Promuovere l’amministrazione condivisa. I rapporti tra Pubblica amministrazione e Terzo settore

Corso di formazione | giovedì 8 e 15 luglio | 18 - 19.30

VOLABO ed EURIBIA, nuova partner di #UnivolBologna,  in collaborazione con l’Area Nuove Cittadinanze e Quartieri del Comune di Bologna propongono un corso di 2 incontri per illustrare i principali aspetti e le modalità di applicazione delle Linee Guida sul rapporto tra Pubbliche Amministrazioni e Enti del Terzo Settore adottate con il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 72 del 31 marzo 2021,  e di quanto contenuto nell’Atto di definizione di profili procedurali e gestionali delle attività di co-progettazione con i soggetti del terzo settore e la cittadinanza attiva deliberato lo scorso 23 febbraio dalla Giunta del Comune di Bologna, anticipando la normativa nazionale.

L’obiettivo è di offrire da un lato un approfondimento delle nuove Linee guida – nazionali e locali – e una esplorazione delle possibilità concrete di applicazione, dall’altro di aprire un’occasione di riflessione condivisa per provare a delineare insieme gli scenari futuri, con una visione costruttiva e innovatrice.

Per informazioni:

Paola Atzei
Responsabile Area Formazione
e Sviluppo competenze
formazione@volabo.it

Chiara Zanieri
Coordinatrice corsi
formazione.corsi@volabo.it

Stefano Brugnara, Presidente EURIBIA, Patrizia Ronchi, Avvocata Consorzio ABC, Berardino Cocchianella, Area Nuove Cittadinanze e Quartieri – Comune di Bologna e Donato Di Memmo, Responsabile U.O. Terzo Settore e Cittadinanza Attiva Area Nuove Cittadinanze, Inclusione Sociale e Quartieri Comune di Bologna faranno luce sui nuovi strumenti normativi e stimoleranno un dialogo aperto con Enti del Terzo settore, volontari, cittadini e realtà interessate al tema.

Una prima panoramica sugli argomenti approfonditi dal corso

L’amministrazione condivisa

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Art. 118, comma 4 Costituzione italiana

Il dibattito sulla partecipazione attiva dei cittadini alla vita amministrativa delle comunità e sulla collaborazione tra i settori Pubblico e Privato sociale per favorire una più efficace la lettura dei bisogni dei cittadini, un più utile ed efficace utilizzo delle risorse disponibili e una valorizzazione delle diverse espressioni della società civile è attivo da oltre 20 anni. È però nell’ultimo decennio che si respira un nuovo fermento sul tema, con risultati importanti nella direzione di promuovere e migliorare l’amministrazione condivisa, cioè quel modello organizzativo di welfare che permette ai cittadini, al Terzo settore e alle Amministrazioni pubbliche di svolgere su un piano paritario attività di interesse generale che riguardano la cura, rigenerazione e gestione del bene comune.

Dal punto di vista strettamente giuridico e applicativo – spiega Luca Caianiello sul Glossario dell’Amministrazione condivisa di LABSUS – le fonti giuridiche principali del presente modello sono rinvenibili, innanzitutto, nell’art. 118, co. 4, Cost, in secondo luogo, nel regolamento sull’amministrazione condivisa e, in ultimo, nel patto di collaborazione, secondo un ordine che va dal massimo grado di generalità e astrattezza al massimo grado di specificità e concretezza.

La prima sperimentazione di Regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni è nata proprio a Bologna nel febbraio 2014 e, particolarmente apprezzata, si è rapidamente diffusa non solo a livello locale, ma nazionale. Ci sono poi il Codice del Terzo settore che agli articoli 55, 56 e 57 rafforza la collaborazione tra Pubblico e Privato sociale e infine le linee guida oggetto del corso di formazione in programma.

Ci troviamo dunque in un momento storico particolarmente importante, non solo perché è necessario ricostruire le comunità provate dalle ultime crisi economiche che si sono susseguite e ora anche dalla pandemia, ma anche perché di fronte a questi scenari la società civile si sta attrezzando per rispondere insieme allo Stato nelle sue diramazioni in maniera sempre più efficace e collaborativa.

Credo che gli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo settore in cui si parla di co-progettazione e co-programmazione siano forse la parte più innovativa della Riforma – afferma il presidente di Euribia Stefano Brugnara -. Lì sono espresse le sue potenzialità più grandi, perché si tratta di ridisegnare il nuovo paradigma amministrativo. Si tratta di costruire una nuova cultura della collaborazione basata sul perseguimento dell’interesse generale in cui il Terzo settore e la Pubblica amministrazione nella sua accezione più ampia, insieme e in maniera paritaria ciascuno secondo il suo ruolo, definiscono gli obiettivi che vogliono perseguire in nome dell’interesse generale e concorrono alla realizzazione delle azioni opportune per raggiungerli. Si va oltre dunque, si supera la cultura del bando, del codice degli appalti, non ovviamente alla ricerca di scorciatoie che significano meno trasparenza o corsie preferenziali per qualcuno a discapito di qualcun altro, ma per una costruzione condivisa del bene comune.

