Beni Comuni: quando i cittadini e l’amministrazione pubblica fanno un patto

Che cosa hanno in comune un giardinetto di città trascurato, il muro di una strada imbrattato o una piazzetta invivibile per il traffico? Sono dei cosiddetti “Beni Comuni“, cioè spazi, luoghi che sono di noi tutti, non sono privati e che hanno, nel nostro caso, bisogno di essere curati. E se l’ente pubblico non ha i mezzi per farlo chi ci può pensare? Ma il cittadino attivo naturalmente, che è consapevole che con il suo contributo migliora la qualità della vita nel territorio in cui vive.
A Bologna, prima Città Bene Comune in Italia, queste iniziative di cura dei beni comuni non sono lasciate al caso né alla buona volontà, ma sono sostenute dal “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani” approvato il 19 maggio del 2014. Da allora sono stati stipulati tra i cittadini e la pubblica amministrazione ben 245 patti di collaborazione che sono stati recentemente documentati nella pubblicazione “2014-2016 Due anni di patti di collaborazione”.

In questa parte dell’inchiesta abbiamo raccontato tre esempi di patti per la gestione dei beni comuni di tipo assai diverso tra loro. “Ogni giorno frequentavo assieme ai miei figli il parco della Zucca e allora ci siamo detti: perché non facciamo qualcosa per migliorarlo?” chi parla è Federica Paolozzi che assieme ad altri genitori riuniti in un comitato, ha rivitalizzato il parco posto di fronte al Museo della Memoria di Ustica dipingendo delle pareti, ripulendolo dai rifiuti, istallando giochi per bambini. Diversissima invece l’esperienza di “Reuse with love”: un gruppo di donne ha avuto dal Comune uno spazio in pieno centro da adibire a boutique solidale. Qui le famiglie segnalate dai servizi sociali possono venire a prendere ogni genere di abbigliamento senza pagare nulla. Infine viene presentata l’esperienza di una social street, quella di “Via Duse e dintorni”, che di fronte a uno spazio verde completamente abbandonato propone e ottiene dal Comune un patto di collaborazione per gestirlo e farlo diventare un luogo di aggregazione attraverso l’istallazione di una grande bacheca che diventa una sorta di giornale di comunità.

I Patti vengono gestiti da soggetti differenti: dal recente report del comune veniamo a sapere che nel 52% dei casi si tratta di libere forme associative legalmente riconosciute, seguono le Fondazioni o altri soggetti economici nel 24% dei casi, i singoli cittadini o gruppi informali (12%), istituti scolastici e comitati dei genitori (7%), comitati e social street (5%).
Per quanto riguarda l’ambito d’intervento, il 19% riguarda un generico “intervento di cura dei beni comuni”, seguono “cura e rivitalizzazione spazi” (17%), “rimozione del vandalismo grafico” (12%), “attività di inclusione sociale” (11%), “attività con bambini e ragazzi” (10%), “attività di socializzazione” (9%) e infine “attività culturali” (4%).

VOLABO ha intervistato Matteo Lepore, Assessore del Comune di Bologna all’Economia e alla Promozione della Città riguardo ai patti di collaborazione per i beni comuni di Bologna, alla loro storia, al loro significato e alle innovazioni sociali che stanno innescando.

Guarda l'intervista a Matteo Lepore

Il testo introduttivo e le interviste ai gruppi cittadini si questa sezioni sono stati realizzati da Bandieragialla.it.

L’intervista a Matteo Lepore è stata realizzata da VOLABO.

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