Un ponte di storie

Un libro che costruisce legami attraverso il racconto

A.Vo.C – Associazione Volontari del Carcere ha pubblicato Un ponte di storie, antologia illustrata di fiabe, poesie e racconti personali narrati da più voci che si propone come un percorso imperfetto di collegamento tra il mondo ristretto del carcere e quello esterno.

L’opera nasce all’interno dell’omonimo laboratorio di scrittura e riscrittura di favole e storie appartenenti alle tradizioni culturali di vari paesi d’origine diffuso dentro e fuori dal carcere. Per oltre un anno infatti persone detenute, studenti e studentesse dell’I.T.C.S Gaetano Salvemini e persone frequentanti il CPIA (Centro per l’istruzione degli adulti) di San Pietro in Casale hanno condiviso e lavorato le proprie narrazioni con  l’obiettivo di promuovere i diritti umani, il dialogo interculturale, la diversità come risorsa.

<<Per noi volontari A.Vo.C ogni uomo è la sua storia, – scrive il presidente dell’associazione Roberto Lolli – e quando Fra Ignazio ci ha raccontato la sua idea di raccogliere i ricordi delle storie della vita da persone di differente provenienza, ceto, cultura, nazionalità, età – anzi più le persone erano mischiate meglio sarebbe stato per il nostro lavoro – ci siamo subito entusiasmati all’idea di lavorare sul vissuto in un bellissimo parallelismo tra persone “libere” e persone “ristrette”.
Sarebbe stato importante anche raccogliere eventualmente la stessa storia da persone molto diverse proprio perché la storia ha una base comune nel suo racconto ma la sua lettura a volte attinge e si lega alla profondità del vissuto della persona che la racconta.
Accidenti che bella sfida per i nostri laboratori di scrittura in carcere! Che entusiasmo anche negli altri partecipanti all’iniziativa: raccogliere le storie della nostra infanzia, che poi si sarebbero in alcuni casi
trasformate in letture di storie di vita, con la stessa proposta a gruppi di lavoro nella società “libera” e nella società “ristretta”, gruppi disomogenei in tutto e per tutto.
Il nostro lavoro con i gruppi di scrittura in carcere serve alle persone recluse che partecipano a ripensare e rivedere la propria vita proprio perché ogni uomo è la sua storia. E la mia storia può cambiare nella
misura in cui mi fermo a leggerla, non per rifiutarla ma per ripensarla e, ancora di più, la mia storia può servire ad altri per pensare, capire, ricostruire e ricostruirsi, perché Cappuccetto Rosso ascoltata a 4 anni o letta a 50 non è la stessa storia!>>

Ti va di raccontare una fiaba che hai incontrato nella tua terra? è la domanda che dava il via a ogni singolo incontro del laboratorio e che ha permesso di dare vita a un’opera ricca, profondamente umana, in cui ogni esperienza e ogni racconto diventa pezzetto di quel ponte che è un percorso e un legame tra persone, vissuti, anime.

Per consultare la pubblicazione e sostenere il progetto vai alla pagina dedicata>>

Related Posts