Riforma del Terzo Settore, l’intervento di Zamagni al seminario di Università del Volontariato

VOLABO e il Forum Terzo Settore Emilia Romagna, in collaborazione con Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, hanno organizzato il seminario La Riforma del Terzo Settore nell’ambito di Università del Volontariato. Gli incontri si sono svolti a VOLABO, il 5 e il 13 dicembre scorsi.

Il primo incontro ha coinciso con la Giornata Mondiale del Volontariato, per questo VOLABO ha scelto di invitare un relatore di eccezione, il professor Stefano Zamagni, uno dei massimi esperti nazionali di Terzo Settore, docente di Economia civile e sistemi di welfare presso la Scuola di Economia, Management e Statistica dell’Università di Bologna.

Recensiamo qui il suo intervento in questa occasione.

Zamagni si è espresso in termini sostanzialmente positivi sulla legge 106 (al cui processo di elaborazione ha contribuito in modo decisivo) ma si è fermato a lungo sui possibili nodi critici, in primis il fatto che mancano solo cinque mesi alla scadenza del termine per l’emanazione dei cinque decreti attuativi, Secondo Zamagni bisogna però evitare di entrare in regime di proroga perché si rischierebbe di rinviare troppo a lungo questo passaggio che dà concretezza al quadro tracciato dalla legge, e quindi ha chiamato il Terzo Settore ha una mobilitazione per fare pressione sul nuovo Governo per muoversi rapidamente in questa direzione.

Secondo Zamagni, la Riforma del Terzo Settore presenta tre aspetti di grande portata innovativa. Innanzitutto è la prima legge organica, e non solo di settore, in 70 anni di storia della Repubblica; in secondo luogo ribalta l’impianto filosofico degli enti non profit, che passa dal regime concessorio al regime del riconoscimento; infine prevede la costituzione di un Codice del Terzo Settore che mette insieme e regola la giungla di  normative in materia.

Tuttavia, la legge presenta alcuni nodi che Zamagni ha ampiamente evidenziato. Il primo riguarda il rapporto tra imprese sociali e cooperative sociali: queste due forme giuridiche perseguono le stesse finalità ma le prime hanno una governance meno democratica e più accentrata, con il rischio che l’impresa sociale, avendo meno vincoli, possa ottenere più vantaggi rispetto alle cooperative. Lo stesso rischio si pone con la nascita delle società benefit, cioè società che perseguono contemporaneamente scopi di profitto e finalità sociali, che potrebbero a loro volta avere un vantaggio competitivo sulle imprese sociali, dal momento che hanno una struttura più efficiente e quindi potrebbero essere “preferite” rispetto all’assegnazione di servizi da gestire.

Altro punto molto dibattuto è quello della valutazione dell’impatto sociale (VIS), che i soggetti del Terzo Settore sarebbero obbligati a presentare nella rendicontazione delle  proprie attività e progettualità. Ma il problema – ha sottolineato Zamagni – è che la maggioranza degli enti di Terzo Settore non accetta questo nuovo strumento, perché permane un collegamento concettuale tra l’idea di valutazione e quella di controllo, che andrebbe ribaltato concependo invece la VIS come una forma di riconoscimento per gli enti virtuosi. Secondo Zamagni un rischio insito nell’introduzione della VIS c’è ed è quello che anche il Terzo Settore venga pervaso dalla logica efficientista, ma questo rischio si aggira se si stabiliscono degli indicatori di impatto sociale che siano coerenti con la filosofia del Terzo Settore, e se è lo stesso mondo del non profit a definire questi indicatori.

L’ultimo aspetto degno di attenzione critica riguarda il nesso tra la riforma e il nuovo modello di welfare che si sta imponendo, quello generativo, che consiste nel considerare i portatori di bisogni anche come portatori di risorse, ovviamente non economiche. Con questo nuovo modello, verso il quale si sta transitando in modo irreversibile, si segnerebbe il passaggio da politiche che migliorano le possibilità di vita a politiche che migliorano le capacitazioni delle persone, cioè le loro capacità di agire. Il paradigma del welfare generativo è quello di prendersi cura di chi si trova in un stato di bisogno fino a portarlo fuori da questa condizione. Per realizzare questo modello il Terzo Settore diventa assolutamente imprescindibile, perché è l’unico ad avere competenze e capacità per condurre le persone in questo passaggio. Per questo motivo – ha concluso Zamagni – il Terzo Settore deve guardare con estremo interesse e fiducia alla nuova forma di organizzazione del welfare verso cui ci stiamo muovendo.

Per informazioni:
VOLABO | Chiara Zanieri | formazione.corsi@volabo.it | 051 340328

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