Linee Guida sul rapporto tra Pubbliche Amministrazioni ed Enti del Terzo Settore

Il documento, adottato con il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 72 del 31 marzo 2021, chiarisce definitivamente i confini degli istituti di co-programmazione e co-progettazione e sblocca il rapporto tra Codice del Terzo settore e Codice dei contratti. Si tratta di una importante tappa della Riforma del Terzo settore, a cui si è giunti dopo un lungo dibattito tra Forum Nazionale del Terzo Settore, Consiglio di Stato, Consiglio nazionale del Terzo settore, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regioni, Enti locali.

Sotto l’aspetto contenutistico, il decreto intende offrire un quadro condiviso di analisi degli istituti introdotti dal  Codice del Terzo settore, previsti dal Titolo VII (Dei rapporti con gli enti pubblici), allo scopo di un utile supporto alle pubbliche amministrazioni nella concreta applicazione degli articoli 55, 56 e 57 del Codice.

Esso tiene conto dell’importante sentenza della Corte costituzionale n. 131/2020, la quale ha ravvisato nell’articolo 55 del Codice “una delle più significative attuazioni del principio di sussidiarietà orizzontale valorizzato dall’art. 118, quarto comma, Cost.”, un originale canale di “amministrazione condivisa”, alternativo a quello del profitto e del mercato, scandito “per la prima volta in termini generali (come) una vera e propria procedimentalizzazione dell’azione sussidiaria”. Agli “enti del Terzo settore, al fine di rendere più efficace l’azione amministrativa nei settori di attività di interesse generale definiti dal Codice è riconosciuta una specifica attitudine a partecipare insieme ai soggetti pubblici alla realizzazione dell’interesse generale”. Tale posizione  peculiare degli enti del Terzo settore nel rapporto con la P.A. si fonda sulla loro qualificazione “come un insieme limitato di soggetti giuridici dotati di caratteri specifici” (art. 4 del Codice), rivolti a “perseguire il bene comune” (art. 1), a svolgere “attività di interesse generale” (art. 5), senza perseguire finalità lucrative soggettive (art. 8), sottoposti a un sistema pubblicistico di registrazione (art. 11) e a rigorosi controlli (articoli da 90 a 97).

Le linee guida danno altresì conto delle modifiche al codice dei contratti pubblici apportate con il D.L. n. 76/2020, convertito nella Legge n. 120/2020, finalizzate a un miglior coordinamento con il Codice del Terzo settore.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Definizione di profili procedurali e gestionali delle attività di co-progettazione con i soggetti del Terzo settore e la cittadinanza attiva

Ancora una volta il Comune di Bologna ha agito come precursore, anticipando di qualche settimana l’uscita delle Linee guide nazionali.

A seguito dell’avvio della riforma del Terzo Settore, in fase di completamento con l’istituzione del Registro Nazionale (Runts), e a cinque anni di distanza dall’approvazione del Regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, che ha aperto la strada a pratiche di amministrazione condivisa fatti propri negli anni successivi da oltre 200 comuni italiani e che a Bologna ha dato vita ad oltre 400 patti di collaborazione, la Giunta comunale ha dato avvio ad un percorso per l’adozione di un regolamento unico sulle forme di collaborazione con la cittadinanza – raccontano Dino CocchianellaDonato Di MemmoAlceste Santuari in un articolo uscito su Welforum.it lo scorso aprile -. La scelta strategica operata è stata quella di integrare i contenuti dei diversi regolamenti vigenti all’interno di un contesto giuridico più ampio, valorizzando a livello locale le innovazioni introdotte dalla riforma del terzo settore, nonché le nuove modalità di relazione con la comunità sperimentate in questi anni a Bologna, anche su impulso della Fondazione Innovazione Urbana e denominate “immaginazione civica”.

Il percorso per la definizione del nuovo regolamento unico delineato dalla Giunta prevedeva necessariamente il coinvolgimento dei Quartieri, dell’associazionismo e degli enti del Terzo settore nell’acquisizione di valutazioni e contributi: tale attività di ascolto è risultata tuttavia impraticabile a causa delle restrizioni determinate dalla pandemia, rendendo opportuno il rinvio della elaborazione partecipata del nuovo regolamento al prossimo mandato amministrativo.

In attesa di intervenire complessivamente sulla normativa comunale di riferimento si è ritenuto comunque utile e necessario definire alcuni elementi di carattere procedurale e gestionale relativi alle attività di co-progettazione. Tali attività, infatti, risultano sempre più praticate dal Comune di Bologna in considerazione sia della loro maggiore flessibilità e della conseguente attitudine a connettere in maniera più efficace la complessità dei bisogni dei cittadini e la ricchezza progettuale espressa dagli attori civici sia per la loro riconducibilità a criteri e principi improntati alla solidarietà e non alle logiche di mercato. Ciò risulta particolarmente importante nella fase attuale, in vista del sostegno da offrire al tessuto sociale della città alle prese con le conseguenze determinate dalla pandemia. Perfezionare le modalità d’uso degli strumenti di coinvolgimento attivo della comunità nella realizzazione di attività di interesse generale consentirà di programmare e realizzare interventi in grado di rispondere meglio ai bisogni sociali delle persone favorendo la convergenza delle varie risorse disponibili su obiettivi realmente utili e condivisi.

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