in considerazione.
Questa suddivisione si basa sui parametro di reddito e consumi, ma la possibilità di accedere a beni ed a servizi necessari non dipende solo dal reddito, e fenomeni come l’esclusione sociale, la marginalità, sono indici di una condizione di vulnerabilità che va ben oltre la sfera economica. Quando si parla di povertà si deve parlare in primis di disuguaglianza.

È la sofferenza di molti a garantire il benessere a pochi.
Greta Thunberg

Le parole, lapidarie, della giovane attivista, spiegano con semplicità il concetto di disuguaglianza, che metaforicamente assume i tratti della più grande epidemia mai esistita su scala globale, e non subisce battute d’arresto proprio perché, allo stato attuale, manca un vaccino e forse manca anche la vera volontà – a livello di macrosistema – di trovarne uno.

Disuguaglianza significa disparità, diversità generalmente intesa con accezione negativa del termine. E le disuguaglianze che definiscono un quadro di povertà non sono soltanto economiche, ma anche di genere, di età, culturali, geografiche, di accessibilità ai diritti, solo per citarne alcune. La disuguaglianza in questo senso è discriminazione, cioè separazione a danno di una delle due parti.

Si può dunque essere poveri di risorse economiche, ma anche di diritti, di cultura, di salute e spesso di speranza.

Poveri di cosa? Rientra nelle attività del progetto Nutrire il corpo, nobilitare la persona (Rif. determina dirigenziale Regione Emilia Romagna 15573 “Finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di cui agli artt. 72 e 73 del D.Lgs. n. 117/2017”).
Il progetto, partecipato da una nutrita rete di Enti del terzo settore e imolese, dal DSM e dal Montecatone Rehabilitation Institute, è nato per sviluppare su territorio forme di welfare generativo di comunità con l’obiettivo di contrastare condizioni di svantaggio e fragilità della persona.
Oltre ad azioni pratiche che hanno potenziato la rete di distribuzione e sostegno dell’Emporio solidale e della Bottega del cotto, sono stati coinvolti i beneficiari delle attività della rete, gli stakeholder e la collettività tutta in azioni formative e generative di comunità.
Capofila è Croce Rossa Italiana – Comitato di Imola. Partner principale è No Sprechi Onlus.

Dal 1980 ad oggi si registra un incremento delle disuguaglianze economiche a livello mondiale e di un sensibile allargamento della forbice che divide la popolazione ricca (o ricchissima) da quella povera  (o poverissima). I dati del World Inequality Report del 2018 rilevano che, osservando la crescita economica in questo arco temporale, il 27% della ricchezza disponibile è andata all’1% della popolazione mondiale. Il 50% della popolazione più povera ha beneficiato del 12% della disponibilità economica mondiale.

La Povertà vitale e il modello multidimensionale che descrive la relazione tra disuguaglianza e salute mentale

La Povertà vitale e il modello multidimensionale che descrive la relazione tra disuguaglianza e salute mentale

Durante il convegno Michele Ribolsi, che è medico psichiatra e ricercatore del Dipartimento di medicina dei sistemi dell’Università di Roma Tor Vergata, ha presentato il suo libro La Povertà vitale. Disuguaglianza e salute mentale scritto insieme al collega Alberto Siracusano, dove vengono proposti una nuova definizione del fenomeno e un approccio multidimensionale che tenta di spiegare la relazione tra la povertà nei suoi vari aspetti e la salute mentale.

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Dalla disuguaglianza, lo stigma e la cultura dello scarto a una nuova prospettiva che metta al centro la persona, il suo valore, le qualità, le caratteristiche e i diritti

Dalla disuguaglianza, lo stigma e la cultura dello scarto a una nuova prospettiva che metta al centro la persona, il suo valore, le qualità, le caratteristiche e i diritti

La proposta di un cambio di prospettiva. La persona che per varie ragioni si trova a vivere una condizione di disagio all’interno della società non è e non deve essere percepita come un fallimento e uno scarto del sistema, ma come attivatore della comunità, come risorsa che dà l’opportunità di capire cosa deve cambiare nella società per creare condizioni di vita, lavoro, salute e reddito positive per tutti.

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Riflessioni, proposte, esperienze e buone prassi per un cambio di rotta

Riflessioni, proposte, esperienze e buone prassi per un cambio di rotta

Serve uno sguardo davvero nuovo, diverso sui fenomeni e le persone. Serve capire trasformare la percezione di scarto e fallimento in opportunità.

La comunità, se inclusiva, aperta e resiliente, ha in sé le potenzialità per prendersi cura del benessere di ogni sua singola parte.

In questa cornice si inseriscono diverse esperienze e buone prassi da cui partire per cambiare rotta e progettare insieme un futuro migliore.

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