Tornano le Giornate FAI di primavera il 24 e 25 marzo. 11 i luoghi da visitare nel bolognese, 4 a Imola.

Sabato 24 e domenica 25 marzo tornano le Giornate FAI di primavera: 50.000 volontari garantiranno l’apertura di oltre 1000 luoghi in tutto il Paese e accoglieranno i cittadini che vorranno visitare palazzi della politica solitamente inaccessibili, siti archeologici, borghi, colonie marine abbandonate, luoghi dello sport e della produzione , chiese e monumenti che costituiscono parte del ricchissimo e prezioso patrimonio ambientale italiano. La manifestazione, oltre ad essere un momento di festa, di incontro e di conoscenza delle attività del FAI – Fondo Ambiente Italiano, è anche un momento dedicato alla raccolta fondi. All’accesso di ogni luogo aperto verrà chiesto un contributo facoltativo tra i 2 e 5 euro che andranno a sostenere le attività istituzionali della Fondazione.

Filo rosso che lega il programma del week-end FAI  emiliano-romagnolo è il Novecento, con una scelta di luoghi che permetteranno di fare un tuffo nella storia del secolo scorso, assaporando l’architettura razionalista e un patrimonio artistico culturale che racconta un’epoca dagli aspetti controversi, poliedrici, affascinanti.

L’area metropolitana bolognese offre ben 11 aperture consultabili qui.  Tra i volontari che accoglieranno e accompagneranno i visitatori alla scoperta di questi luoghi spicca la partecipazione di circa 300 studenti delle scuole superiori  che saranno degli “apprendisti ciceroni”, e la partecipazione dei volontari d’origine straniera del progetto “Fai ponte tra culture” che,  grazie al loro ruolo di mediatori culturali artistici, favoriranno la visita anche ai nuovi cittadini italiani e migranti che non conoscono ancora bene la nostra lingua.

Di seguito pubblichiamo il programma dettagliato delle quattro aperture del Gruppo FAI di Imola, scaricabile anche in pdf:

Villa Muggia, realizzata tra il 1935 e il 1937, era una splendida residenza razionalista situata sulla collina di Bel Poggio e, seppure oggi in rovina, costituisce un capolavoro assoluto dell’architettura moderna italiana ed internazionale. Nell’Ottocento la villa, un casino di caccia settecentesco, inserita in un parco secolare, custodiva all’interno uno scenografico salone con volte affrescate ed uno scalone a doppia rampa. Nel 1935 Umberto Muggia, acquistò l’intera tenuta di Bel Poggio affidando all’architetto Piero Bottoni il compito di modernizzare la villa e l’intera tenuta. Villa Muggia rappresenta un capolavoro unico nel panorama del Razionalismo italiano ed internazionale, per la riuscita unione tra elementi antichi conservati e l’addizione moderna. Gli eventi bellici dell’ultimo conflitto segnarono pesantemente la villa riducendola in rovina. Ma il rudere e l’intero suo complesso continua a essere meta ideale e d’interesse da parte di studenti e ricercatori. Il grande tavolo ellittico, arrivato a noi pressochè integro, emana ancora oggi, dopo tanti anni di abbandono, il fascino degli anni di vero splendore.

La chiesa di San Giacomo Maggiore del Carmine, edificata nel 1323, ampliata insieme al convento nel 1479 e nel 1500, fu ricostruita nel 1720 su progetto dell’architetto Domenico Trifogli. La facciata della chiesa con mattoni a vista si divide su due ordini scanditi da quattro doppie paraste. L’interno presenta un’unica navata e sei cappelle laterali con altari decorati con dipinti e sculture settecenteschi. Nella sagrestia sono arredi lignei realizzati dagli ebanisti imolesi Fausto Zamboni e Antonio Simoni, autori anche del coro in chiesa. Nel refettorio vecchio realizzato nel 1747 si trovano dipinti a tempera su muro con Paesaggi con scene bibliche dei pittori locali Alessandro Dalla Nave e Angelo Gottarelli. Al convento si accede per uno scalone monumentale con soffitto affrescato da Giuseppe Righini raffigurante un Angelo con scapolare. Nel vasto corridoio superiore è allestita una piccola pinacoteca. Nei locali del convento è ospitato il Museo dei burattini, marionette e teatrini. Alle ore 16:00 Concerto della Formazione Junioners della Banda Musicale città di Imola.

Il Palazzo Vescovile e il Museo Diocesano. Il primo fu edificato a partire dal 1187 insieme con la nuova cattedrale. Nel 1271 quest’ultima veniva consacrata. Nel 1452 e nel 1511 l’edificio fu ampliato e ornato. Dopo il 1518 si edificò l’ala nord-ovest verso il giardino, mentre dopo il 1585 venne aggiunta l’ala sud dalla banda della Rocca. Per volontà del cardinale Stefano Donghi (1655- 1664), nella seconda metà del XVII secolo, si edificò la parte sud-ovest del palazzo, che doveva servire per ospitare i personaggi illustri. Il cardinale Ulisse Giuseppe Gozzadini (1710-1728) provvide a far decorare queste sale con tele a soggetto sacro dipinte da Prospero Pesci e Nicola Bertucci. Il cardinale Giovanni Carlo Bandi (1752-1785) nel 1766 pose mano al grandioso rifacimento di buona parte dell’edificio, con progetto a Cosimo Morelli che costruì lo scalone, l’atrio e la sala grande. Il Museo Diocesano – fondato nel 1962 è tra i più vasti ed importanti della nostra Regione – occupa oggi ben quindici sale del piano nobile del vescovado raccogliendo in permanenza oltre 2000 opere databili tra il IX e il XXI secolo. Nella Galleria Pio VII del museo, dall’11 marzo al 29 aprile è visitabile la mostra “FONS SALUTIS. Calici liturgici tra Seicento e Novecento da una raccolta riminese e dalla Diocesi di Imola”, a cura di Marco Violi, rara ed inedita esposizione di 66 straordinari calici liturgici dal XVII alla metà del XX, che vengono mostrati in gruppi omogenei – in modo che possano tra di loro dialogare e mostrare così i numerosi ed evidenti punti di contatto tra di essi intercorrenti – per forma, impianto decorativo, epoca, collezionismo pubblico e privato. bottega, autore, materiale, committente o donatore in un insolito connubio tra

Palazzo Marchi, è una dimora familiare patrizia di impianto cinquecentesco, almeno nella sua parte più antica. Dall’aspetto imponente e monumentale il palazzo è raccolto intorno ad una corte interna e si eleva su due piani abitativi e di rappresentanza e un terzo di servizio. Al centro del cortile è presente una vasca decorativa, retaggio probabilmente di un ambiente chiostrale o comunque di uno spazio naturalizzato come consuetudine negli antichi cortili. Al piano terreno, in due stanze simmetriche rispetto all’asse dell’androne di ingresso, sono presenti due camini monumentali ed eleganti sedute negli sfondati ai lati delle finestre e soffitti riccamente decorati. Al piano nobile, troviamo grandi stanze con pregevoli soffitti riccamente decorati e tutt’ora ben conservati, talvolta arricchiti dai resti di quadrature nelle pareti verticali. Nel grande salone, un camino monumentale decorato con la scultura di “Ercole in ginocchio” e un affresco di scuola carracesca eseguito a cavallo tra Seicento e Settecento rappresentante “L’apoteosi di Ercole”. Nelle sale attigue troviamo affreschi realizzati sul finire del Settecento

 

Per informazioni:
https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-di-primavera/

Fonte dell’immagine: www.fai.it, Villa Muggia, Imola.

Related Posts