Residenti Cirenaica: una social street di rione. Vivacizzare il quartiere e superare l’insicurezza

Le foto di questo articolo sono tratte dal gruppo facebook Residenti Cirenaica-Bologna-Social street

Residenti Cirenaica-Bologna-Social street è a pagina facebook dedicata a questa singolare social street, un po’ diversa dalle altre che riguardano una singola strada, di solito situata nel centro storico cittadino. “La Cirenaica è molto omogeneo come territorio — dice Alessandro Tolomelli — anche se fare attività in un rione rimane sempre più complicato che farlo in una sola via”. Alessandro è uno degli amministratori della gruppo facebook e anche un fondatore e animatore della social street. “È successo tutto nell’ottobre del 2014 - ricorda Alessandro che è docente al Dipartimento di Scienze dell’Educazione a Bologna  –  io sono nato qua ma mia moglie è di Sarajevo; aspettavamo un figlio e volevamo vivere in un ambiente amicale; questa ci è sembrata l’esperienza giusta. La social street è uno strumento contemporaneo che usa le tecnologie e ha lo stesso ruolo che aveva la porta aperta nel pianerottolo dove si abitava, era quello che accadeva negli anni ’70 quando ero bambino. Io ho vissuto questa esperienza e volevo che si ripetesse anche per la mia famiglia”.

Ecco cos’è la social street, la porta aperta sul pianerottolo di casa, magari con le chiavi infilate dall’esterno, segno di fiducia e di mancanza di paura: la social street serve principalmente a questo, a creare relazioni, conoscenza, addirittura amicizia con i vicini di casa. Il modo migliore per farlo è trovare delle occasioni di incontro nel rione, non inventando qualcosa di nuovo ma vivendo assieme agli altri quello che già esiste. “Noi promuoviamo le iniziative che già ci sono nel territorio, per farne conoscere l’esistenza, per far conoscere le opportunità del posto in cui si vive”. Organizzano incontri periodici per conoscersi: “Su facebook ci sono 650 aderenti, ma le persone attive sono solo una cinquantina”. Non hanno una sede o uno spazio dove incontrarsi: “Questo è un limite, ma abbiamo un bar di riferimento che usiamo per incontri, una specie di fermo posta; cerchiamo in generale di promuovere l’utilizzo degli esercizi, dei bar, delle osterie, dei luoghi di aggregazione”. La Cirenaica è una zona che, al pari di altre periferie bolognesi, si sta affievolendo nella vita sociale; si stanno chiudendo molti negozi, le osterie sono meno frequentate, i luoghi di aggregazione si stanno svuotando e i giovani tendono ad andare verso il centro città.
“Eppure qui ci sono parecchi gruppi attivi, c’è l’associazione Spazi aperti, ci sono le Fucine vulcaniche, il “Vag”, l’associazione “Cirenaica” che organizza il carnevale. Noi non vogliamo sovrapporci, vogliamo solo creare le condizioni per far rivivere il quartiere”.

Fanno però anche iniziative “autonome”: hanno ad esempio riattivato una ludoteca già esistente in zona ma trascurata che è stata riaperta, in forma del tutto autogestita, una volta alla settimana, dove chi vuole porta dei giochi che non usa più. Hanno promosso la punzonatura delle biciclette, anche per promuovere l’uso di questo mezzo; hanno organizzato passeggiate, momenti di vero e proprio trekking urbano: ” È stata una scoperta del territorio, della sua toponomastica, la sua storia; la Cirenaica è stata costruita tra le due guerre e accoglieva famiglie umili di lavoratori, era un insediamento popolare, poi è stata una zona che ha avuto un ruolo importante durante la resistenza, ospitava partigiani, c’era addirittura una tipografia clandestina. Gli anziani sono stati una fonte importante d’informazione”. Conoscere meglio lo zona dove si abita ha come conseguenza anche quella di renderla più interessante, meno piatta. Questo rione rimane popolare con una forte presenza di persone di recente immigrazione; qui i problemi di povertà e di esclusione sono più sentiti rispetto alle vie del centro “Noi volevamo intercettare questo tipo di cittadinanza  – afferma Alessandro –  ma per adesso non ci siamo ancora riusciti. In questo senso facebook e le tecnologie digitali sono di aiuto in un primo momento, ma poi non bastano più, occorre pensare ad altre occasioni di contatto”. Anche il tema, piuttosto sentito, della sicurezza rientra nel discorso generale delle social street: ”Riallacciare legami, creare amicizia, tutto questo porta a un maggiore senso di sicurezza; se sentiamo che il luogo in cui viviamo ci appartiene allora forse ce ne prendiamo anche cura e ci sentiamo più a nostro agio”.

Se domandiamo ad Alessandro se si sente un volontario la sua risposta è sicura: ”Io non sono un volontario, sono un cittadino attivo che pensa che la sua responsabilità non finisce con il confine delle sua casa ma comprende anche il luogo dove vive. Io vorrei una Bologna più conviviale. Il volontario è una persona che surroga un servizio o un bisogno a cui a livello istituzionale non si è in grado di far fronte. Il mio obiettivo è più modesto, io faccio così perché interessa a me, in un certo senso, il mio, è un fine egoistico”.

 

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