Una scuola in Cambogia

Il presidente di Orphan House Odv racconta la storia della sua associazione, nata da un viaggio, una passione, un sogno che sta diventando realtà

You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one
Imagine, John Lennon

Angelo Picciotto è un ingegnere che ha scelto di insegnare, è un appassionato di viaggi, è un volontario, ma soprattutto è un sognatore.

Nel 2009 si trovava in Cambogia nella zona di Battambang – terza provincia del Paese – per uno dei suoi lunghi e affascinanti viaggi in moto. Rimase colpito da un cumulo di biciclette accatastate in un posto un po’ sperduto,  fuori dal tempio Pnom Sampeu. Come lui stesso racconta, non poté non fermarsi a vedere di che cosa si trattasse.

All’interno del luogo di culto, piuttosto rovinato, si trovava anche una scuola dove il monaco buddista Kim Bounleang, sotto un tetto fatiscente e con pochi banchi rovinati appoggiati a terra, insegnava a circa 20 bambini e adolescenti. Quella era la scuola pubblica del posto.

Fu così che nacquero l’amicizia con il monaco e la voglia di aiutarlo a ristrutturare tempio e scuola, con donazioni libere e non strutturate. Credo ancora in una scuola pubblica, gratuita e per tutti. Sarà la passione per l’insegnamento, la voglia di dare anche a quei bambini la possibilità di studiare e di aiutarli ad avere un futuro – spiega Angelo – È nato tutto così. E da allora abbiamo fatto tantissime cose. Se non le vedessi non ci crederei io stesso.

In uno dei viaggi successivi alla scoperta della provincia di Battambang Picciotto arriva al villaggio di Chrey. Lì conosce Borà, un’insegnante autodidatta che da sola faceva lezione a circa 30 bambini sotto un tetto di lamiera, dove in caso di pioggia non si poteva neppure stare.

Borà mi ha invitato a pranzo a casa sua – prosegue Angelo nel racconto. Viveva con le sue bambine in una casa poverissima, senza porte, senza finestre, senza pavimenti, con le stoviglie accatastate a terra, senza acqua corrente per lavarle. Un’insegnante … lei stessa in quelle condizioni. Mi sono dovuto girare dall’altra parte perché mi veniva da piangere. Lì ho capito che avrei dovuto fare qualcosa di più, e ho fondato l’Associazione.

Orphan House nasce nel 2012 con l’obiettivo di dare una mano ai bambini di quella scuola.

Abbiamo acquistato e preparato un piccolo terreno sul quale abbiamo costruito la prima struttura scolastica. Era una costruzione ‘alla cambogiana’, molto spartana e senza pretese, ma almeno aveva una pavimentazione in cemento, delle mura e un tetto dove si poteva stare anche in caso di mal tempo. Abbiamo trasferito lì i bambini e dopo solo un anno erano diventati già 70.

Poi nel 2016, grazie alla raccolta fondi, abbiamo acquistato altri 700 metri quadrati di terreno e realizzato le fondamenta della futura casa-scuola, un progetto decisamente più ambizioso che è ora una realtà attiva e che dovremmo ultimare nel 2020. Questa volta si tratta di una costruzione in cemento armato, fatta bene, con canoni europei. L’ho progettata io sfruttando le competenze da ingegnere e mi sono fatto aiutare da un amico e collega per avere dei calcoli certi. Ci sono pavimenti belli, una grande cucina con tutti gli elettrodomestici, le camere dove vivono l’insegnante con i suoi figli e altre camere per i volontari, gli insegnanti e chiunque ci voglia venire a visitare in futuro. Ci sono poi i bagni con i sanitari a misura di bambino, una infermeria, banchi nuovi in legno, una computer room con il collegamento a internet per fare lezione di inglese. All’inizio del mese prossimo, se tutto va bene, dovremmo riuscire ad avere l’acqua corrente.

È fantastico. Grazie all’aiuto di tutti i donatori che ci sostengono siamo riusciti a realizzare una struttura che oggi garantisce istruzione, aggregazione e un luogo sicuro a 215 bambini.

 

Con il suo progetto Angelo non vuole soltanto offrire ai piccoli del villaggio un’opportunità di socializzazione e di formazione ma, soprattutto, cerca di garantire loro un futuro lontano dalla strada.

I bambini in Cambogia sono la fascia di popolazione più vulnerabile, fragile e indifesa. Le famiglie sono numerosissime e la vendita degli ultimi nati purtroppo è ancora una realtà molto diffusa, così come lo è la tratta per scopi sessuali o, ancora peggio, per traffico d’organi.

Ci sono tantissimi bambini di dieci anni che vivono per strada. È sempre caldo, qualcosa da mangiare bene o male lo trovano. Fai davvero fatica a provare a toglierli da lì, perlomeno io ho fatto fatica. Quelli che sono in strada purtroppo da noi non vengono. Non ci pensano proprio. E stando lì sono esposti ad alti rischi. Però quelli del villaggio dove abbiamo la scuola riusciamo a salvarli. Da noi vengono con piacere, accompagnati dai genitori o dai parenti che spesso rimangono e ci danno una mano. Hanno capito che noi offriamo un luogo sicuro, dove si insegnano cose utili. E ne riconoscono l’importanza.

Gli abitanti del villaggio di Chrey sono persone povere. Abitano perlopiù in capanne. Molti bambini vivono con i nonni o in famiglie allargate perché i loro genitori lavorano nelle grandi città o addirittura in un altro Paese (di solito la Thailandia), stando lontani 11 mesi l’anno.  Orphan House oltre alle mura della scuola dà ai piccoli tutto il materiale necessario per studiare come carta, penne, libri, colori. Non solo: alcuni beneficiano di un sostegno a distanza grazie al quale riescono ad avere un pasto garantito all’interno della struttura e del vestiario.

Borà apre le porte della scuola alle 7.30 di mattina e fino alle 18 alterna le lezioni in base alle età dei bambini, cercando di fare classi omogenee. Dalle 18 vengono accolti gli adolescenti per imparare l’inglese. Al momento fa tutto da sola con impegno e passione, ma l’Associazione spera di poter presto intercettare nuovi insegnanti e volontari che abbiano voglia di donare ai piccoli cambogiani le proprie competenze, magari già dall’estate 2020, quando tutti i lavori del nuovo edificio saranno completati. Tra i possibili progetti futuri c’è anche quello di aprire un’associazione in loco, per facilitare alcune procedure  e per sviluppare ulteriormente le attività.

La storia di Angelo, della sua associazione e dei suoi bambini ci racconta che quando a sognare sono i volontari, i sogni spesso si realizzano e diventano realtà capaci di andare oltre le aspettative iniziali.

 

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