“Povertà in Attesa” il Rapporto Caritas Italiana 2018 su povertà e politiche di contrasto

Povertà in Attesa è il titolo del Rapporto Caritas Italiana 2018 su povertà e politiche di contrasto, pubblicato lo scorso 17 ottobre, in occasione della Giornata mondiale di lotta contro la povertà.

Il volume si compone di due parti: il diciassettesimo Rapporto sulla povertà e il quinto Rapporto sulle politiche di contrasto. Caritas dedica un’attenzione particolare al tema della povertà educativa, un fenomeno che sembra essere ereditario per il nostro Paese e che si lega strettamente al perpetrarsi della povertà economica e sociale. I dati raccolti dai centri di ascolto rivelano infatti una forte connessione tra livello di istruzione e povertà che è costante nel tempo e che il clima di instabilità economica nel quale viviamo certamente va a incrementare, portando con sé una fetta sempre più ambia di popolazione con nuovi bisogni emergenti. Il problema della povertà non è soltanto economico, ma anche culturale, sociale, relazionale.

In Italia il numero dei poveri assoluti (cioè le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700mila del 2016 a 5 milioni 58mila del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico e occupazionale.

Ma il dato più preoccupante è che ormai da tempo a povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età, decretando i minori e i giovani come le categorie più svantaggiate (nel 2007 il trend era esattamente l’opposto). Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono 1 milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): oggi quasi un povero su due è minore o giovane.

L’istruzione continua ad essere tra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà. Dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dal 8,2% al 10,7%). Al contrario i nuclei dove il “capofamiglia” ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6%).

Nel corso del 2017 la rete Caritas ha incontrato e ascoltato oltre 197.000 persone. Rispetto all’anno precedente diminuiscono le storie di povertà intercettate ma queste risultano più complesse, croniche e multidimensionali. Delle persone incontrate il 42,2% è di cittadinanza italiana, il 57,8% straniera. Nelle regioni del Settentrione e del Centro le persone prese in carico sono per lo più straniere (rispettivamente il 64,5% e il 63,4%), mentre nel Mezzogiorno le storie intercettate sono in maggioranza di italiani (67,6%). In termini di genere il 2017 segna il sorpasso dell’utenza maschile su quella femminile, dovuto alle trasformazioni delle dinamiche migratorie, quali il calo delle migrazioni dai Paesi dell’Est, per lo più di donne impiegate nel badantato, e di contro, l’incremento di richiedenti asilo e profughi provenienti dai Paesi africani, che vede come protagonisti soprattutto uomini.

L’età media delle persone incontrate è 44 anni, ma i giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano la classe con il maggior numero di presenze (25,1%); tra gli italiani prevalgono le persone delle classi 45-54 (29,3%) e 55-64 anni (24,7%); i pensionati costituiscono il 15,6%.

Il 63,9% delle persone ascoltate, circa 89mila persone, dichiara di avere figli. Tra loro oltre 26mila persone vivono con figli minori, e risulta particolarmente preoccupante la situazione dei minori coinvolti in tali situazioni di fragilità, alla luce del fatto che tali deprivazioni materiali penalizzeranno irrimediabilmente il loro futuro, sul piano economico e socio-educativo.

Povertà economica, problemi di occupazione, problemi abitativi, problemi familiari, difficoltà legate allo stato di salute o ai processi migratori sono i fattori, spesso concatenati, che muovono la persona a chiedere aiuto a un centro di ascolto. E l’intervento maggiormente richiesto è un sostegno di tipo materiale, che spesso trova risposta nella donazione di beni alimentari e/o di altro genere.

Dando poi uno sguardo al rapporto tra giovani e capitale formativo-culturale, si rileva che, sebbene nell’ambito della Strategia Europa 2020 l’Italia abbia raggiunto l’obiettivo relativo all’area educazione/istruzione, superando nel 2016 di poco la soglia richiesta del 26% di laureati tra la popolazione 30-34enne con +8,3 punti percentuali dal 2007, tale incidenza rimane comunque al di sotto della media europea a 28 Paesi (39,9%). Al confronto con gli altri Paesi, l’Italia si colloca al penultimo posto in Europa per presenza di laureati, solo prima della Romania.
Non solo. Tra gli utenti Caritas in media, l’11,4% è analfabeta o non possiede nessun titolo scolastico. Solo una esigua minoranza del campione (10,2%) è in possesso di un titolo di scuola media superiore, che nei Paesi occidentali possiamo considerare ormai come il livello formativo minimo richiesto per poter trovare un lavoro ed evitare fenomeni di esclusione sociale.

Nel Rapporto si parla anche del percorso di attuazione del Reddito d’Inclusione (REI), mettendone in evidenza in maniera critica e costruttiva alcuni aspetti, nel tentativo di lanciare delle idee per la realizzazione di politiche mirate a una trattazione più realistica e pragmatica del problema povertà nel nostro Paese.

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